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Six Feet Under: la Serie TV

  • Scritto da Orazio Martino

Six Feet Under locandina

Six Feet Under locandina - Six Feet Under locandina
“Se pensi che la vita sia un distributore automatico dove se inserisci la virtù ne vien fuori la felicità allora ti sbagli”.

Quello che "Six Feet Under" racconta in 5 stagioni difficilmente lo trovate scritto nell’autobiografia di Del Piero.

La creatura di Alan Ball (Premio Oscar per la sceneggiatura con “American Beauty“) spalanca riflessioni immense sul senso della vita, “filosofia di vita” come si direbbe oggi, dalla quale trapelano debolezze e verità, passione e sensi di colpa, una leggera patina di malinconia e quel fare ironico ad orchestrare dialoghi irresistibili, ragionamenti convincenti ed uno sguardo maniacale – quasi chirurgico - nelle inquadrature. Oltre a questo, c’è l’esperienza di vita, quella della famiglia Fisher (e non solo), che il caso vuole si evolva su sentieri opposti, destini che si contrappongono, sofferenza che diviene felicità ma anche gioia bissata di dolore. Defunti che ne sanno più dei vivi.

Teatro è una Los Angeles poco piovosa, brulicante di gente strana ed omaccioni bizzarri, fiorai, parrucchieri, hippie, psichiatri ed ubriaconi. Le citazioni - così come la colonna sonora - sono da urlo: Sinead O'Connor e il tentativo di combattere di Claire, “Rabbia Giovane“ e il cinema d’autore, Kurt Cobain ed il passato adolescenziale di Nate, “I Soprano” e la voglia di staccare la spina. Dicevamo delle musiche, ricercate nei minimi dettagli, si calano alla perfezione nel contesto filmico. Delicatissime ballate pop: Arcade Fire, Death Cab For Cutie, Afghan Whigs, PJ Harvey, Talking Heads, Joni Mitchell, Blue Oyster Cult nella puntata tributo al roboante mondo dei motociclisti.

Ogni episodio prende piede da una morte, a cui fa seguito l’appuntamento, un odore costante a permeare il fare titubante di David, la forza positiva di Nate e l’ateismo generazionale di Claire, a cui si devono sommare la lucidità matrimoniale (non sempre controllata) dell’instancabile Federico, la fierezza del buon Keith, il godersi la vita in ogni istante di Brenda e quella malinconia pura e vulnerabile di mamma Ruth. "Six Feet Under" gioca sui flashback, l’humour (sublime quello di David) e le visioni grottesche, fluido emotivo che si arricchisce costantemente di volti nuovi (Mena Suvari, Katy Bathes, Justin Theroux), tracciando una panoramica iperrealista dell’America spaesata e col morale a pezzi della gestione Bush. Un’America che si ferma e sa essere spirituale solo quando c’è di mezzo la morte, gente sola che si aggrappa a quel poco che resta della vita, esseri umani ed un amore mai corrisposto. Così come “Donnie Darko” arrivò ad essere una presa di posizione contro il regime Reagan, “Six Feet Under” gioca sull’alienazione umana post 11 settembre. Qui è come se venissero inglobate tutte le precedenti generazioni: hippie, punk, anni Ottanta, Seattle, il ricordo nostalgico catapultato nel vuoto di valori attuale.

La mia non è una spiegazione tecnica, bensì un invito a calarvi “sei piedi sotto” terra, un consiglio da amico. Premesso che non sono un esperto di Serie Tv (prima di questa avevo visto solo "Twin Peaks"), il consiglio che posso darvi è di gustarlo con tanta calma, cercando di assorbirne le questioni morali che emergono di volta in volta. Sarà impresa ardua lasciar scorrere due giorni tra un episodio e l’altro.

Dopo 5 mesi intensissimi, ho finito la droga! Ed ora che faccio?

Voto: 9

 

Info Serie:

 

creata da Alan Ball

con: Peter Krause, Michael C. Hall, Frances Conroy, Richard Jenkins

Stagioni: 5 (2001-2005)

Puntate: 63

Durata: 55 minuti

Prima visione americana: 3 giugno 2001

Prima visione italiana: 24 marzo 2004

drammatico