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Bar Sport (S. Benni)

bar sport copertinaSe andate a Guardamiglio, a Vezzano sul Crostolo, a Carpi e a Rubiera, il Bar Sport lo trovate per davvero. Il Bar che porta l’insegna del libro di Benni esiste non solo sulle pagine, ma anche nella realtà. Un po’ come il Bar Mario del Liga e il Roxy Bar del Vasco, con l’unica differenza che i due cantanti emiliani ci han scritto sopra una canzone, mentre lo scrittore bolognese un libro di 129 pagine.

“Bar Sport” è il primo libro della trilogia di Benni dedicata al favoloso (favoloso perché può accadere di tutto) mondo del bar. Un libro che è diventato un classico della narrativa umoristica italiana e un romanzo dal quale è stato tratto l’omonimo film di Massimo Martelli. Insomma: uno di quei volumi che non può mancare nella propria libreria, ma nemmeno il migliore tra tutte le opere dell’autore. Ed è proprio lo stesso Benni ad ammetterlo in un’intervista: “Non è il libro che io amo di più, non lo ritengo il mio migliore libro”. Assolutamente d’accordo. Il Benni che scrive “Bar Sport” aveva una trentina di anni in meno e un animo forse più ingenuo rispetto a oggi, sia verso la scrittura che la comicità in generale. Lo si nota fin da subito dalla struttura del libro stesso. Una serie di racconti che parla in modo schematico del bar come punto di ristoro, ma anche come luogo di incontro per una carrellata di personaggi stereotipati e deformati, in grado di farti sorridere anche se ti è appena morto il gatto. Uno stile semplice che procede per tappe: prima l’interno (con la descrizione dettagliata del classico arredo da bar), poi la clientela abituale (con alcuni personaggi modello che rappresentano la fauna tipica da Bar Sport) ed infine l’esterno (con racconti che partono dal Bar per poi proseguire altrove). Un impianto narrativo che non ha nulla a che vedere con le divagazioni fiabesche del successivo “Il Bar sotto il mare”.

Ma c’è un però che conclude l’affermazione appena citata dell’autore: “Non è il libro che io amo di più, non lo ritengo il mio migliore libro, PERÒ ha raggiunto un pubblico che non ho raggiunto con altri miei libri”. Questo significa che con questo primo Bar Sport Stefano Benni è riuscito ad avvicinarsi ad una folla più ampia, composta non solo da assidui appassionati del genere, ma anche da lettori da “una volta all’anno”. Si tratta quindi di una semplicità accessibile a tutti e di un umorismo meccanico che non preclude la risata, ma al contrario la stimola. Le immagini della Luisona (la decana delle paste), del tecnico, del bambino con il gelato rimarranno per sempre impresse nella mente dei suoi lettori, in quanto vere e tangibili nei migliori bar della provincia. Il punto forte di questo libro è proprio ciò: la possibilità di ridere di qualcosa che già si conosce. Persiste la fantasia assurda dello scrittore, ma contenuta all’interno di immagini stereotipate che limitano le infinite digressioni da fiaba.

“Bar Sport” si legge veloce, all’aria aperta o sul divano di casa propria. Non è impegnativo, ma nemmeno superficiale. Fa ridere, ma ti fa anche pensare. Ti fa venir voglia di recarti un attimo al bar più vicino a vedere se anche lì la bacheca delle paste è solo coreografica, se anche lì c’è un nonno di spalle che scatarra il suo toscano e se anche lì c’è un tecnico con impermeabile e il cappello anche d’estate che ha sempre l’ultima parola su tutto. Dunque alzate il culo e andate a controllare anche voi!

“La Luisona era la decana delle paste, e si trovava nella bacheca dal 1959. Guardando il colore della sua crema i vecchi riuscivano a trarre le previsioni del tempo”.

Voto: 6 ½

Info libro:

Scritto da Stefano Benni Edito da Feltrinelli, 1976 (1° edizione) 129 pagine