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Blue Willa: Blue Willa

Partire dalle conclusioni finali quando si decide di analizzare un disco può essere, in alcune occasioni, controproducente e assolutamente errato. Non è sicuramente il caso dei Blue Willa e del disco d’esordio in questa nuova incarnazione, che sfornano un debutto concreto, energico ed estremamente valido.

Una storia fatta di tanto sudore, lacrime e sangue quella dei Blue Willa: nati nel 2004 come Baby Blue, la band toscana ha rilasciato in circa dieci anni di attività dischi di qualità e incendiato i palchi di tutta la penisola con concerti, a detta dei fortunati presenti, memorabili. Un’evoluzione stilistica inesorabile e costante che nel 2011, dopo il tour del pregevolissimo "We don’t know", li porta in sala con un cambio di line-up a registrare nuovi pezzi. Pezzi che arrivano sulla scrivania – se mai ne ha una – e alle orecchie di Carla Bozulich che decide di produrre l’album che abbiamo tra le mani.

Chi non conoscesse la Bozulich meriterebbe implacabili scudisciate sulla schiena, ma questa settimana le abbiamo già riservate a quei miserabili che su Twitter hanno chiesto chi fossero questi Stone Roses headliner del Coachella, quindi vi rinfrescheremo volentieri le idee. Voce tra le più influenti della scena alt americana dagli inizi degli anni ottanta, la Bozulich ha messo bocca e parole su alcuni dei progetti più frizzanti di quegli anni, dai Geraldine Fibbers agli Evangelista, passando per l’anagrammatico duo Scarnella con il funambolo Nels Cline. Un’esperienza, la sua, messa a disposizione totale della band che con la loro miscela a base di Post-Punk e distillato di Diamanda Galas colpisce e affonda l’ascoltatore con bordate di riff e di tormentate ritmiche.

Il trittico iniziale formato da "Eyes Attention", il singolo "Fisches" – una traccia che sembra uscita dalle session di "No New York" - e "Tamburine" segnano una netta linea di demarcazione con il passato, non disconosciuto ma fatto incanalare in questo nuovo corso dal nome Blue Willa. "Rabbits" sembra scritta per Tom Waits, "Cruel Chain" echeggia di post-punk Newyorkese di inizio anni ottanta.

Se proprio dovessi scegliere un nome cui accostare il gruppo di Prato senza esitazione direi i Teenage Jesus and The Jerks, con cui condividono lo stesso tasso di geniale isteria e talento. Blue Willa è uno schiaffo a mano piena sul viso di tutti i detrattori e di quelli che affermano che non si produca musica di qualità in Italia. Sarà anche per questo che i Blue Willa sono stati scelti dall’organizzazione del Primavera Sound per rappresentate l’Italia. Una volta tanto, un motivo valido per essere fieri di essere italiani e una dimostrazione, ancora una volta, dello stato di salute di un movimento musicale che può guardare a testa alta oltre i confini nazionali.

Info:

Trovarobato, 2013

Post-Punk, Avant-Rock

 

 

Contatti: http://www.facebook.com/bluewilla?ref=ts&fref=ts

 

Tracklist:

1. Eyes Attention

2. Fishes

3. Tambourine

4. Moquette

5. Vent

6. Good Glue

7. Rabbits

8. Birds

9. Moan

10. Cruel Chain

11. Spider