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Il passato è una terra straniera (Gianrico Carofiglio)

Si presuppone che da una parte ci sia il Bene e che dall’altra ci sia il Male. Che gli uomini dotati di intelligenza e di un po’ di buon senso sappiano riconoscere ciascuna delle due parti. Che cosa è giusto e che cosa è sbagliato. Che cosa si fa e che cosa non si fa. Eppure, la distinzione non è sempre così netta e la scelta su ciò che è bene e su ciò che è male non sempre risulta così semplice. Le variabili che possono condurre un individuo da una parte all’altra, infatti, sono molteplici, come gli errori che spesso si celano dietro le buone intenzioni. “Il passato è una terra straniera” ci insegna proprio questo: la vita è un casino. Comprenderla è un mistero.

Giorgio, studente modello di giurisprudenza, è il classico bravo ragazzo. Il fidanzato ideale per mamma e papà, per intenderci. Uno di quelli che ha già chiaro in testa cosa vuole nella vita e che sa anche come ottenerlo. Ma può un tale esempio di rettitudine ed integrità lasciarsi deviare da uno sconosciuto lungo il suo percorso? Sì, a quanto pare può. L’elemento disturbatore in questione è rappresentato da Francesco: l’antitesi di Giorgio. Uno che non gliene frega niente del domani, che vive alla giornata e che se ne fotte altamente di tutto e di tutti. Abile giocatore di carte, Francesco sa come tener banco ad un tavolo da gioco.

La lenta discesa verso gli inferi di Giorgio avviene agli occhi di un’amicizia come tante. Eppure il legame che lo unisce al suo nuovo compagno di avventure puzza di marcio e di lenta decomposizione. Se ne percepiscono i lati oscuri, anche se si rimane inermi di fronte ai fatti. Ogni volta che Giorgio sta per compiere un’azione sconsiderata ti viene da tirargli un pugno nella pancia e dirgli che non capisce un cazzo. Gli urleresti di rinvenire da questo stato comatoso in cui si trova e di tirare fuori, una volta per tutte, quei mezzi testicoli che si ritrova nelle mutande. Ma si sa, all’ebbrezza del proibito, dell’illecito e del non autorizzato difficilmente si scampa e anche Giorgio cade nel tranello come un topo nella trappola.

A fianco di questa parabola esistenziale, la vicenda del tenente Giorgio Chiti, un tutore della giustizia alle prese con un caso di stupro. La storia del comandante rimane però in sordina, tanto che si spera di voltar pagina e di ritrovare presto le scorribande dei due giovani delinquenti. Alla fine, il male è più interessante del bene.

Crudele. Spietato. A tratti illuminante. “Il passato è una terra straniera” indaga sull’insensatezza della mente umana e su quel senso di liberazione che molto spesso si nasconde dietro azioni prive di logica. Di fronte alla monotonia del quotidiano, la sregolatezza, alle volte, appare paradossalmente come un’alternativa alla prigionia della vita.

“I giochi di prestigio – o il barare alle carte – sono una metafora della realtà quotidiana, dei rapporti fra le persone. C’è qualcuno che dice delle cose e contemporaneamente agisce. Quello che succede davvero è nascosto fra le pieghe delle parole e soprattutto dei gesti. (…) Per esempio: prova a indagare sulle vere spinte che inducono le persone a fare le cosiddette buone azioni. Quello che scoprirai non ti piacerà. La verità è difficile da sopportare, ed è per pochi”.

VOTO: 6 ½

 

Info libro:

Scritto da Gianrico Carofiglio, Edito da Rizzoli, 2004, pp. 260