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La piazza del diamante (Mercè Rodoreda)

Definito da Gabriel Garcìa Márquez “il romanzo più bello che sia mai stato pubblicato in Spagna dopo la guerra civile”, “La piazza del diamante” si preannuncia come uno di quei libri che si avvicina al capolavoro. Un caposaldo della letteratura spagnola che sembra non avere alcuna scusa per non essere letto. Un romanzo simbolo di una nazione che trova nella sua autrice (secondo alcuni) addirittura l'erede di Virginia Woolf. Detto questo vien da prendere il libro e da chiuderlo immediatamente.

Per l'amor del cielo non tocchiamo la povera Virginia. In questo caso la Rodoreda ha sviscerato un buon testo, meritevole di essere letto, ma con la Woolf ha poco e niente. Come al solito i paragoni si sprecano. Ecco quindi un ottimo esercizio da fare: distruggere le affermazioni da quarta di copertina per costruirne delle proprie.

Tutta la forza della storia risiede nel personaggio principale: Natàlia, detta Colometa (Colombetta). L'assoluta protagonista dell'intero racconto. Una ragazza semplice di un'ingenuità e di una purezza d’animo disarmanti. Una bambina che diventa donna sotto ai nostri occhi. Lo sfondo della guerra civile si incastra forzatamente con il suo percorso di crescita personale. Una giovane madre costretta a fare i conti con le difficoltà della vita: sola e senza l'aiuto di nessuno, se non di sè stessa. Una maturità, la sua, che non è acquisita per gradi, ma con una violenza tale da sentire quasi sulle mani il lercio dei piccioni che è costretta ad allevare, il puzzo di zolfo degli abbeveratoi, quello della veccia delle mangiatoie, e poi quel tubare. Quel perenne stridore che ti si ficca nel cervello come uno spillo e che la rende, agli occhi di tutti, semplicemente la ragazza dei colombi.

La speranza, l'attesa, l'illusione di una vita felice si interrano sotto il peso delle responsabilità. La miseria a cui deve far fronte sembra cancellare ogni possibilità di un’esistenza apparentemente tranquilla. L’amore, quello dei sogni dagli occhi luccicanti e il cuore palpitante, lascia spazio ad una più bieca quotidianità e ad una vita di coppia fatta di doveri da compiere e di incombenze che si consumano tristemente giorno dopo giorno.

Colometa è un esempio di donna tenace che nonostante il grigiore che la circonda è alla perenne ricerca di un barlume di luce che possa dare un senso alla sua vita. Affronta gli ostacoli che le si impongono davanti senza preavviso, senza però rinunciare a dire di no. Cerca in ogni modo di riprendere in mano quella che è la sua storia e di riscriverne un finale alternativo di cui non è solamente spettatrice. L’unico tentativo che può ancora farla sentire davvero viva.

“Chinai la testa perché non sapevo che fare o che dire e pensai che dovevo appallottolare la mia tristezza, impiccolirla in fretta, perché non mi avvolgesse, perché non si spargesse neppure per un minuto nelle vene e tutt’intorno. Farne una palla, una pallottola, un pallino. Inghiottirla”

Voto: 7

 

Info libro:

Scritto da Mercè Rodoreda, Edito da Beat Edizioni, 2012, 203 pagine

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