Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Storia delle mie Calvizie (M. Van der Jagt)

  • Scritto da Esterina

Un pene da nano e un’ossessione. La ricerca dell’amour fou. Un amore passionale che travolge inaspettatamente, ma che deve fare i conti con centimetri mancanti.


Un alluce senza unghia tra le gambe. E un giovane viennese, dall’aspetto di un brasiliano, che convive col suo difetto. Imperfezione che lo rende diverso ai suoi occhi, prima ancora che agli occhi degli altri. Insufficienza di fiducia in sé stesso. Assenza di stima nelle proprie doti personali. Penuria di pelle che si associa a penuria di vita. Quanto contano le dimensioni, quindi? Parecchio, a quanto pare. Quel tanto da mettere in crisi un’intera esistenza. Una vita che ruota intorno ad un pene che non rientra nella norma. E una convinzione, sempre più prepotente, che si insinua nella mente del suo ideatore. Essere un handicappato.

Un nano che si nasconde in un corpo di un giovane apparentemente normale. Ma basta rovistare nelle proprie mutande per tornare alla cruda realtà dei fatti. E accorgersi di possedere solo un terzo di un mignolo. Dunque l’amore non è cieco. Ma ci vede bene. Anzi, benissimo. E quando una giovane lussemburghese sbandiera ai quattro venti la mancanza del ragazzo, trattandolo come un appestato e prendendosi gioco di lui, l’amour fou tanto sognato passa inesorabilmente in secondo piano. Da amour fou ad amor fu. Passato remoto del verbo essere. Sottolineatura di un amore che non si è consumato. A partire da questo momento, per Marek Van Der Jagt (pseudonimo di Arnon Grunberg) il mondo assume le dimensioni di un pene di un nano. Il proprio. E da questa presa di coscienza inizia il processo di calvizie del giovane scrittore. Perdita di capelli come effetto collaterale di una cura omeopatica che avrebbe dovuto miracolosamente rimediare alla carenza. Ma che di fatto, peggiora solo la situazione.

Con un cranio pelato, un pene di un nano e un problema evidente ignorato sia dal fratello sia dalla propria famiglia (un’insolita ed eccentrica stirpe che vive nel lusso), Marek decide di scrivere la propria storia. Storia della mia calvizie. Sembra quasi un invito quello che Marek lancia ai propri lettori. Hai un problema? Scrivi di quel problema. Ma il vero problema di questo problema è che il suo tentativo è risultato un problema. Deludente. Scarso. Alle volte anche noioso. Un libro che non convince. Che non riesce ad emergere del tutto, se non per qualche raro caso di apprezzabile ironia. E un giovane scrittore olandese, Marek van Der Jagt / Arnon Grunberg, per l’appunto, che nonostante ciò riesce ad aggiudicarsi, con mia grande sorpresa, un premio. Per la seconda volta vince l'Anton Wachter Prize come miglior romanzo esordiente degli ultimi due anni. Con questa notizia, che per quanto mi riguarda ha dell’incredibile, non resta che scrivere anche a me un libro sulle dimensioni ridotte del mio seno. Nella speranza di imbottire l’interno del mio reggiseno con blocchetti di banconote da cinquecento!

P.S. Sconsigliato a tutti coloro che temono di possedere un pene troppo piccolo. Potrebbe essere il principio di una crisi esistenziale senza fine e di un’incontrollata perdita di capelli.

Voto: 4,5

“La felicità era una questione di centimetri mancanti”.

Info Libro:

Edito da Feltrinelli, 2008

222 pagine