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Aucan: "Black Rainbow"

  • Scritto da Orasputin

AucanElettronica italiana globalizzata

Gli Aucan ce li invidiano un po' tutti: concerti all'estero, produzioni osannate, live ipnotici. Fautori di un sound che guarda sì all'estero ma soprattutto alla musica che verrà, ce li ritroviamo – per il terzo appuntamento – sotto forma di alieni travestiti da umani, o di umani travestiti da alieni. A delegare c'è quella Tempesta International capace di cogliere la soffiata globale dopo le belle soddisfazioni casalinghe, sostenuta dall'accoppiata Tannen Records / AfricanTape. Supervisione e masterizzazione ad opera di Matt Colton, direttamente dagli Air Studios di Londra. "Black Rainbow" presenta il trio bresciano al massimo del suo splendore, ma è un luccichio malsano, figlio di un elettronica ipnotica, epilettica e mai fluida.

Il sound si fa più personale, i passaggi meno irruenti e il risultato un falso rock che fa rima con trip hop e dubsteap. Basterebbe una traccia come "Heartless" per incapsularne l'intero sottobosco, mentre l'apertura con il lamento al femminile di Angela Kinczly rievoca sapientemente le atmosfere mezzaniane dei migliori Massive Attack. E' un incipit criptico e soffuso, cui fanno capo i primi/inconfondibili/martellanti beat in pieno Aucan style, come in "Red Minoga", una di quelle tracce da utilizzare come scintilla per far esplodere la gente ai concerti. E' il frangente che inquadra alla perfezione le verità nascoste di questo "Black Rainbow", musica filtrata da strumenti veri e propri e un sound solo apparentemente commerciale; canzoni che tracciano un unico sentiero, quello della pura e sana innovazione, che emerge da una lunga ricerca antropologica in un percorso di scoperta ininterrotto. Sono canzoni caratterizzate da una miriade di sfumature, quelle di "Black Rainbows", nell'ottica di un'osservazione cronenberghiana, escono fuori nebbiose e malsane. Un assorbimento profondo e conturbante innescato da chitarre e sintetizzatori ai limiti del fantascientifico. Sullo sfondo, un substrato di pulsazioni con la scritta "trip hop" quasi illegibile.

Poi la queite dopo la tempesta, i due minuti di "Embarque", un monito preciso alla sacra scuola dell'indietronica. A partire da "Sound Pressure Level" lo scenario comincia a farsi apocalittico, e il battito cardiaco rallenta, la respirazione comincia a farsi affannosa, per implodere nella chiusura al nucleare della title track "Black Rainbow", una lezione al rallentatore sullo sfondo di arrangiamenti da scenario post bellico avanguardistico. E' la nuova psichedelia, la ricerca infinitesimale, la potenza lisergica di un sound che occulta l'irruenza della chitarre per aggrapparsi a sintetizzatori che diventano l'immagine stessa del suono e del futuro. Quella degli Aucan non è un elettronica malvagia, cafona, ma un sound che ti culla mantenendo altissimi i livelli di intelligenza. Filtro tridimensionale all'antica concezione di musica rock.

Voto: 7,5

 

Info:

Tempesta International, 2011

Elettronica

 

Tracklist:

01. Blurred (feat. Angela Kinczly)

02. Heartless

03. Red Minoga (short edit)

04. Sound Pressure Level

05. Storm

06. Embarque

07. Save Yourself

08. Underwater Music

09. In a land

10. Away!

11. Black Rainbow