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Community

community locandina“Community” è, a livello seriale, l’equivalente cattolico del concetto di dio uno e trino. Così come il Signore Iddio è sia Padre che Figlio che Spirito Santo, “Community” è sia una serie che una serie nella serie che mille altre serie allo stesso tempo. Ogni episodio è inserito in una stretta continuity, eppure non c’entra nulla con il precedente. Così, il tutto che si viene a creare è ben più della somma delle parti: come sopra, trattasi di un mistero accettabile solo con la fede. Quella fede cieca e coltivata tramite ore e ore di televisione macinate nel corso di una vita intera, che hanno smesso di renderci uomini per elevarci a creature meravigliose e aliene, temprate da risate in sottofondo, salti dello squalo e popcorn al cinema: creature chiamate… spettatori.

Ecco, nel panorama delle serie televisive, “Community” è la creazione che più di ogni altra riconosce il proprio pubblico e gioca con esso. Non racconta una storia e basta, la racconta a qualcuno. Qualcuno che viene così chiamato a interagire, comprendere, sviscerare. “Community” non va guardata, va assaporata. Vissuta. Sezionata al lanternino, fino al cuore di ogni sua citazione, controcitazione, citazione di citazione e citazione nella citazione.

Innovativa senza mostrare nulla di davvero nuovo, “Community” si erge a manifesto patchwork di una generazione che fa del già visto, del ricordo e della riproposizione pilastri fondamentali su cui fondare i propri gusti narrativi. Non c’è genere o situazione che non abbiamo già sperimentato. O, perlomeno, non c’è genere o situazione che sperimenteremo in cui non riusciremo a scorgere un genere o una situazione già sperimentati. Chiaro, no?

E’ la logica postmoderna. Inutile combatterla. “Community” infatti non lo fa. La accetta. La assorbe. Diventa la postmodernità, in confezione da ventiquattro puntate a stagione. Pulp, action, love story, gangsta movie, horror, western, cartoni animati, altre serie tv e vagonate su vagonate di risate: tutto questo e molto altro è (e non è) “Community”. Vi sembra intricato? Provate a seguirla. E poi ne riparliamo.

Trama

Il “Community College” di Greendale è una specie di giungla (dis)educativa, in cui i professori sono schizzati quasi quanto gli alunni. E gli alunni sono molto, molto schizzati. Quello che può succedere tra i corridoi e i banchi di quel posto è, letteralmente, qualsiasi cosa. E’ un calderone, più che un college. A sguazzarci dentro, una cricca di soggetti con disfunzioni sociali da guinness dei primati, riuniti per un gruppo di studio di spagnolo.

C’è Jeff, avvocato “retrocesso” alla scuola pubblica, dongiovanni e narcisista fino allo spasimo costretto a rivedere le sue priorità. C’è Britta, biondina tutto pepe, in bilico tra coscienza no global e conformismo sociale. C’è Pierce, ultrasessantenne omofobico, razzista e misogino alla disperata ricerca di una parvenza di famiglia. C’è Shirley, “big mama” con un matrimonio fallito, pregiudizi cristiani e tanta voglia di rimettersi in carreggiata. C’è Troy, ex quarterback del liceo e autentica mina vagante. E infine c’è Abed, nerd sociopatico dalla parlata inarrestabile, con seri problemi a distinguere tra realtà e finzione (con i suoi sguardi in camera e voci fuoricampo è il personaggio che meglio rappresenta la “filosofia” di “Community”). Dall’altra parte della barricata, tra tutti i professori spiccano il Preside (The Dean), effeminato e maniaco del politically correct, e il Senor Chang, un pazzoide cinese che insegna spagnolo.

Il cast è fenomenale. Del resto Dan Harmon, l’autore della serie, ha puntato fortemente in questa direzione (oltre che sui suoi testi azzeccatissimi). E il risultato si vede: gli attori sono spettacolari, calati benissimo nei loro ruoli e spesso si abbandonano a improvvisazioni davvero eccezionali. Chevy Chase raggiunge l’apice della propria carriera, mentre Danny Pudi innalza il suo frenetico Abed a re assoluto dei nerd, alla faccia di Sheldon Cooper. I suoi “duetti” con Donald Glover regalano perle di autentico divertimento.

Insomma, il consiglio è uno solo: entrate al Greendale Community College. Con una sola avvertenza: assicuratevi di superare lo spartiacque fondamentale della puntata numero 7. Da lì in poi, si parte davvero. E poi, sono cavoli vostri!

Stagione 1

Jeff è costretto a ripetere gli studi perché hanno scoperto delle irregolarità nella sua laurea di legge. Sceglie il Community College di Greendale, sperando in una corsia preferenziale. Da subito, mette in piedi un gruppo di studio, con il solo scopo di provarci con la biondina di turno, Britta. In realtà, ci vorrà poco perché le dinamiche totalmente sconclusionate del gruppo abbiano la meglio sui suoi modi da strafigo, e perché la conquista di Britta si trasformi in qualcosa di più di una sfida da macho. Nel frattempo, al Greendale, ogni giorno è un delirio e ogni individuo è un folle.

EPISODIO CONSIGLIATO: 7, Introduction to Statics: La chiave di volta. “Community” tradisce potenzialità ma non decolla… sino a qui. Una festa di Halloween, uno scambio di pillole, una professoressa hot e… Batman! Si ride di gusto e si comincia a entrare davvero in sintonia con i personaggi e la serie stessa. Superato questo punto, non si torna indietro.

VOTO PRIMA STAGIONE: 8

 

Stagione 2

Oramai il gruppo è consolidato. Se durante il primo anno di college, abbiamo assistito al processo di crescita e alla nascita di legami tra i membri del collettivo, ora si tratta di evitare che il secondo anno faccia esplodere tutto. Ma sarà un’ardua impresa. Avvicendamento di cattedre: da Spagnolo si passa ad Antropologia, purtroppo per il Senor Chang. Peirce si sente escluso dal gruppo; Jeff ha troppi casini per la testa e donne per le mani; Shirley prova a recuperare pezzi della sua vita sopravvivendo a una deriva gialla; Annie cerca un precario equilibrio; mentre Abed e Troy si consacrano definitivamente come coppia di magnifici esaltati.

EPISODIO CONSIGLIATO: 23, A Fist Full of Paintballs: Scegliere un episodio solo per rappresentare una stagione tanto ricca è un’impresa titanica. E allora ci buttiamo sul ritorno di un clou per il College di Greendale: il paintball. Come al solito, il gioco ad inchiostro si trasforma in un autentico massacro. Una sensazione di deja-vu permea tutto l’episodio, segnato da echi western, atmosfere da bivacco e da un cammeo da paura.

VOTO SECONDA STAGIONE: 8,5

VOTO COMPLESSIVO SERIE: 8