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Nathan Never (A. Serra, M. Medda, B. Vigna)

Nathan Never

Nathan Never - Nathan Never
Il fumetto di fantascienza più famoso in Italia, il più letto in tutta Europa. Diciotto anni di Nathan Never, diciotto anni di saghe avvincenti e saghe asfissianti. In ogni caso diciotto anni di Futuro.

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Parte I: Un possibile Futuro, un possibile Eroe

Siamo nell’anno 2024. L’ingordigia dell’uomo ha provocato una catastrofe a livello planetario. Con l’intenzione di sfruttare l’energia della terra, l’uomo ha spinto il pianeta al collasso, modificandone per sempre l’aspetto e la geografia. Negli anni a venire questo colossale errore dell’uomo verrà ricordato come la “Grande Catastrofe”. Papa Gregorio XVIII, il papa corrente, deciderà di retrodatare la datazione corrente di 78 anni: così l’1 Gennaio 2024 diventa l’1 Gennaio 1946, a voler simboleggiare una rinascita, la quiete dopo la tempesta, come lo è stato effettivamente il primo gennaio 1946, l’anno dopo la seconda guerra mondiale.

Dopo la “Grande Catastrofe” la percentuale di territori abitabili cala drasticamente (alcune zone, come “Il Territorio”, sono devastate da radiazioni), costringendo l’uomo a sfruttare le sue conoscenze per colonizzare lo spazio: nascono così le stazioni orbitanti, vere e proprie nazioni, colonie umane nello spazio. La prima stazione costruita fu Urania, a seguire vennero costruite Melpomene, Talia, Tersicore, Calliope e così via, tutte “nazioni” che dopo qualche anno decideranno di rinvangare i propri diritti di indipendenza dalla Terra. Nel frattempo le città sulla terra vengono costruite su più livelli, come dei giganteschi grattacieli, andando a formare immense megalopoli senza nome. La più grande, detta semplicemente “The City”, arriva a sette livelli, sette gironi danteschi nel senso letterale del termine: nei livelli più alti abitano i potenti, i ricchi, i benestanti, in quelli più bassi i criminali, gli assassini, i delinquenti e chi non ha più nulla da perdere.

Ma nonostante le conseguenze della “Grande Catastrofe”, l’uomo non riuscirà mai ad imporsi un definitivo autocontrollo. Scienziati senza scrupoli creano una razza in laboratorio, destinata ai lavori più pesanti, la razza dei mutati, uguale a quella umana, se non per le orecchie a punta, le pupille bianche e gli occhi neri, e delle malformazioni fisiche dovute ai lavori a cui erano destinati (per esempio arti più lunghi o più numerosi). Come lo fu per la deportazione dei neri secoli or sono (anche i mutati hanno un orecchio musicale più sviluppato come il popolo nero), anche la razza dei mutati, dopo qualche anno, vuole vedere riconosciuti i propri diritti civili, essendo anche loro creature di questo mondo, dotate di coscienza e intelligenza. Presto questo conflitto ideologico degenera in un conflitto bellico: il “Movimento per la liberazione dei Mutati” impugnerà le armi per atti dimostrativi e vere e proprie guerrille urbane. Come sempre la storia si ripete.

Nel frattempo la criminalità dilaga in maniera spaventosa. Le sole forze dell’ordine non riescono a contrastarla tutta. Viene varato così il “Callaghan Act”, ovvero un decreto legge che prevede la creazione di Agenzie di Sicurezza e Vigilanza (a pagamento) per poter dare una mano alle forze dell’ordine. Dopo pochi anni l’agenzia leader indiscussa di questo fruttuoso settore (economicamente parlando) diverrà l’Agenzia Alfa, guidata da un ex produttore discografico, Edward Reiser.

Dato il fallimento dei mutati, la scienza opta per lo sviluppo delle conoscenze in ambito robotico. Vengono così creati robot e androidi sempre più sofisticati, fino ad arrivare a dotare i robot di un cervello con parti umane, ottenute per clonazione. Nei primi tempi i robot danno i risultati sperati, ma sembra che la storia non voglia finirla di ripetersi: proprio grazie a quella parte di cervello umano, i robot cominciano a dimostrare una propria coscienza, che sfocia ben presto nella stessa voglia di diritti civili che aveva maturato anche la razza mutata. Una coscienza, quella dei robot, tenuta a freno solo dalle tre leggi della robotica ideate secoli prima dallo scrittore (realmente esistente, ndr) Isaac Asimov, che obbligano il robot a salvaguardare prima la vita umana che quella propria. Il binomio carne-macchina sarà però ben più tragico e distruttivo un centinaio di anni dopo, con l’avvento dei terribili “tecnodroidi”…

Questo è solo un povero quadro descrittivo del mondo che Antonio Serra, Michele Medda e Bepi Vigna (la cosiddetta “Banda dei Sardi” del fumetto italiano) hanno ideato e costruito man mano, albo dopo albo, anno dopo anno, per la loro creatura, l’Agente Speciale Alfa Nathan Never.

Negli seconda metà degli anni ottanta la Sergio Bonelli Editore era ormai leader indiscussa del fumetto in Italia. Si pensava così di ampliare la scuderia di personaggi offerti dalla casa editrice, ampliando anche le tematiche e gli scenari. Se il west l’aveva fatta da padrone fino a quel momento (Tex Willer, Zagor, Ken Parker), si sentiva la necessità di nuove tipologie di fumetti. Quel periodo era il periodo dell’horror movie e dei film di fantascienza, quindi si necessitava di due nuove serie, una horror e una fantascientifica. Per il filone horror venne creato Dylan Dog, ad opera di Tiziano Sclavi, per l’ambito fantascientifico vennero incaricati Medda, Serra & Vigna per la creazione di Nathan Never.

