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MARK LANEGAN BAND: Blues Funeral

  • Scritto da Tommaso Bertelli

mark lanegan blues funeral IL BLUES È MORTO! LUNGA VITA AL BLUES!!

Mark Lanegan ritorna, a oltre 7 anni di distanza da "Bubblegum", a scrivere il suo nome sulla copertina di un disco. Basta collaborazioni, basta side-projects. Il rocker di Ellensburg, coadiuvato da Alain Johannes in veste di produttore, confeziona un disco molto distante dai precedenti, ma allo stesso completamente coerente con la produzione solista degli ultimi anni.

Il titolo è emblematico: non è un blues funereo, ma il funerale del blues. Almeno da un punto di vista musicale, dove l’elettronica trova ampio spazio (chiaro lascito della doppia esperienza coi Soulsavers) e la drum machine sostituisce spesso e volentieri la batteria, nonostante in cabina di regia ci sia anche Jack Irons, ex batterista di mille e più band, tra le quali Red Hot Chili Peppers e Pearl Jam.

È un disco elettrico, in cui dominano synth e tastiere, piuttosto che le magiche chitarre dei dischi passati. Ma poi si vanno a leggere i testi e allora appare chiaro che il blues non è un genere musicale, non solo, è, come spesso si dice, uno stato d’animo. E quello stato d’animo Mark Lanegan ce l’ha sempre avuto, c’è nato nel blues, e quando lo fa uscire ci ritroviamo ad ascoltare “Bleeding Muddy Water” ,“St Louis Elegy” e “Deep Black Vanishing Train”, che trasportano il nostro ascoltare nel profondo Sud, paludoso e cupo.

Accanto a questi pezzi il disco annovera canzoni più energiche, come “Riot in My House” e il singolo “The Gravedigger’s Song” che, a dispetto del titolo inquietante e della musica incalzante e funerea, è una dichiarazione d’amore struggente, cui contribuiscono i versi in francese “tout est noir / mon amour tout est blanc / je t’aime, mon amour / comme j’aime la nuit”.

Non mancano i pezzi meno riusciti (la poppettara “Grey Goes black”) e completamente distanti dalle aspettative (“Ode To Sad Disco” e “Tiny Grain Of Truth”), che sembrano uscite da un disco dei Mogwai o di Moby. Apice del disco è “Harborview Cospital”, dove la voce di Lanegan canta un testo di quelli vecchio stampo, di quelli in cui ci sono angeli e demoni, ali di cristallo e cori celestiali. Un testo parecchio blues insomma.

Ad un primo ascolto "Blues Funeral" può deludere, può spiazzare e lasciare interdetti chi ha aspettato per quasi otto anni il seguito di "Bubblegum". "Blues Funeral" è un disco di Mark Lanegan, uno che i capolavori li ha già scritti ("Uncle Anasthesia" e "Whiskey For The Holy Ghost", tanto per far due nomi), uno a cui oggi chiediamo solo di poter ascoltare ancora la sua voce, La Voce, e rendere grazie per questo. In pieno spirito blues.

IL BLUES È VIVO! LUNGA VITA AL BLUES!

Voto: 6,5

 

Info:

4AD, 2012

Songwriter

 

Tracklist:

01 – The Gravedigger’s Song

02 – Bleeding Muddy Water

03 – Gray Goes Black

04 – St Louis Elegy

05 – Riot In My House

06 – Ode To Sad Disco

07 – Phantasmagoria Blues

08 – Quiver Syndrome

09 – Harborview Hospital

10 – Leviathan

11 – Deep Black Vanishing Train

12 – Tiny Grain Of Truth