Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Hereafter (C. Eastwood)

  • Scritto da Michele Ciliberti

hereafter

hereafter - hereafter
Il bisogno di Clint Eastwood di indagare l’animo umano questa volta arranca in maniera allarmante. Il regista statunitense parla di aldilà, aldiqua, famiglia, destino, vita senza mai riuscire a coinvolgere veramente lo spettatore, nonostante tutte le tematiche citate risultino essenziali per qualsiasi essere umano pensante, sia esso credente o meno.

In “Hereafter” le storie di George (Matt Damon), Marie (Cécile De France) e Marcus (George McLaren) si intersecano grazie alla capacità dei protagonisti di guardare oltre la morte, di rapportarsi ad essa e di trovare tramite essa l’amore e la forza di vivere. Orsù, tanta carne al fuoco dovrebbe per lo meno stuzzicare la sensibilità dello spettatore, ma al contrario ci si trova ad affrontare un’opera tecnicamente curatissima ed esteticamente deliziosa, ma al contempo mai capace di empatizzare seriamente con chi guarda.

Eastwood non riesce mai a mettere lo spettatore in condizione di porsi domande sui temi affrontati, in quanto mai c’è un approfondimento che obbliga lo spettatore a fare i conti con la propria esistenza, ma al contrario un racconto superficiale perché troppo sbrigativo e forse troppo supponente. Quello che emerge durante la visione di Hereafter è infatti una forzatura del profilo dei tre protagonisti per far sì che il fattore “mistico” coadiuvasse in un unico vaso narrativo. L’operaio sensitivo, la giornalista illuminata e il gemellino in lutto sono tre figure completamente prive di quella spiccata forza emotiva che avrebbe permesso loro di ergersi sul racconto per trasmettere le loro esperienze, il loro vissuto e le loro conclusioni su vita e morte. C’è invece solo un uomo esasperato nel doversi rapportare alla morte per mezzo del suo dono da sensitivo; poi la giornalista che ha cambiato il modo d’approcciarsi alla vita dopo lo Tsunami che l’ha vista morta per qualche istante e infine il bimbo che ha perduto il gemello in un incidente stradale e che cerca così di ricongiungersi ad esso tramite ciarlatani e predicatori.

Tre storie che troveranno solo alla fine un punto d’incontro comune, ma rimanendo ugualmente solo viaggiatori di passaggio in un percorso senza alcune tappe degne di nota. Le loro storie vengono costruite senza pensare a curare con meticolosità gli aspetti correlati alle loro vite, col risultato di un tema cardine e tante filettature secondarie sostanzialmente inutili. Basti pensare agli accenni sociali solo accennati nella storia dell’operaio, le briciole narrative riservate alla critica al mondo professionale della donna in carriera e nella terza storia, la più sconclusionata, ci si ritrova a dover subire la paternale sulla mamma eroinomane, sul fratellino geloso che reclama il cappellino dall’aldilà e sul mondo delle adozioni. Una caterva di accenni qui e lì che non conducono da nessuna parte e il cui apporto alla storia è praticamente nullo. Forse una maggior focalizzazione su alcuni temi avrebbero aiutato a contestualizzare il tema centrale, la vita oltre la vita, già tema di per sé ostico e cinematograficamente complesso da trasporre.

Tutto il discorso sull’aldilà si riduce a qualche flashback e un paio di frasi vaneggianti riguardo percentuali sulle persone che, in fin di vita, hanno visto luci, immagini e istantanee raffrontabili. Affermazioni confuse per un film certamente ben girato (e riuscito specie nei momenti più intimisti), ma senza dubbio senza alcuna ragion d’essere se non quella di tenere aggiornato l’insostenibile ruolino di marcia dell’esuberante Clint Eastwood.

Voto: 5,5

Info Film:

USA 2010 con Matt Damon, Cécile De France, Joy Mohr, Bryce Dallas Howard,George McLaren Durata: 129 min Drammatico