Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Non credo più nel romanticismo per colpa di Jenny di “Forrest Gump”

  • Scritto da Michele Ciliberti


Nel 1994 ero un bimbo abbastanza normale, con hobby e desideri comuni e una spiccata consapevolezza della placidità sociale che avrebbe contraddistinto la mia esistenza. Piani futuri: moglie, figli e nipotini. 

Un evento catastrofico sabotò la mia crescita, un punto di non ritorno che ha ridefinito le mie granitiche convinzioni giovanili. Assistetti alla proiezione del film “Forrest Gump” nel cinema a due piani del mio paesino di provincia. I popcorn erano bollenti, la mia bibita zuccherata, i miei sentimenti troppo acerbi per le lezioni che avrei appreso quel pomeriggio.
 
Rimasi profondamente turbato da quella visione. Ciò che scombussolò quel ragazzino confuso non fu però Forrest, con i suoi affetti, le pulsioni altruiste, la dirompente voglia di vivere. Fu Jenny ad infrangere la magia che separa inesorabilmente il fatato mondo infantile dalla feroce distopia dell’età adulta.

Jenny ruppe l’incantesimo, violentò brutalmente il mio immaginario fanciullesco, ogni sua azione, parola o gesto posero quel piccolo spettatore dinnanzi ad un personaggio demoniaco, spietato, incredibilmente egoista. Una lezione sull’umanità che per anni è rimasta impressa nel mio inconscio e ha minato la mia timida voglia di fidarmi del prossimo.

Col tempo, però, la saggezza ha intaccato alcune delle credenze relative agli anni giovanili, così ho messo presto da parte la stupidotta convinzione che Jenny fosse l’emblema della bruttura delle relazioni interpersonali. Con lo studio, la riflessione e la pacata introspezione psicologica, tale idea è mutata e sono riuscito a concludere come Jenny fosse solo il limpido simbolo della spietatezza del genere femminile.

In questo breve scritto, elenco le 5 ragioni per le quali Jenny può dirsi figura colpevole della mia misoginia e grazie alle quali ho ricevute ottimi apprezzamenti da pensatori contemporanei quali Arthur Schopenhauer, Friedrich Nietzsche e Giuseppe Simone:

1. Distruzione dell'innocenza: Partiamo con Forrest e Jenny da piccoli. Scena epica sul bus, che tutti noi genti introverse abbiamo personalmente vissuto.

Tu: sfigato, solo, isolato dalla collettività per la tua noncuranza verso il prossimo. Lei: ragazzina incredibile, simpatica, estroversa, occhioni grandi e maniere dolci.

Ti ha fregato.

Il primo passo verso la fine. L’inizio di quella sottomissione che ti ha reso schiavo per il resto della vita. Jenny ha messo in atto il suo piano e mi ha proiettato verso una sudditanza psicologica tuttora non superata;

2. Frustrazioni carnali: Jenny distribuisce i suoi favori sessuale alla maggior parte di amanti, amici, conoscenti o semplici coetanei passati lì per caso. Forrest, rilegato in friendzone, riesce a malapena a dare un’occhiatina alle tette, spillando quello schizzo ormonale che si inietterà direttamente nel suo cervello e renderà il ragazzo definitivamente dipendente.

Da quel momento sudorazioni incontrollate, strozzante insicurezza e profonda insofferenza verso il contatto fisico sono diventate costanti del mio rapporto con l'altro sesso;  



3. Disattese aspirazioni esistenziali: Jenny vuole fare l’artista, seguire le sue passioni, cercare libertà, “trasformarsi in uccello per farla volare via lontano lontano”. Finisce a suonare nuda in uno strip club, a sniffare droghe, a prostituirsi per passare il tempo e ad impegnarsi in altre attività per le quali non incolpa se stessa e la sua pochezza morale, ma la categoria intera degli uomini, e poi infine anche il povero Forrest, colpevole per il solo fatto d’amarla.

“Non puoi continuare a fare così, Forrest! Non puoi continuare a cercare sempre di salvarmi! (..) Non devi fare questa storia ogni volta che compari!”
"Che posso farci, io ti amo!”
“Forrest, tu l’amore non sai che significa”.

Per colpa di Jenny ogni volta che una ragazza mi parla dei suoi sogni e delle sue aspirazioni, la mia libido sfuma e la paura di essere abbandonato tronca ogni voglia di intraprendere una storia o anche solo conversazione o anche di chiederle di non passarmi davanti alla cassa del market;



4. Senso di colpa e rancori: Jenny viene picchiata da un militante pacifista. Forrest, genuino esemplare di maschio puro di cuore, difende Jenny, combatte per lei, vuole proteggerla, la ama, per lei vorrebbe solo il Bene.

“Non dovrebbe picchiarti quello, Jenny”
“Quando fa così gli viene senza volerlo”
“Io non ti farei mai del male, Jenny”
“Questo lo so bene, Forrest”.


Jenny torna poco dopo dal picchiatore e sfancula Forrest. Una lezione sociologica sul femminicidio più chiarificatrice e diretta di qualsiasi appello di Repubblica, che mi ha fatto desistere su concetti quali "gentilezza", "galantuomo" e "lividi";



5. Età adulta: lo spettatore medio è commosso perché dopo dolori, frustrazioni, errori e passi falsi, Jenny torna da Forrest e crescono assieme il più grande dei frutti dell’amore: un bambino. Balle. La realtà è che 'sta stronza prende l'aids, sta per morire e appioppa il bambino che ha in grembo al coglione spacciato per padre. Morale? “Stupido è chi lo stupido fa, Signore”.

C'è da dire, però, che oltre quel mostro dalle sembianze femminili chiamato Jenny, rimarrà nella mia memoria Forrest Gump. La sua sciocca dolcezza, il suo sempliciotto credo nel prossimo e la sua tenera noncuranza della profonda crudeltà delle donne bastano per sperare in scampoli di romanticismo e utopiche relazioni non viziate dalla cupidigia, che sappiano realizzarsi secondo la filosofia del video. Insomma, speriamo che in futuro inventino robot con la vagina. Buona visione!