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Black Mirror (Charlie Brooker)

  • Scritto da MarPlace

La prima, devastante puntata di Black Mirror non è altro che un preambolo ad un insieme di trip (6 in tutto) che lo spettatore compirà visionando la creatura di Charlie Brooker.
Per adesso parliamo di 2 stagioni, 3 puntate per ogni stagione, in tutto 6 racconti differenti per 6 cast diversi: Black Mirror non è un serial, dato che rifiuta a priori la natura della narrazione seriale, Black Mirror è più che altro un concept sulla tecnologia, sulla fantascienza quasi minimal, su cosa potrebbe diventare l’umanità nell’era dei touch screen, degli avatar, dei social network, nell’era (assolutamente non lontana) del progressivo allontanamento fisico delle persone che corrisponde anche ad una devastante possibilità di comunicare con tutto e tutti in ogni singolo istante della nostra vita, quasi senza scelta di poter rimanere soli, senza nessuno con cui parlare, con cui condividere, senza la possibilità di viversi autonomamente.
In definitiva stiamo parlando della generazione 2.0 versione horror.

Specchio nero, cosa mi racconterai oggi?
La genialità della creatura di Charlie Brooker è talmente palese da far male. Questi sei dipinti gotici della nostra società, dei rischi a cui stiamo andando incontro, nascondono al loro interno delle riflessioni a volte talmente palesi che ci sfuggono. Simbolo di questo modo di raccontare il nostro futuro è “15 Millions of Merits” (1x02), forse proprio il dipinto del futuro più improbabile, ma palesemente più carico di significati. L’umanità è costretta a pedalare per produrre energia, subdolamente si deridono gli obesi, più pedali e più guadagnerai crediti per comprare qualche nuovo gadget per il tuo avatar supermega personalizzato. Il mondo non esiste, esistono solo cose che non possiamo toccare. Ma un programma tv dà la speranza ad umani che non sanno neanche cosa sia: la possibilità di diventare una star della musica, del ballo, dello spettacolo. Del porno, anche, visto come elemento imprescindibile della vita di queste povere caricature di esseri umani. Ma l’amore nasce anche in questo scenario, un amore forte anche se silenzioso, due immensi occhi azzurri per poter davvero sperare in qualcosa di reale. L’apice di questa puntata è una sequenza che è entrata di diritto nella leggenda:  Jessica Brown Findlay canta “Anyone Who Knows What Love Is (Will Understand)”, una cover di Irma Thomas, con un incredulo Rupert Everett ad ascoltarla. E’ estasi, ma che durerà poco. Anche la verità, dopo pochi minuti, sarà costretta ad essere spettacolarizzata e mercificata. Tutto viene inghiottito dal sistema, non importa se sia reale o meno, dal sistema non puoi fuggire. Ed improvvisamente ci rendiamo conto che fra quegli avatar c’è anche il nostro.

Ma Black Mirror è altro ancora, sadicamente Brooker ci accompagna con la mano nei deliri di una società senza più speranza, in cui la gente assomiglia troppo ai suoi stessi miti, negativi o positivi che siano questo non ha importanza. E’ il caso di “White Bear” (2x02), dove la cattiveria viene punita con un sadismo senza pari, ed è una festa, per ogni sacrosanto giorno della nostra vita.

Lo specchio nero non trattiene niente, imperterrito continua a raccontarci storie, continua a proporre soluzioni a problemi che non dovrebbero neanche lentamente avere delle soluzioni. In  “Be right back” (2x01) anche l’elaborazione del lutto è social, la persona amata può tornare, in un macabro distacco dalla realtà che più tangibile non si può, fino quasi a rievocare i fantasmi di un improbabile Prometeo shelleyano del futuro.

