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AFTERHOURS: Padania

afterhours padania Non è per niente semplice parlare di “Padania”, il tanto atteso ritorno degli Afterhours. Un titolo di una bellezza discutibile ma quanto mai ancorato al presente, il ritorno in organico di Xabier Iriondo, le interviste sul riconoscimento del musicista come artista e intellettuale: ce ne sarebbero di cose da dire. Talmente tante che è meglio saltare tutto e passare direttamente al disco.

“Padania” arriva a quattro anni da “I Milanesi Ammazzano il Sabato”, cioè dal primo vero passo falso di Manuel Agnelli e compagni. Ha la forma di un disco complesso, variegato, sicuramente coraggioso. Non facile all'ascolto, e qualitativamente e stilisticamente discontinuo. Innegabilmente il disco più imprevedibile e sperimentale, ma non il più riuscito.

A farla da padrone è la voce di Agnelli, una voce in stato di grazia assoluta, che sa incarnare, sotto le stesse corde vocali, il ruggito di un leone e la dolcezza di un bacio. Il vero buco sono le parole, i testi, che più che ermetici risultano limitati, frutto di un vocabolario formato mignon e incapaci di tessere le fila per un discorso più ampio, in grado di abbracciare e attraversare tutto l'album come invece sembra essere intenzione dell'autore.

Quindici tracce che sono una metafora continua sulla perdita di ideali, sull'acquisita incapacità di riconoscere obiettivi, nemici e soprattutto se stessi. Ma ascoltando l'album, più che un incentivo a svegliarsi o a porsi domande, sembra imperare una certa e fatale negatività di fondo, che sa di sentenza e non di consiglio. “Buttare lì qualcosa” cantava Giorgio Gaber, basterebbe questo al disco, assieme a un filo di ironia.

Questo non significa che “Padania” non sia un buon disco rock: sorprendente, cullante e rumoroso, suonato alla grande e pieno di ottime trovate. Ma niente di più. Niente che non sia già stato detto prima e soprattutto meglio di così. Se cercate qualcosa di “intellettuale”, o anche solo qualcosa potente a tal punto da risvegliarvi la coscienza, rivolgetevi pure altrove. Qui troverete solo canzoni. Più o meno riuscite.

A tal proposito i momenti migliori, a tratti entusiasmanti, si toccano con “Padania”, “Costruire per Distruggere”, la dilatata e sospesa apertura di “Metamorfosi” e la chiusura di “La Terra promessa si scioglie di colpo”: vale a dire nei pezzi più pacati, accasati, quando la sperimentazione, il rumore e la voglia di sorprendere restano in disparte. Perché se c'è una cosa, e c'è, che gli Afterhours sanno fare bene, è scrivere belle canzoni.

Interessante è anche l'idea di inserire dei potenziali “messaggi pubblicitari” all'interno del disco, come altrettanto efficace si rivela la scelta di lasciare alle voci fanciullesche di Michele e Teresa Ciccarelli il canto sul finale di “Io So Chi Sono”.

Detto questo, dopotutto, il consiglio è quello di farvi comunque sorprendere dal frullatore “Padania”. Vi aspetterà un bel viaggio tra le note, i rumori e la voglia di rinnovarsi di una tra le più vitali band italiane. Su questo non ci piove. Ma da qui a farne un discorso artistico-pedagogico ci passa un treno. Troverete più idee, domande ed anche voi stessi in cinque secondi a caso di Gaber che in anni di “Padania”. Per la serie: dipende da voi, da cosa siete e da cosa andate cercando.

PS: “Padania” uscirà anche in un'edizione Deluxe, limitata a 1500 copie e numerata, venduta alla modica cifra di 59.99 euro. Lo sperimentare non sempre paga, ma di sicuro si paga. Con quei soldi, di Gaber (tanto per fare un nome), ci prendete tutta la discografia.

Voto: 6

 

Info:

Germi / Artist First, 2012

Rock

 

Tracklist:

1- Metamorfosi

2- Terra di Nessuno

3- La tempesta è in arrivo

4- Costruire per distruggere

5- Fosforo e blu

6- Padania

7- Ci Sarà una bella luce

8- Messaggio Promozionale Numero 1

9- Spreca una Vita

10- Nostro anche se ci fa male

11- Giù nei tuoi occhi

12- Messaggio promozionale Numero 2

13- Io so chi sono

14- Iceberg

15- La terra promessa si scioglie di colpo

(17-04-2012)