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FRANCESCO GUCCINI: L'Ultima Thule

E ci lascia anche Guccini. Niente più dischi, niente più concerti, a mettere il punto a una storia musicale tra le più illuminate, personali e longeve della nostra canzone. L'ultimo viaggio musicale (perchè il Guccini scrittore è tra noi e più attivo che mai) sotto la guida del Maestrone di Pavana porta il nome “L'Ultima Thule”, e sin dagli intenti si carica di quella malinconia da epitaffio di chi sa che c'è un tempo per tutto, e che quello delle canzoni è finito.

Otto brani lunghi otto anni: tanto è infatti il tempo passato da “Ritratti”, cioè da quella che fino ad oggi siglava l'ultima ultima fatica discografica di Guccini. Ma i motivi, le dinamiche e tutto ciò che ruota intorno all'addio alle scene musicali di Francesco Guccini ascoltiamolo direttamente dalla sua voce, che facciamo prima ed evitiamo fraintendimenti.

E allora passiamo a “L'Ultima Thule”, perchè al di là di tutto, è della musica, e delle canzoni, che voglio parlarvi. Il disco si apre con “Canzone di notte n. 4”, e parte subito in quinta, con uno dei pezzi più belli dell'album. Il quarto capitolo della “notte gucciniana”, la notte pavanese, si mostra matura e struggente, carica di malinconia e di una voce che quando sale riesce ancora a toccare corde profondissime.

I tempi passano e si fanno consapevolezza e ricordo, quelli di un uomo che più che artista si definisce artigiano, e che sa che il tempo passato è più di quello che resta.

Ma una fine precisa non c'è, come si canta in “L'Ultima Volta”, ballata-viaggio nel passato degli attimi che se ne vanno senza una fine, dati scontati e mai salutati. È il Guccini bambino, che riaffiora anche nel breve dialogo in apertura al disco:

 Il passato, già fermato dal Maestro nel suo “Dizionario delle Cose Perdute”, emerge anche scontrandosi con la Storia, quella di “Su in Collina” e soprattutto di “Quel Giorno d'Aprile”, probabilmente la canzone più intensa, riuscita e toccante del disco.

Seguono poi l'invettiva riflessiva de “Il Testamento del Pagliaccio”, la delicata ballata “Notti” e il ritratto dell'artista artigiano e umano intitolato “Gli Artisti”, che scorre come una carezza di malinconia pura.

Un album lento, ad alta produzione e dalle sonorità mediterranee, che suona fresco e ci consegna l'ultimo sguardo di un cantautore come sempre capace di plasmare versi e parole con incanto e dando loro una liricità che mescola alto e basso, che dall'Appennino mira al cielo e sa quando è il momento di riabbassare lo sguardo.

Le rime e la poesia a dipingere storie e stati d'animo, notti e pensieri, con un talento poetico immacolato e una truppa di Musici, la stessa da anni, che colora il tutto con suoni e arrangiamenti d'altri tempi.

Il viaggio, lungo 43 minuti o 45 anni - scegliete voi - si spegne nella lunga cavalcata finale e barocca de “L'Ultima Thule”, con l'occhio rivolto all'orizzonte, dove tutto finisce, anche la musica.

"L’Ultima Thule attende e dentro il fiordo / si spegnerà per sempre ogni passione / si perderà in un’ultima canzone / di me e della mia nave anche il ricordo."

La nave del capitano Guccini si ferma qui. Dove non c'è mare, solo montagne.

Ma la gratitudine, la passione e il ricordo, quelli no.

Quelli non li spegne nessuno.

 

Info:

EMI, 2012

Cantautorato

 

Tracklist:

1. Canzone di notte n. 4

2. L'ultima volta

3. Su in collina

4. Quel giorno d'Aprile

5. Il testamento del pagliaccio

6. Notti

7. Gli artisti

8. L'Ultima Thule