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O.E. Confidential: PAOLO PASI

paolo pasi Problema: prendete un giornalista, uno scrittore e un musicista chiusi in una stanza. Quesito: cosa ne esce? Soluzione: Paolo Pasi.

Classe 1963, due volte vincitore del premio giornalistico “Ilaria Alpi” e, nel 2005, del premio “Giallomilanese”. Paolo Pasi è autore del libro rivelazione del 2009 “Memorie di un sognatore abusivo”, edito da Spartaco.

Con maestria e destrezza risponde alle domande inquisitorie degli Osservatori Esterni e le sue massime, come del resto i suoi libri, lasciano sempre addosso un'impronta ben riconoscibile del loro passaggio.

Buona lettura.

 

Il libro della vita.

John Fante, “Chiedi alla polvere”, perché piangere e ridere per lo stesso romanzo non è un’esperienza frequente.

 

Ultimo brano ascoltato ossessivamente.

“Il nostro concerto” di Umberto Bindi. Forse sono in fase ultramelodica, nonostante le radici rock-blues, ma sto scoprendo un grande della canzone d'autore.

 

La tua biografia in tre canzoni. Eh... ne bastassero tre.

A spanne direi “Jamming” di Bob Marley, “Genova per noi” di Paolo Conte (perché è la canzone che mi lega al mare e alla mia dolce metà), “Il vino” di Piero Ciampi e poi... tante altre.

 

Il tuo aforisma preferito.

“Per me successo è solo il participio passato del verbo succedere” (Luciano Bianciardi).

 

Musica o libri?

Davvero, non so scegliere. Direi un libro da poter leggere ascoltando buona musica.

 

Se la tua vita fosse un film, chi sarebbe il regista?

Mi piacerebbe Aki Kaurismaki, per l'attenzione poetica dedicata alle storie alla deriva...

 

Una tua ossessione.

Il tempo.

 

Una canzone che sai a memoria.

Il disertore di Boris Vian.

 

Oggi è un tabù?

L’etica del non lavoro, ovvero l’ozio creativo.

 

Il primo libro che ricordi di aver letto.

“Il giro del mondo in 80 giorni”.


Il libro che vorresti leggere e non hai mai letto.

“Guerra e pace”.

 

Un’allergia culturale.

La moda del noir.

 

A cosa stai lavorando adesso?

Un romanzo nuovo, quasi ultimato. Un noir alla rovescia.

 

Il posto in cui ti vengono più idee.

L'accogliente solitudine del divano, e poi Camogli, il luogo dell’anima marinara.

 

Una parola che non ti piace.

“Eccellenza”, sia come titolo sia come sostantivo abusato in espressioni come “Un polo di eccellenza”, “un centro di eccellenza”, “un esempio di eccellenza produttiva” ecc. ecc.

 

Una scena di un film che ti ha cambiato la vita.

La scena finale dei Blues Brothers: il loro concerto sotto sorveglianza è un inno alla libertà.

 

Un tic professionale.

Sistemarmi i capelli...

 

Dove scrivi, di solito?

Sul divano di casa, spesso dopo le undici di sera, quando il silenzio domestico si espande.

 

Una cosa stupida che non riesci a smettere di fare.

Fumare.


Ti rimangono 12 ore di vita: cosa fai?

Cerco il più vicino orologiaio per tentare di prendere tempo. E se non ci riesco scrivo una canzone per mia figlia Margherita.

(24/06/2012)