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Il Piccione (P. Süskind)

  • Scritto da Giulia Zanfi

il piccione

Se vi dico Süskind cosa vi viene in mente? “Il profumo”. Non c’è nient’altro da dire. Quando un autore riesce con un romanzo, è difficile che il suo nome si associ poi ad un altro titolo.

Soprattutto se la sua seconda opera si intitola “Il piccione” e ha come copertina un’orrenda litografia colorata dell’animale in questione. Quindi. La prima nota negativa si deve alla casa editrice. Probabilmente il responsabile della grafica aveva bevuto parecchio per far passare un’illustrazione del genere. Imbarazzante. Quasi quanto trovarsi di fronte ad uno sconosciuto sul treno che ti osserva con perplessità misto a ribrezzo mentre sei intenta a leggere questo romanzo. Insomma: ci siamo capiti. Se non fosse stato per Süskind, io questo libro non credo l’avrei mica preso. Ma passiamo oltre. Dopo aver inventato un personaggio incredibile come quello di Grenouille ne “Il profumo”, Süskind ci riprova e traccia le basi di una figura che fin da subito non ha le pretese di diventare come l’altra, ma che intende rispecchiarsi un po’ in ciascuno di noi.

Un uomo sulla cinquantina che schifato dalla società e dal genere umano nella sua totalità, si limita a trascorrere la sua vita svolgendo il suo lavoro da impiegato e rinchiudendosi nella sua stanza al sicuro dalle crudeltà del mondo esterno. La sua routine viene improvvisamente sconvolta dall’avvistamento di un piccione davanti alla sua porta. Un disgustoso pennuto che lo osserva con il suo occhio sinistro dalle sembianze di un bottone nero cucito sulle piume della testa. Un animale apparentemente innocuo che oltre a scacazzare lungo tutto il pianerottolo, non compie nessun’altra azione di rilevante importanza.ppure, la sola sua presenza manda fuori di testa il povero Jonathan che, da questo momento in poi, sembra in preda ad una vera e propria crisi esistenziale. Fin qui, l’incipit non è male. Almeno secondo il mio modesto parere. Poi però, non succede nulla. Nessuna azione. Nessun intervento da parte di un personaggio secondario. Nessun colpo di scena. Nemmeno troppi pensieri del protagonista. Calma piatta. Ma forse allora non ci si trova di fronte al detto: la quiete prima della tempesta? Nemmeno. Nessun temporale in arrivo. Neanche una nube grigia all’orizzonte.

Dunque. Qual è il senso di tale racconto? Si dice che Süskind abbia voluto mostrare al lettore come prima o poi a tutti capiterà di incontrare il proprio “piccione” in grado di scombinare i ritmi della propria vita. La difficoltà sta nel riconoscerlo. Ecco. Probabilmente siamo tutti in attesa di quel qualcosa o di quel qualcuno capace di scombussolare la nostra persona. Probabilmente anche un comune piccione possiede tale potere, o quantomeno capacità di turbamento. E probabilmente Süskind ha voluto proprio farci raziocinare su ciò. Sicuramente però, l’autore non è riuscito a pieno in tale intento, abbozzando così un racconto che manca di appigli forti e limitandosi a lanciare solo qua e là spunti di riflessione a vuoto. Uno a zero per il piccione.

Voto: 5

“Quando gli accadde il fatto del piccione, che sconvolse la sua esistenza da un giorno all’altro, Jonathan Noel aveva più di cinquant’anni, dietro di sé un intervallo di tempo di vent’anni circa totalmente privo di eventi, e mai avrebbe pensato che potesse ancora accadergli qualcosa di fondamentale, se non, un giorno, la morte.”

Info Libro:

 

Edito da Longanesi, 2009

102 pagine