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Consigli a un giovane scrittore (A. Gide)

“… Metto subito in guardia il mio lettore: qui si parla soltanto di questioni di mestiere”. Ci va giù pesante Abdré Gide, dalla prima riga non concede sconti a nessuno.

Condensati in cinquanta pagine, i comandamenti letterari secondo lo scrittore francese, premio Nobel per la letteratura nel 1947, sono essenzialmente due: la dote della misura, intesa come parsimonia, (“In arte, tutto ciò che è inutile nuoce”) e l’umiltà dell’aspirante scrittore, che a pensarci bene fanno appello allo stesso principio dell’essere se stessi e non cercare di assomigliare a qualcuno che non si è. Le grandi menti nascono perché hanno qualcosa di nuovo da dire o, viceversa, dicono le stesse cose in modi differenti.

Questo «tratterello in lode del buon scrittore operaio» parte dal presupposto che la vera originalità sia quella che non si vede proprio perché, spesso e volentieri, un’originalità sventagliata può servire a mascherare carenze di contenuto. Quindi nessuno si metta a giocare al nuovo Jack Kerouac a meno di non avere qualcosa di interessante da dire. Certo, i segreti dei Grandi Maestri è buona regola studiarli, ma attenzione a non perderci la vista: pena lo scimmiottamento indiscriminato. Altra cosa da evitare è lo sbrodolamento epilettico. Non serve scrivere duemila pagine in un italiano arcaico e ricercato, basta essere semplici e onesti. Le tue possibilità ti consentono di arrivare fino a lì? Bene, arriva fino a lì e non fare un passo oltre. Prenderesti per il culo te e il tuo possibile lettore che getterebbe il tuo libro fuori dalla finestra, nella migliore delle ipotesi. Il vero artista sorprende e sconcerta sempre ma, dice Gide, lo fa suo malgrado. Nell’opera d’arte, la sola stranezza che abbia valore è involontaria. La vera opera d’arte non si fa notare.

E qui finisce la prima parte del tratterello, che altro non è che una lettera indirizzata a un ipotetico, giovane scrittore.

La seconda parte è dedicata all’analisi dell’influenza letteraria. Apologia delle influenze, di tutti i tipi di influenze. Nessuno ne è immune, tanto che “È impossibile immaginare qualcosa di umano che sia completamente, profondamente, essenzialmente spontaneo”. Mai avere il timore di assomigliare troppo a qualcuno, di perdere così la propria tecnica. Shakespeare di certo non si è mai preoccupato di essere particolare, lo è stato e basta. Imitare significa superare. Come diceva Brian Eno, la ripetizione è una forma di cambiamento. Ma attenzione a non imitare e riprodurre le mode del momento. I classici con la maiuscola sono oltre ogni movimento o atteggiamento artistico temporaneo, per erigersi a un eterno “sempre verde”. Lo sa bene lo scrittore francese, che ne L’immoralista (1902) ha lasciato in eredità un raro esempio di libertà e onestà intellettuali.

Uno stile sobrio e elegante; una schiettezza rasente il cinismo; un’immoralità che è morale assoluta: tutto questo è André Gide. Uomo e scrittore, perché l’opera, nel suo caso, non può essere presa separatamente dall’autore che l’ha prodotta: pacchetto unico. Prendere o lasciare. Prendere. Soddisfatti o rimborsati.

Info libro:

Edito da Archinto 1993, 51 pagine