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Casa Del Mirto: "1979"

  • Scritto da Captain Acid brain

Casa del mirto

Casa del mirto - Casa del mirto
Non c'avesse mai pensato Alan Palomo aka Neon Indian ad uscirsene con “Psychic Chasms”, forse Toro Y Moi sarebbe ancora rinchiuso nella sua camera a smanettare con le pianole analogiche

...aspettando che la madre lo chiamasse una volta pronta la cena e Nite Jewel una perfetta sconosciuta con il pallino dei Soft Cell ascoltati al rallentatore. Non solo. Centinaia di blog sarebbero di sicuro campati giusto il tempo di qualche post necessario ad appagare l'ego di qualche ragazzetto improvvisatosi musicista per poi dissolversi nella virtualità della rete. E un grosso punto interrogativo si materializzerebbe oggi sulle nostre teste nell'udire la parola hypnagogic pop.

Declinato sotto milioni di concettualizzazioni e imboccatoci come chillwave, dream-beat, glo-fi e persino-reggetevi forte-come synth-dream, da molti è stato definito il fenomeno musicale più accattivante degli ultimi anni. Un fenomeno vasto ed eterogeneo per la diversità di stili e proposte ma che si regge su un minimo comune denominatore che vede il ripescaggio di certi suoni e atmosfere degli anni ottanta riplasmarsi attraverso un prisma danzereccio ed evocativo. Una nube radioattiva che dagli States si è propagata per contaminare i sintetizzatori di mezzo mondo. Marco Ricci ha guardato a questo nuovo mondo e ne è rimasto affascinato tanto da convincersi a ristrutturare le fondamenta della sua Casa del Mirto. Si è così circondato di tastierine vintage, mangianastri e videogiochi a 8 bit per partorire il suo “1979”, uscito per la propria etichetta Mashhh! Records e ora disponibile in vinile e cassetta(!) dopo una prima distribuzione su iTunes.

Basterebbero le prime due tracce di “1979” per capire di cosa diavolo stiamo parlando. Ascoltate il singolo “The Haste” e capirete più di quanto mi sono sforzato di abbozzarvi sopra. Le coordinate sono quelle sulle quali si è già mosso Washed Out ma l'originalità non manca certamente. Il pezzo è tanto potente che vi ritroverete catapultati in una polaroid ingiallita che vi ritrae bimbi, al mare con i vostri genitori. Roba per nostalgici direte. E la risposta non potrebbe che essere affermativa. In fondo è quella la sensazione che ci attraversa dal primo all'ultimo pezzo di questo album. E mi sprecherei con gli esempi di “Killer Haze”, “Deep in Your Mind” e “Fairy Tales for Moonwalkers”. Lo sfondo è sfumato, le voci si fanno rarefatte e i beat rallentati non smettono di tessere ballate per Game-Boy.

Detto questo viene la parte forse più intrigante di Casa del Mirto, il lato più dancy e kitsch, ma mai cafone. I territori esplorati sono quelli della tanto invidiataci italo-disco che spopolò al tempo e oggi fortemente rivalutata, soprattutto al di là dell'Atlantico. Brani come “The Right Way” e “I Know” per dirne un paio. Due cavalcate al ritmo di droni talmente pomposi che farebbero arrossire finanche Alan Palomo in versione Vega! Ascoltata la non meglio identificata scossa chitarristica di “Pain in My Hands”, “1979” ha così detto tutto quello che aveva da dire. Un manciata di ottime idee elaborate con un gusto estetico impeccabile per un disco che difficilmente prenderà polvere sulle vostre mensole. Un esperimento andato a buon fine e che consacra le doti di Casa del Mirto, da oggi a buon diritto il rappresentante italico della nuova fede ipnagogica. Se all'estero ce lo invidiano un motivo ci sarà!

P.S. Grazie al lavoro di produttori e DJs italiani e non, il disco è disponibile anche nella versione “1979 Remixed”. Gli ospiti Populous, Brothertiger, Nuback, RRRocco e Death By Pleasure si sono divertiti a cambiare, secondo i loro canoni, i connotati alle piccole creature di Casa del Mirto. Brilla la stella di Death in Plains con la sua versione electro-shoegaze di “The Haste”.

 

Info:

Mashhh! Records, 2011

Chillwave, Glo-fi

 

Contatti: http://www.myspace.com/casadelmirto