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MOVIE STAR JUNKIES: Son of the Dust

  • Scritto da Marco Tonelli

movie star junkies son of the dust Uno straniero, un prete e un contadino, intorno polvere, siccità e morte. Un racconto dalle tinte forti e cupe, venato di disperazione alcolica e volontà di rinascita.

I Movie Star Junkies non sono nuovi alle Murder Ballads, ai riferimenti letterari e alle atmosfere viscerali. Con “Son of the Dust” la band torinese ha immerso il suo garage psichedelico dentro le acque torbide di una narrazione che sa di sconfitta, epica western e credenze popolari. Il risultato è un concept album che pesca a piene a piene mani dal livore disperato del Nick Cave di “Kicking Against the Pricks”, dalle redenzioni di Leonard Cohen come dall'epica apocalittica di Cormac McCarthy o dalle storie intinte di religiosità di Flannery o'Connor.

Non una semplice raccolta di canzoni, ma un unico grande flusso di coscienza in cui la voce di Stefano Isaia si fa letteralmente impossessare dai personaggi di “Son of the dust”. Uno straniero senza nome, un prete che troverà la morte, e infine il contadino, “Figlio della Polvere” che si mette contro dio per salvare il suo villaggio dalla carestia. Dietro le parole, un accompagnamento sonoro da far accapponare la pelle: blues, folk, psichedelia, cori epici e organi vintage. Un disco di quelli che si facevano una volta, in cui l'unione tra musica e parole è pressoche totale, non permette distrazioni e si deve far ascoltare tutto di un fiato. I Movie Star Junkies hanno affinato negli anni la capacità di raccontare, smussando gli angoli di un suono nervoso e torbido, senza per questo perdere in visceralità ma guadagnandone in termini di ariosità e pathos delle composizioni.

Sin dall'apertura di “These Woods Have Ears” (ballata dal sapore british), l'impressione è quella di un gruppo impossessato dai suoi demoni, ma capace di imbrigliarli verso un songwriting lucido e disperato. Poi è tutto un saltellare tra stomp blues rovinosi e violentemente noise (“In an Autumn Made of Gold"), rullate di tamburi su cori apocalittici (“Cold Stone Road") ed atmosfere gotiche (“There's a Storm").

Le schitarrate solari tra il sorriso e la disperazione di “Damage is Done” e “This Love Apart” trascinano l'ascoltatore in un saliscendi emotivo per lanciarlo verso il cielo del romanticismo, tra cori femminili e cuori in mano (“A Long Goodbye”). Chiusura tra grandiosità epiche (“The End of the Day “) e promesse di rinascita distorte e rumorose (“How it all Began”).

Prodotto sonoro dal sapore del sangue e della polvere, destinato a rimanere incollato nelle orecchie di scrive (e spero anche di chi legge) per molto tempo.

Voto: 8

 

Info:

Outside/Inside Record, 2012

Garage Psichedelico

 

Contatti: http://www.facebook.com/pages/Movie-Star-Junkies/156888864374019

 

Tracklist:

1- These Woods have Ears

2- In Autumn Made of Gold

3- Son of The Dust

4- Cold Stone Road

5- The Damage is Done

6- There's a Storm

7- A Long Goodbye

8- This Love Apart

9- End of the Day

10- How it All Began