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HAVAH: Settimana

havah settimana Una settimana con Havah si ripete in una spirale di ascolti impossibile da fermare. Le lancette girano all'infinito e tu sei sempre su quei “giorni”, tra il post-punk e la voce profonda di Michele Camorani. Giunto al terzo lavoro solista, il batterista dei La Quiete decide di imbracciare l'italiano e di rendere pesante come un macigno la settimana di chi lo ascolta. Con canzoni così non puoi che chiuderti a riccio, buttarti sul letto e farti catturare. Un disco che fa male, di quelli che colpiscono al cuore con il peso delle scelte, dell'attesa e del tempo.

La bellezza di “Settimana” sta tutta in quel senso di pesantezza e sconfitta che traspare da una dimensione immutabile in cui i giorni, accavallati uno dietro l'altro, sono amplificati da chitarre wave, atmosfere scure e testi dal peso specifico non indifferente. I brani sono sette, ma potrebbero essere mille o diecimila, capaci di incollarsi nelle orecchie e rimanere impressi come il ticchettio dell'orologio. Il risultato è una via di mezzo tra la furia delle chitarre, la marzialità dei ritmi e una sorta di cantautorato gotico, capace di colpire con la forza di uno schiaffo e l'inevitabilità di uno schianto.

“Voglio anche io un funerale gremito di gente che piange, e una sveglia che non suoni ogni dannato lunedi”.

La settimana inizia lenta e inesorabile, per poi sferragliare decisa verso un “Martedi” di coretti e melodie irresistibili. L'apparente linea piatta di “ Mercoledi” è la colonna sonora perfetta dell'inerzia e dell'immobilità, scossa da tremiti di malinconia e battiti strumentali in coda. “Giovedi” è un muro dark-wave scuro e insidioso, imperturbabile e avvolgente allo stesso tempo. "Venerdì" è uno spiraglio di luce filtrato dalle tapparelle di una stanza al buio, una ballata fuzz folk sepolcrale capace di illuminarsi in un attimo e ripiombare con altrettanta rapidità verso l'oscurità. “Sabato“ ci spinge veloce verso la fine, con la forza dei riverberi e di inattesi echi surf usciti fuori da un mare di distorsioni. Il tempo non esiste più, la nebbia shoegaze di “Domenica” chiude il ciclo per poi ricominciarlo, un'altra volta e poi un'altra ancora.

“Se guardo avanti e indietro mi trovo esattamente a metà fra ieri e l'altro ieri”. Non ne esci più.

Voto: 7,5

 

Info:

Post-punk / Wave

Autoprodotto, 2012

settimana by HAVAH

 

Puoi scaricare il disco da qui.

 

Tracklist:

1-Lunedì

2-Martedì

3-Mercoledì

4-Giovedì

5-Venerdì

6-Sabato

7-Domenica