Ma lo specchio nero non si muove solo nei meandri delle nostre oscure perversioni: c’è spazio anche per la politica, o almeno per una analisi quasi amorfa di essa. La politica influenza la società, quindi è lo specchio dello società stessa. Nella devastante premiere “The National Anthem” (1x01) troviamo un Inghilterra sotto ricatto indiretto, grazie ad una principessa da salvare e ad un tenero maialino di cui “prendersi cura” . Va in scena la distruzione della dignità di un uomo in particolare e dell’uomo in generale, e la distruzione della dignità di una nazione, ma a pagare sembra non sia quasi nessuno, tutti hanno avuto quel che volevano, tutti hanno assistito allo spettacolo di un Gran Guignol che più disturbante non poteva essere. Brooker ci dimostra come si può vincere perdendo tutto quello si aveva. Poi un dubbio ci assale: noi spettatori di questa puntata cosa volevamo da questa dramma, date le devastanti premesse? Cosa ci aspettavamo dai minuti finali? Forse abbiamo perso anche noi, forse anche in questo caso eravamo fra gli avatar.

La politica gioca un ruolo determinante anche in “The Waldo Moment” (02x03), dove lo specchio nero ci mostra come un fottutissimo pupazzetto azzurro tutto offese e volgarità possa concorrere a delle serissime elezioni politiche, e possa arrivare anche quasi a vincere, in un accidentale parallelismo con l’attuale situazione politica italiana che fa quasi accapponare la pelle.
Ma forse il vero piccolo gioiello di tutte le due stagioni, assieme a “15 Millions of Merits”, è “The Entire History of You” (1x03), l’unico episodio non scritto da Brooker. Un racconto che parte da un presupposto tanto geniale quanto banale: come sarebbe la nostra vita se potessimo disporre di tutti i nostri ricordi visivi, se potessimo tranquillamente guardarceli su uno schermo, comodamente seduti? Tutta la nostra vita è catalogata perfettamente, possiamo rivivere tutto, anche scopate fatte in giovane età, e potremmo masturbarci su di esse. E’ quindi la condivisione (sempre social) dei nostri ricordi con tutti, anche quelli più intimi, niente a questo punto si può nascondere, piccoli dettagli che ci permettono di venir a conoscenza di cose che non vorremmo mai conoscere, come il tradimento.

Specchio nero, cornice di platino
Charlie Brooker lo conoscevamo già. E’ dai tempi di "Dead Set" che questo pazzoide inglese di diverte a prendere per il culo un po’ tutti noi. Ma forse Brooker non avrebbe potuto raggiungere questi risultati senza uno staff dietro la macchina da presa di prim’ordine: se dalla parte dei contenuti Black Mirror vince nettamente, non è da meno dalla parte registica, della fotografia, degli effetti speciali, del montaggio, del cast anche. Tanta abbondanza in un serial è cosa davvero rara. Per sei puntate di fila davvero si respira il profumo del piccolo cult di cui si parlerà tanto negli anni a venire.
Probabilmente il merito principale di Brooker è stato quello di dipingere un futuro non molto lontano da noi, un futuro assolutamente plausibile. Alcune tecnologie presenti in questo serial sono quasi realtà, strumenti come questi potrebbero presto entrare nella nostra vita. Non macchine volanti o viaggi interstellari, ma semplicemente simbiosi totale con lo schermo che abbiamo davanti.

Ma è soprattutto il concetto di “social” (network o altro) a far impaurire. Come il social ha costretto un uomo a penetrare un maiale, così il social ci può permettere di parlare con una persone amata che ci ha lasciati tragicamente. Il social può far vincere delle elezioni politiche ad un orsetto azzurro, e può permetterci di guardare i nostri ricordi, e quelli degli altri, sempre e comunque, senza segreti. Siamo padroni di noi stessi, abbiamo il totale controllo su chi ci controlla, ma è tutta una grandiosa ed ironica finzione. Black Mirror è l’aberrazione duepuntozero di Facebook, Twitter, Linkedin e così via, e del nostro modo di rapportarci ad essi.
Un indeterminato futuro che, a conti fatti, stiamo già vivendo.

CREDITS:

SEASON 1
1x01: The National Anthem (scritto da Charlie Brooker, diretto da Otto Bathurst)
1x02: 15 Millions of Merits (scritto da Charlie Brooker eKanaq Huq, diretto da Euros Lyn)
1x03: The Entire History of You (scritto da Jesse Armstrong, diretto da Brian Welsh)

SEASON 2
2x01: Be right Back (scritto da Charlie Brooker, diretto da Owen Harris)
2x02: White Bear (scritto da Charlie Brooker, diretto da Carl Tibbetts)
2x03: The Waldo Moment (scritto da Charlie Brooker, diretto da Bryan Higgins)