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O.E. Confidential: SACHA NASPINI

  • Scritto da Giulia Zanfi

sacha naspini Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Sacha Naspini (romanzo d’esordio, “L’ingrato”), autore emergente che ha già fatto parlare parecchio di sé. Un esempio? Il romanzo intitolato “I cariolanti” è considerato una delle migliori letture del 2009! Dunque uno scrittore da tenere sott’occhio!

 

1. Libro sul comodino.

In ordine di prossima lettura: Mr Gwyn, Baricco. Esche vive, Genovesi. Chi scrive muore, Governi. I pesci non chiudono gli occhi, De Luca.

 

2. Il tuo rapporto con i social network.

Uso Facebook anche per lavoro, in molti mi scrivono lì. Ricevo messaggi dai lettori, discuto i progetti con le redazioni con cui collaboro negli esecutivi… Ci stiamo avvicinando passo dopo passo a Philip K. Dick. Non c’è niente di strano.

 

3. Musica, quando l’ascolti?

Sempre. A parte quando scrivo.

 

4. Il più bel complimento che hai ricevuto su uno dei tuoi libri (vogliamo sapere anche quale).

Su I Cariolanti. Non credo che sia il “più bel complimento”, ma mi ha fatto ridere. Lo cerco su Anobii. Eccolo: Questo libro ha spostato la mia soglia dell’orrore. Non è come quando leggi qualcosa che fa paura e basta o fa schifo e basta. È diverso. Spero solo che l’autore abbia messo su carta e romanzato fatti realmente accaduti. Se così non fosse, se li avesse pensati “da solo”, be’, ecco, forse la cosa più preoccupante è vedere che c’è qualcuno in grado di immaginare una vicenda simile.

 

5. Che cos’è per te la scrittura e qual è il tuo rapporto con essa.

È qualcosa che c’è e basta, ormai me ne sono fatto una ragione. Avrei potuto fare tantissime altre cose, in cui magari sarei stato bravo. A volte mi capitano momenti di frustrazione, come a tutti, e ci penso. Ma arrivo sempre al solito finale: scrivere. Non c’è un’altra cosa che mi tiene vivo così. Con la scrittura ho un rapporto sofferto. È una sposina da accudire costantemente, altrimenti comincia a guardare da un’altra parte. Quando chiudo un progetto ho sempre l’impressione di possederla, almeno un po’. Invece niente, è lei che mi tiene per le palle. Sempre.


6. Persone ispiratrici.

Mia nonna, grande narratrice di storie.


7. Filosofia di vita.

Passo. Non voglio rischiare di dare un consiglio a qualcuno.

 

8. Se un libro che stai leggendo non ti prende, arrivi fino in fondo o lo lasci a metà?

Se un libro non mi dice niente entro le prime venti pagine, lo abbandono immediatamente.

 

9. Cosa faresti per la cultura italiana.

Io? Non mi pongo il problema. Non ho una “missione” in quel senso. Ma forse ho una responsabilità, come tutti coloro che pubblicano libri negli ultimi tempi: farla vergognare un po’ meno… No, è una risposta falsa. La verità è quella dell’inizio: non me ne frega una sega, vado per la mia strada e basta.

 

10. Il posto dove ti vengono più idee.

Ovunque. Uno che fa i libri scrive sempre, anche quando non scrive. Non esistono le folgorazioni totali, nasce tutto dal lavoro costante. Se ho dei problemi con un attacco o un finale, per dire, l’idea mi può sorprendere al tavolo del bar, sulla mia ragazza, durante una coda in autostrada… Insomma, ovunque.

 

11. Un personaggio di un tuo libro che vorresti che esistesse realmente. E perché.

Il maestro Luigino Calamaio, de L’ingrato. Ogni tanto ci farei volentieri una partita a scacchi, senza parlare molto. Magari la domenica, che è il giorno che odio della settimana.

 

12. La scena di un film che ti ha cambiato la vita.

Ce ne sono tanti, ovviamente il cinema è una passione sfegatata che ho, è figlio della scrittura. Ti dico questo pezzo, di un film che ho consumato da bimbo. La parte in cui ne La storia infinita Bastian fa rivivere Fantàsia. Lì qualcosa si è mosso, irreparabilmente, senza che me ne accorgessi.

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13. Il tuo aforisma preferito.

Ce n’è uno a cui ultimamente penso spesso: “Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie”.

 

14. Che cosa pensi del fenomeno “book-trailer”? È un “fenomeno”?

Non ne penso niente, sono strumenti di pubblicità. Spesso ingannevoli, che vendono barattolini d’aria compressa. Come fa la pubblicità.

 

15. Front-man dei Vaderrando. Qualche progetto per il futuro?

Si parla di una vita fa. Era soprattutto un altro modo di scrivere, l’ho capito dopo. I Vaderrando è stata una cosa bella che pensavo, ma mancavano le persone interessate a seguirmi – fatti i primi libri, sono rispuntati fuori, avevano bisogno di una conferma dall’esterno. Non ho tutta questa pazienza. Così ho lasciato un secondo disco praticamente chiuso lì, a marcire. Magari un giorno mi prende qualcosa e lo tiro fuori. Ma ci sono anche altre cose in vista, con dei professionisti. Serve solo il tempo.

 

16. Un aggettivo per ogni tuo libro pubblicato.

L’ingrato – Onesto. I sassi – Onesto. L’effetto Kirlian – Sprecato. Never alone – Onesto. Cento per cento – Onesto. I Cariolanti – Onesto. Noir Désir – Onesto.

 

17. La cosa a cui tieni di più.

Tra le altre, non lasciarmi trascinare dalla corrente.

 

18. Un autore che non hai mai letto e ti imbarazza dirlo.

Eh, ce ne sono a palate. Non si può leggere tutto, e poi ho “solo” trentacinque anni. Un ragazzino. Nessun imbarazzo, comunque. Potrei dirti di non aver mai letto Twain, per esempio. Fitzgerald, la Woolf. Mi mancano tante cose di Poe, Wallace… Non è una questione di interesse, si tratta solo di avere tempo, come al solito.

 

19. Hai a disposizione 150 caratteri per convincere qualcuno a leggere un tuo libro. Quale libro consigli e perché.

Per adesso pare che il mio libro di punta sia I Cariolanti. Ha quasi due anni e continua a muoversi. Cominciate da quello, poi verranno gli altri. (146 caratteri, spazi inclusi)

 

20. Progetti futuri.

Esco a marzo prossimo con Le nostre assenze, sarà il mio ottavo romanzo pubblicato. Seguirà, nel settembre 2012, il primo libro di una saga per ragazzi, Il Custode – la seconda e terza parte usciranno nel 2013 . Insieme a Come d’ottobre, un romanzo che mi piace tantissimo, è una storia d’amore nera, di cui sento una potenzialità enorme. Inoltre, in lettura dalla mia agente c’è il recentissimo Ciò che Dio unisce, scritto praticamente il mese scorso. Ora chiudo qui, e ne comincio un altro.

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