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Lego Story

La storia della Lego assomiglia quasi a quella di una favola, tanto che si potrebbe raccontare ai propri figli sotto le coperte.

Tutto ha inizio circa 80 anni fa a Billund, un paesino in culo al mondo dello Jutland. C’era una volta un mastro carpentiere dal nome impronunciabile, tale Ole Kirk Kristiansen, per noi solo Kirk, che trascorreva le sue giornate costruendo case e mobili per i contadini del circondario. Un bel giorno però la Borsa di New York crolla e i soldi iniziano a mancare. I contadini delle campagne non riescono più a vendere la loro merce, le aziende finiscono in bancarotta e molti danesi perdono il lavoro. Kirk, che ha una famiglia da sfamare, chiede aiuto all’Associazione Nazionale Danese per il Lavoro che gli consiglia di avviare una produzione di giocattoli in legno. Insieme ai suoi quattro figli (e al ricordo della moglie morta di parto al quinto) Kirk si rimbocca le maniche e inizia a costruire giocattoli. Da principio, le vendite non sono entusiasmanti, ma la costanza premia e a distanza di qualche anno la produzione si amplia a tal punto che Kirk sente la necessità di dare un nome all’attività. Nasce così la Lego, una contrazione delle parole “Leg Godt”, gioca bene. Un nome che rimarrà nella storia.

La guerra però rende difficile l’arrivo del legno dalla Svezia, così Kirk cerca altre materie prime da utilizzare. Il caso vuole che si imbatte nei giochi di plastica Kiddicraft, ideati dall’inglese Hilary Fisher Page. Acquista un macchinario per la lavorazione della plastica e lancia sul mercato gli Automatic Binding Bricks, mattoncini quadrati con sporgenze sulla faccia superiore e rientranze su quella inferiore. Il troppo pensare, o forse solo l’imprevedibilità di questa vita senza senso, mette ko il povero Kirk, ricoverato per un’emorragia celebrale. Prende in mano l’azienda il figlio Godtfred che decide di internazionalizzare il prodotto, riuscendoci, anche grazie al boom economico che investe come un vento primaverile sia l’Europa che l’America. Hilary Fisher Page muore, la Kiddicraft viene acquistata dagli americani Fisher-Price che, a loro volta, vendono i diritti dei mattoncini alla Lego. È l’inizio di una nuova era.

Godtfred intraprende una cultura Lego basata sulla fiducia, la compartecipazione e la delega delle responsabilità. “Il meglio, per noi, è appena sufficiente”, ripete ai suoi dipendenti.

L’amore per i suoi mattoncini lo porta a ideare Legoland, un parco di oltre 100mila metri quadrati, con giostre e un albergo, decorato con costruzioni Lego. Le banche non credono nel progetto e così non lo finanziano, ma erroneamente. Legoland, infatti, diventa una vera e propria attrazione. Tutto sembra andare per il meglio, finché purtroppo Godtfred non perde la figlia minore. La tragedia lo colpisce come un pugno allo stomaco, facendolo cadere nella malinconia più profonda. La Lego viene riorganizzata in cinque società, riunite sotto il nome di Lego Gruppen. Iniziano i primi problemi.

Gli americani, troppo presi a ingozzarsi di patatine e hamburger, non capiscono le possibilità del sistema Lego e così non lo comprano. Il mercato statunitense, insieme all’assenza di novità, manda in crisi l’azienda dopo 20 anni di successi! Kjeld Kirk Kristiansen, per noi Kirk Junior, dopo una vita passata in Svizzera, decide di tornare per aiutare l’azienda di famiglia. Definisce 3 aree di segmentazione del mercato per altrettanti prodotti differenziati: Duplo (per bambini in età prescolare); Lego System (per ragazzi fino ai 16 anni) e XYZ, nome provvisorio (prodotti per il gioco e il tempo libero). L’idea è vincente e la Lego torna agguerrita sul mercato.

Ma non c’è mai pace! Questa volta tocca a Kirk Junior che è costretto ad allontanarsi dalla Lego a causa di un grave disturbo cronico gastrointestinale. L’azienda passa così in mano ad un gruppo eterogeneo di tradizionalisti e specialisti di marketing. Insomma: un minestrone di personalità che fa precipitare nuovamente il marchio. Sono anni di crisi in cui la Lego si distanzia dall’idea base di essere la migliore. Ora, pensa solo a essere la più grande. Poul Plougmann Laursen si mostra un leader senza palle e così riceve il ben servito da Jorgen Vig Knudstorp: il salvatore!

È con Jorgen che inizia la ripresa. Lancia una sfilza di novità: Lego City, Lego Mindstorms NXT, la serie Exoforce, Spongebob, Avatar, Batman, Indiana Jones, Agents, Speed Racer e tante altre. Nel 2006 riceve meritatamente la nomina di miglior leader aziendale in Danimarca! Jorgen ci insegna che spesso, quando le cose vanno molto bene, ci si dimentica di chiedersi per quale ragione stanno andando così bene. “La storia della Lego dimostra che le idee non sopravvivono per conto proprio, ma che devono essere costantemente reinterpretate e trasformate per venire incontro alle nuove condizioni della tecnologia e del mercato. In questo processo, però, è assolutamente essenziale che le qualità che rendono speciale quell’idea restino intatte”.

Una fiaba infinita che ha ancora molto da raccontare.

 

Si consiglia la lettura di questo volume:

“Lego Story”, Lindholm Mikael, Previ Leonardo, Stokholm Frank, Egea, 2012, pp. 128, Euro 15,00

 

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