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Emmaus (A. Baricco)

emmausLeggere “Emmaus” è un po’ come sentire il sermone di un prete che se la fa di nascosto con la vedova di turno. Uno di quei pipponi vacui che sperano di cambiarti la vita, ma che di fatto non ti cambiano un cazzo. Perché parlare di religiosità oggi, è pericoloso quasi quanto prendere la Salerno - Reggio Calabria di notte. Un argomento delicato che non va trattato con i guanti come crede la maggior parte della gente, ma che va semplicemente affrontato con estrema naturalezza ed essenzialità. Non riesce Alessandro Baricco, che infarcisce di luoghi comuni e banalità questo polpettone letterario.

Era dai tempi di Dawson’s Creek che non mi confrontavo con dialoghi così artificiosi e manierati. Prendete un gruppo di ragazzini torinesi alle prese con i quesiti esistenziali della vita. Adolescenti, che invece di trascorrere ore e ore sul pc, si trastullano in compagnia dei grandi enigmi che questa esistenza ci fornisce quotidianamente (“Perché non dovremmo essere capaci di scambiare la depressione per una forma di eleganza, e l’infelicità per una colorazione appropriata della vita?”). Cristiani che sembrano far parte di una setta e che vivono la propria fede come l’unica e sola verità al mondo. Questo, almeno finché non incontrano Satana vestito da ragazza. Un’accattivante deviazione di nome Andre che sembra essere distante anni luce dall’immagine di fidanzatina casta e costumata (“Così il nostro modo di fare sesso è passare ore a toccarci, intanto che parliamo. Non si viene mai. Quasi mai.”) che la cricca di Torino frequenta. Un maschiaccio con la gonnella che scopa, fa pompini e slinguazza chi ha voglia. Un personaggio enigmatico che mette in crisi e che fa nascere in ognuno di questi discepoli di Dio il desiderio di addentrarsi nella scoperta di tutto ciò che è ignoto e misterioso.

Un romanzo di formazione nascosto in centotrentanove pagine di mediocrità. Un libricino dalla parvenza candida e immacolata (copertina bianca ed essenziale), che prendendo spunto da un episodio del Vangelo (Emmaus, per l’appunto, dove due uomini incontrano Gesù risorto senza saperlo), intende interloquire sullo stato di smarrimento che caratterizza l’essere umano. Una condizione di transizione che necessita di un lungo percorso di autoanalisi interiore.

Lo scrittore sceglie di approfondire una miriade di temi (l’adolescenza, l’amicizia, la religione, il sesso, la depressione, il rapporto figlio/genitore), riuscendo a trattarli tutti con identica superficialità, pedanteria e pochezza. Perché Baricco è così: alle volte si ama (“Seta”, “Questa storia”), alle volte si odia. Un po’ “genio”, un po’ (troppo) paraculo. E allora, questa volta, tanto vale andare a farsi un giro in Chiesa che qualcosa di più interessante sicuramente si trova.

“Siamo pieni di parole di cui non ci hanno insegnato il vero significato, e una è la parola dolore. Un’altra è la parola morte. Non sappiamo cosa indicano, ma le usiamo, e questo è un mistero”.

VOTO: 5

Info libro:

Scritto da Alessandro Baricco, Edito da Feltrinelli, 2009, 139 pagine