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Anna Calvi: "Anna Calvi"

  • Scritto da Orasputin

anna calvi

Anna Calvi è la prima grande sorpresa di un 2011 che a livello di novità discografiche dovrebbe giocarsi parecchie altre cartucce.

Messa sotto contratto dalla più che astuta Domino Records, agevolata da una sensualità d'altri tempi, la Calvi riflette alla perfezione l'indole sulla quale si sono poggiati 60 anni di rock al femminile: il sex appel. Chiamasi anche fascino magnetico, sguardo ammaliante, rabbia, lacrime e sudore.

In quest'omonimo album, non è solo la bellezza a far parlare di sè, ma anche (e soprattutto) una proposta musicale da far gridare al miracolo, una delle robe più eccitanti mai partorite da una ventottenne al suo esordio musicale. Origini italiane, grande appassionata di rock al femminile, la Calvi viene "ingaggiata" da Nick Cave e Interpol per aprire alcune date dei rispettivi tour europei. Un mini E.P. nel 2010, tanto passaparola e blog scatenati. Adesso un omonimo album prodotto da Rob Ellis, guru di Pj Harvey nonchè produttore di Scott Walker. Anna Calvi brucia le tappe. Solo i Pixies prima di lei.

Musicalmente parlando, il flashback è alle stagioni infuocate dei primi anni Novanta, quando a dominare le alternative charts erano fenomeni di ribellione quali Sinead O'Connor e la già citata Polly Jean. Prendete i passaggi cruciali di tale stirpe, aggiungeteci un immaginario da Teatro Del Silencio di lynchiana memoria, fluttuate in paradiso alla ricerca di Roy Orbison e, per concludere, prendete in prestito la sua voce. Poi c'è quel suono di Telecaster - tanto stridulo quanto ammaliante - autentica manna dal cielo per tutta le generazione indie rock, le sgroppate di basso e, naturalmente, la voce universale di Anna.

Scientificamente, quest'esordio profuma di capolavoro su tre fronti.

- La vena epica: che emerge da canzoni quali "Desire" e "Blackout", cavalcate che riportano alla memoria gli Arcade Fire di "Funeral", con la profonda voce della Calvi a dettar legge su sponde e sovrapposizioni d'arrangiamenti celestiali.

- La vena intimista: qui la ragazza è molto brava a rievocare vecchie atmosfere à la Lisa Germano, soprattutto nella struggente "The Devil", che abbraccia nuovi fantasmi a quasi 20 di distanza da "Geek The Girl" (must assoluto del genere). Atmosfere da luce soffusa, sensualità che si inerpica su vette inesplorate. Prove ulteriori, due perle di sincerità e saggezza come "First We Kiss" e "Suzanne and I".

- La vena lynchiana: il viaggio ha inizio con l'intro di "Rider to The Sea", con "No More Words" siamo già al centro del palcoscenico. Sullo sfondo, i corpi seminudi di Noami Watts e Laura Harring intonano un walzer di afodisiache effusioni. Il capolavoro è "I'll Be Your Man", ninna nanna noir dall'impostazione gothic western.

Grande esordio, quello della musicista londinese. Toccherà ai Radiohead (e a chi, se non altro) eguagliarne il senso di spiritualità. Promessa del pop o artista giusta al momento giusto? Carriera decennale o due album e buonanotte? La conferma arriverà dai live che vedranno impegnata la Calvi su tre differenti palchi in giro per l'Italia. Un consiglio: prima di ritrovarcela in invivibili Palasport pullulanti di modaioli senza sostanza, godiamocela negli ambienti intimi dei migliori club italiani. Sullo spettacolo visivo abbiamo già messo la firma. Per quello musicale, invece, toccherà pazientare ancora un po'.

Voto: 8

 

Info:

Domino Records, 2011

Noir pop

 

Tracklist:

01. Rider To The Sea

02. No More Words

03. Desire

04. Suzanne & I

05. First We Kiss

06. The Devil

07. Blackout

08. I'll Be Your Man

09. Morning Light

10. Love Won't Be Leaving