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O.E. Confidential: ALESSANDRO TURATI

alessandro turati Il nome di Alessandro Turati non echeggia di certo come quello di Alessandro Baricco nel panorama letterario contemporaneo, resta il fatto che si tratta di un giovane esordiente che ha scritto un libro che si fa voler bene. “Le 13 cose”, edito da Neo.Edizioni, è il suo primo romanzo.

Abbiamo scambiato con lui quattro chiacchiere. A voi l’intervista e spazio ai giovani di oggi!

Buona lettura!

 

1. La tua biografia in tre libri

Non saprei fare la mia biografia in tre libri, più che altro perché la mia biografia non è fatta di libri. Sono un lettore medio, mediocre, do più importanza ai parchetti e al sole. Però, potrei fare la biografia di Alessio Valentino (protagonista del libro “Le 13 cose”).

Comincio dalla cosa meno importante, soprattutto perché non è rimasto niente di questa cosa meno importante. O poco niente. Lui, Valentino, quando deve fare dei ragionamenti cerca di parlare come Thomas Bernhard in “Antichi maestri” o “Il nipote di Wittgenstein”, però non ce la fa. Oltretutto durante l’editing gli è stato anche detto: “Guarda che qui non si capisce un cazzo”, “Neanche qua”, “Neanche qui” e via dicendo.

Oppure, per esempio, altra cosa poco importante, fa dei giochi un po’ bizzarri: in un capitolo, ve lo giuro, decide di cambiare il nome alla sua cagna. Che idea del cavolo. E non è neanche sua. Lo faceva Luigi Malerba in un libro, ora non ricordo quale, forse “Salto mortale”, forse un altro.

Oltretutto beve, Alessio. Beve, è un po’ sboccato, distaccato, ironico. Ha letto Bukowski, Henry Miller. A onor del vero, il distacco l’ha compreso meglio con “Lo straniero” di Albert Camus, e l’ironia assurda con “Casi” di Daniil Charms. Ok, d’accordo, anche da altre cose, ma non sono libri.

Taglio corto: quello che ho detto non è nemmeno vero. O meglio, dico queste cose così, come se lo conoscessi veramente, Valentino, e dimenticandone altre. Dimenticando, per esempio, Elena Soprano (periodi separati apparentemente a cazzo), Aldo Nove (neanche fosse di Venegono), Paolo Nori (intercalari, puttanate), Antonio Moresco (forchetta nella tempia), Nan Aurosseau (il primo), Art Attack, Houellebecq, Manchette, l’Hip Hop, Jannacci…

Sì, insomma, sono lucido come Nilla Pizza al Festival di Sanremo del 2010.

 

2. Il tuo rapporto con le tecnologie

Uso il computer per lavoro e il bancomat per passione. Settimana scorsa ho scoperto la scheda di rete. Il server dell’ufficio l’ha montato Diego, un ragazzo che abita qui vicino. Robe così.

 

3. Hai il potere assoluto per un giorno, cosa faresti?

Cercherei di non rimanere solo. Tutto qua. Chiamerei un amico e andrei al mare. Gli direi: “Guarda il mare”. Mi direbbe: “Sì, l’acqua”.

 

4. Filosofia di vita

Pensare di essere già morto. Dare il giusto peso alle cose.

 

5. Che effetto fa vedere il proprio libro pubblicato?

Dieci anni fa mi avrebbe esaltato. Fortunatamente è successo dieci anni dopo. Considerando il lavoro fatto con Angelo Biasella per sistemarlo e correggerlo, quando è uscito non ho sentito niente di particolare: dopo sei mesi di riletture e correzioni e supposizioni di come mi sarei sentito una volta terminato, beh… non è successo niente.

 

6. La volta che hai riso di più

Un fine settimana a Nitra coi migliori amici. Una serie di cazzate per 48 ore di fila. Forse 72. Tutto si è concluso con una partita a pallone contro bambini di sei anni. Abbiamo vinto. E a mani basse.

 

7. La tua persecuzione quotidiana

Cose normali: il gas aperto, lo scarico della tazza che non si ferma, ingoiare la lingua, dimagrire, Emilie, i soldi, l’alcol, ingrassare, dimenticarmi le cose, evitare figure di merda.

 

8. 13 cose che ami e 13 cose che detesti

Beh, 26 cose sono tantissime, richiedono uno sforzo atroce per un mentecatto della mia specie. In linea di massima non detesto niente. Anche le cose che detesto… non le detesto. Per farlo dovrei detestare me stesso, perché potrei fare e disfare tanto quanto. Forse le 13 cose che amo mi detestano.

 

9. Un paese dove ti piacerebbe trascorrere i prossimi 10 anni

Casa mia o il Portogallo. Ok, il Portogallo è un po’ vago. Allora, casa mia.

 

10. Hai a disposizione 160 caratteri per sponsorizzare il tuo libro: pronti, partenza…via!

Da lettore medio-modesto-mediocre faccio così: leggo le prime cinque-dieci pagine. Non leggo recensioni e non ascolto nessuno. Non do peso alla quarta di copertina e nemmeno a Fabio Fazio. Le prime cinque-dieci pagine. Niente di più, niente di meno.