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Pronto soccorso per scrittori esordienti (Jack London)

“Lo scribacchino letterario, colui che si accontenta di scodellare “polpettoni” commerciali per il resto dei suoi giorni, si risparmierà tempo e irritazione evitando di leggere questo articolo”.

Così apre il libro Jack London. Così apre anche un articolo pubblicato da Jack London sulla rivista The Editor, nell’ottobre 1899. E così apro io questa recensione, dedicata a chiunque voglia approcciarsi al mestiere di scrivere con un certo tipo di occhio e di penna.

Il libro: raccolta di articoli, risposte a lettere di aspiranti scrittori, stralci di romanzi (Martin Eden in primis, che chiude la raccolta) che lo scrittore accumulò nell’arco della sua esistenza piuttosto strampalata. Ma per informazioni riguardanti la sua vita c’è già Wikipedia. Il tema è quello controverso dell’arte di scrivere, o meglio di come si acquisiscono i ferri del mestiere che permettono a un qualsiasi dilettante di trasformarsi in autore.

Come si diventa scrittore? Primo, c’è da ricordare sempre che anche “i bicipiti di Ercole erano cosine da niente quando lui si dimenava tra le sue fasce di neonato”; pertanto chiunque si senta di avere nelle vene sangue letterario non esiti oltre. Forza e coraggio. Però non è che basti dirlo, per esserlo, o meglio, per diventarlo. Occorre cercare e trovare il tempo non solo per studiare ma anche per lavorare: scrivere, scrivere, scrivere. E ancora scrivere.

Mille parole al giorno, ma che siano mille e che siano tutti i giorni. Mica è finita: dopo avere scritto scritto scritto, occorre avere un proprio punto di vista, diverso da qualsiasi altro (“non si può battere la strada intrapresa da qualcun altro”) e, una volta trovato non bisogna mettersi in cattedra e spiegare ai lettori le cose che abbiamo in testa come se fossimo dei professori onorari. Il lettore deve cogliere le nostre opinioni dai gesti e dai discorsi dei personaggi. Poi arriva la questione più dolorosa e difficile: ammettere di scrivere per soldi e fama. Segue a ruota la questione di come vendere senza tradire la propria “etica”, se ne abbiamo una. Perché per fare soldi e fama bisogna pur vendere quello che si scrive. E qui c’è l’intoppo.

Per poter vendere occorre scrivere qualcosa che conquisti il vasto pubblico; solo una volta superato questo scalino e essersi fatti un nome possiamo sperare di scrivere quello che vogliamo senza rotture di palle dal mercato editoriale. In ogni caso, prima di avere un nome occorre, appunto, farselo. E, secondo Jack London “c’è un solo modo di cominciare una carriera, ed è quello di cominciarla; e cominciarla con il duro lavoro e la pazienza”. Se volete un esempio pratico di come questa teoria funzioni, leggetevi Martin Eden, che altro non è che la storia biografica di come London sia passato da scaricatore di porto a scrittore nell’arco di tre anni. I critici hanno storto il naso, etichettando la vicenda come “inverosimile”. London ha semplicemente risposto: “Martin Eden sono io”. Appunto, viene da dire, Martin Eden sei tu, Jack London. Purtroppo non siamo tutti dei piccoli Martin Eden capaci di farci una cultura enciclopedica e di metterla su carta in soli 3 anni. A pensarci bene, per fortuna.

Fa quasi ridere pensare che a distanza di più di un secolo non solo il pensiero, ma la scrittura di London si possano considerare avanguardia pura. Chiamasi genialità.

Consigliato: consigliato a tutti gli scrittori che “agognano il giorno in cui i giornali per agricoltori e le riviste per casalinghe non occuperanno più gran parte della sua agenda”.

Info libro:

Edito da Minimum Fax 2005, 114 pagine