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Gli anime che non vogliono farci vedere: Bleach

Quando si parla di anime, ognuno di noi rinvia con la mente ai vari “Dragonball”, “Ranma”, “Lupin”, “Kenshiro” e via dicendo, ma in pochi si appassionano a tal punto da oltrepassare il limite della distribuzione italiana per approdare direttamente nel paese del Sole, con audio originale e video originale, senza tagli o censure di sorta, con dei sottotitoli amatoriali creati da gruppi dediti a questo “lavoro”, i fansub.

Prima di continuare, consentitemi di ringraziare queste persone una ad una, queste crew che altro non sono se non una delle più grandi manifestazioni di filantropia spassionata, grazie di cuore.

Oggi vi parlo di “Bleach” signore e signori, un anime la cui importanza e fama ha raggiunto vette considerevoli in tutto il mondo, tranne che da noi, in Italia. Per capire di cosa stiamo parlando, immaginate questo: se fino a ieri la santissima trinità dei cartoni animati giapponesi erano “Dragonball”, “I Cavalieri dello Zodiaco” (Saint Seya) e “Ken il guerriero” (Hokuto no Ken), oggi questi cedono il posto a “One Piece”, “Naruto” e “Bleach”.

Ichigo Kurosaki è un ragazzo come gli altri, uno studente delle scuole superiori con degli amici ed una famiglia alle spalle. Tutto normale se non fosse per il fatto che riesce a vedere le anime dei morti. La sua vita cambierà in una notte a causa di un hollow, un’anima smarrita attratta da persone con forti poteri sensoriali, che attaccherà Ichigo nei pressi di casa sua. Ignaro di cosa stia accadendo e impreparato ad uno scontro al di là del normale comprendonio, giunge in suo soccorso Rukia Kuchiki, una shinigami che gli stava dando la caccia. Durante lo scontro Rukia resta gravemente ferita, e per far fronte alla minaccia dell’hollow quest’ultima sacrifica gran parte dei suoi poteri da shinigami per trasferirli ad Ichigo, così che possa far fronte alla grave emergenza e salvare i suoi cari. Sconfessato il pericolo, Ichigo si ritroverà a rivestire i panni del “sostituto shinigami”, assistito da Rukia che, finché non avrà recuperato i suoi poteri, non potrà tornare nella Soul Society (il paradiso). Col passare del tempo si scoprirà che la Soul Society ha un’organizzazione militare nella gestione degli shinigami, con capitani e tenenti di brigate differenti, le GOTEI. E quando i superiori di Rukia verranno a sapere la causa del suo mancato rientro…

Un’anime molto affascinante, la storia intriga e cattura, il sangue è rosso (se fosse censurato sarebbe di colore nero) e non mancano episodi di allusività sessuale. Innovativa anche la figura dello shinigami (molti di noi l’avranno potuta apprezzare nell’anime "Death Note"), discostandosi totalmente da quanto già visto, perché infatti qui il “Dio della Morte” (così si traduce shinigami) è una semplice anima umana che indossa un kimono nero e che ha come arma una katana, la spada giapponese per eccellenza, e la pratica della magia demoniaca, il Kidō, che si sviluppa in incantesimi offensivi (Hadō) e difensivi (Bakudō). Se poi ci mettete che la Soul Society richiama le tradizioni del Giappone nel primo periodo Edo, lo shogunato dei Tokugawa dei primi del ‘600 per farla breve, allora avrete davvero qualcosa di epico e al tempo stesso innovativo.

Le musiche sono eccezionali, curatissime in ogni dettaglio, merito del leggendario Shiro Sagisu, il Morricone dei cartoni animati. I duelli sono spettacolari, mai visti scontri di questo genere, e se anche alcune scene sono state censurate rispetto al manga, l’anime è investito da una violenza che non può essere pretermessa, non c’è buon senso che possa fare da filtro; d’altronde proprio la violenza e la “brutalità dei combattimenti” sono una delle cause principali che non hanno consentito al buonismo italiano di acquistare i diritti, e sebbene ci siano reti private come MAN-GA dedite alla cultura animata nipponica, le sue 366 puntate e l’esportazione del marchio nel mondo che ne ha accresciuto considerevolmente il valore non hanno consentito l’acquisizione dei diritti per una questione prevalentemente economica. Tempo a dietro la Mediaset aveva praticamente comprato l’anime, ma ad oggi ancora non hanno fatto nulla a causa del cancro chiamato censura che ricoprirebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo e nel doppiaggio.

I disegni sono ben fatti, l’animazione leggermente meno, causa anche la storia che per gioco-forza lascia passare tutte le imperfezioni in secondo piano. Una nota stonata, che vale per tutti gli anime di lunghissima durata, è la presenza del “filler”, ossia una puntata o, nella peggiore delle ipotesi, una serie di episodi indipendenti dalla storia principale che in realtà servono a temporeggiare, a guadagnare tempo quando il manga e l’anime si avvicinano troppo nei confronti dei fatti narrati.

Un anime nato dal manga di Tite Kubo sensei, uno che di musica, quella che piace a noi, ne capisce davvero, basti pensare che l’anime in questione, "Bleach" appunto, altro non è se non un omaggio al primo cd dei Nirvana, e il simbolo che lo rappresenta evoca la fiamma tanto cara agli Offspring. Ma non finisce qua, diversi saranno gli omaggi ad altri celebri gruppi, come i The Prodigy, o a grandissimi registi, quale Quentin Tarantino.

Entrare nel mondo degli anime originali significa entrare direttamente a contatto con la cultura giapponese, sentire le loro parole, i loro accenti, guardare le loro sigle o ascoltare le loro canzoni. Entrare nel mondo dell’anime originale significa oltrepassare lo stupidissimo e più che mai fuorviante confine del sinallagma: cartone animato = bambino, la più grande stronzata mai partorita dall’uomo dopo Uomini & Donne e la D’Urso.

Titolo originale: Burīchi

Autore: Tite Kubo

Regia: Noriyuki Abe

Sceneggiatura: Masashi Sogo, Tsuyoshi Kida (ep.230-255)

Character design: Masashi Kudo

Direzione artistica: Natsuko Suzuki, Sawako Takagi

Studio: Studio Pierrot

Musiche: Shiro Sagisu

Rete: TV Tokyo 1ª TV: 5 ottobre 2004 – 27 marzo 2012

Episodi: 366 (completa)

Genere: Shōnen, Azione, Commedia