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Angeli a Pezzi (D. Fante)

  • Scritto da Anìdride

angeli a pezziDan Fante. È un uomo che va metabolizzato. È quasi un mese che mi occupa la testa. Un uomo che ne ha viste. Racconta della sua vita. Che si è messo a scrivere a quarantanni per via che era senza lavoro e aveva anche tentato il suicidio.


Messa così sembra che la causa del suo talento sia il mancato suicidio. Non so se le due cose siano correlate, bisognerebbe chiederglielo. Penso a Bukowski. Penso al fatto che suicidarsi a una certa età non vale la pena. Ho capito che si nasce per aspettare di morire. Non deve essere facile scrivere con l'ombra di uno come John Fante come padre. Il rischio è quello di scimmiottarlo. Alle prime pagine di "Angeli a Pezzi", devo averlo pensato. Ma ho voluto andare comunque avanti. E ho scoperto che non solo Dan Fante è uno scrittore di tutto rispetto e autentico come pochi, ma che anche lui, e il padre prima di lui, lancia con ferocia un libro quando gli sembra “falso”. Avevo lanciato da pochi giorni "L'insostenibile leggerezza dell'essere", a pagina 30. Perché ho aspettato di leggere tante pagine? Speravo in un miracolo, ma se un libro nasce artefatto rimane artefatto.

Di Dan Fante più di tutto mi ha commossa, veramente commossa, la sua raggelante onestà. Dico raggelante perché è umiliante ammettere di essere un ubriacone suicida. Forse, per me, lo sarebbe. Nemmeno un'unghia di compiacimento. Quel compiacimento figlio dell'autocommiserazione. Pura verità, vomitata così, come Dan vomita il vino scadente della sera prima. Dice di appartenere alla generazione di scrittori post-moderni, ma credo che la sua ricerca abbia fondamenta radicate in Bukowski, Jack London e, naturalmente, John Fante. È facile scrivere di cose che toccano solo da lontano, impossibile rendere il travaglio che ci stringe come un guanto. Nella sua scrittura minimalista, ruvida, decisa, ecco che Dan ci confida questo travaglio e se ne libera. Un'umanità che nelle prime pagine non si confessa, ma che alla fine si riscatta nel rapporto con il cane paterno, Rocco. Incapace di comunicare con gli uomini, il rapporto più vero Bruno Dante (Dan Fante) lo stabilisce con l'unico essere che come lui maledice forse la propria esistenza, trascinando le zampe posteriori, come Bruno trascina se stesso nelle situazioni della vita, morte del padre compresa. Un libro sporco. Ma il più pulito che abbia letto negli ultimi mesi. Sicuramente l'unico che non ho lanciato.

PS: se state cercando un libro “estivo” avete sbagliato libro.

Voto: 7

Info Libro:
Edito da Marcos y Marcos, 2010

271 pagine