Il primo albo, chiamato semplicemente “Agente Speciale Alfa”, venne realizzato da Antonio Serra per i testi e dal bravissimo Claudio Castellini per i disegni, quest’ultimo anche copertinista della serie, prima di passare all’americana Marvel (una sorta di NBA dei disegnatori). Uscì nel Giugno del 1991, e fece subito successo, grazie anche di riflesso alla fama sempre più incontrastata che Dylan Dog otteneva in quegli anni.

Per la scelta dell’ambientazione in cui il nostro Agente Speciale Alfa doveva muoversi, la Banda dei Sardi non ha avuto molte difficoltà a scegliere il prototipo a cui fare riferimento: Il capolavoro “Blade Runner” di Ridley Scott era più che mai vivo negli appassionati di fantascienza, quelle ambientazioni futuristiche erano perfettamente amalgamabili con ciò che i tre autori avevano in mente per la loro creatura. Ma non era tutto lì. Se Ridley Scott si era dedicato solamente all’aspetto puramente fantascientifico, Medda, Serra & Vigna volevano costruire un futuro il più possibile realistico, un futuro “credibile”, non tanto lontano dalla realtà e dalle ipotesi che già si fanno. Certo, poi fa un certo effetto nel rileggere le prime storie del nostro Agente Speciale Alfa e vedere che usano ancora i floppy-disk invece che una versione futuristica della moderna chiavetta USB, ma questo fa parte dei rischi che una simile serie a fumetti fa correre ai suoi ideatori. E poi alla fin fine questa futuristica versione della chiavetta USB loro l’hanno ipotizzata: hanno infatti creato i “ricordanti” ovvero esseri umani con un innesto cerebrale che può trasportare un numero infinito di informazioni nel modo più sicuro per il committente. E proprio riguardo questo innesto cerebrale, nel numero 104, Rebecca “Legs” Weaver, la comprimaria più importante di Nathan Never nella serie (inizialmente ispirata sia graficamente che nel nome dalla Sigourney Weaver di “Alien”, ancora di Ridley Scott, altro capolavoro del cinema di fantascienza), dice “Adesso farsi un innesto cerebrale è trendy, come lo era il telefonino alla fine del XX secolo”.


Parte II: Il Concetto di Saga fra Passato e Futuro

I paragoni fra Nathan Never e Dylan Dog sono d’obbligo. Sono le due testate fumettistiche italiane più di successo, ma nonostante ciò sono profondamente diverse. Se in Dylan Dog ogni storia è fine a sé stessa (forse la causa principale del suo deterioramento qualitativo degli ultimi anni, in quanto impone una ripetitività tematica nelle sue storie) in Nathan Never è l’esatto opposto: se non si ha ben chiaro il concetto di saga, leggere Nathan Never per schiarirsi le idee. Praticamente quasi ogni albo della serie e ricollegato in qualche modo con altri albi passati e futuri, poche avventure sono veramente fine a sé stesse, e servono solo per riempire gli obbligatori spazi narrativi “vuoti” fra un “episodio-saga” e l’altro. Basti pensare che ogni saga di Nathan Never (che racchiude al suo interno altre numerose sotto-saghe) dura mediamente circa 100 numeri.

Ma andiamo con ordine.

Le potenzialità e la bellezza di Nathan Never si potevano solo intravedere nei primi anni di vita editoriale, dal n. 1 al n. 45 Nathan Never era “solo” un ottimo fumetto italiano che faceva presagire qualcosa di immane e stupendo, come una bomba ad orologeria che doveva però decidersi a scoppiare. Si era parlato di una guerra futura fra gli umani e dei mostri di carne e metallo, chiamati “tecnodroidi” (ispirati graficamente ai Borg di Star Trek e alle opere dell’artista H. R. Giger), una terribile mutazione che nei primi tempi veniva etichettata come una naturale evoluzione dell’uomo sapiens. Nel Dicembre del 94 uscì l’albo numero 43, “Il Ritorno di Raven”, un albo stupendo ma soprattutto fondamentale per la saga dei Tecnodroidi, che faceva capire che quella “bomba ad orologeria” sarebbe scoppiata di lì a poco.

E siamo arrivati nel Febbraio del 1995, con l’uscita del primo gigante di Nathan Never, dal titolo “Doppio Futuro”, ad opera dell’ideatore e curatore della serie Antonio Serra (per i testi), e dal futuro copertinista della serie (dal numero 60 in poi) Roberto De Angelis (per i disegni). Ed è il botto. Come un macigno, “Doppio Futuro” rivoluziona il concetto di fumetto prima che quello di fantascienza, e viene riconosciuto come uno dei massimi capolavori del fumetto italiano e (parere personale) mondiale. Dopo l’uscita di quell’albo il personaggio di Nathan Never arrivò agli occhi di tutti, numerosi furono i riconoscimenti e il suo pubblico aumentò in maniera esponenziale, anche in ottica estera. Una vera e propria rivoluzione nel fumetto italiano. Parole dello stesso Sergio Bonelli “Dopo l’uscita di ‘Doppio Futuro’, la fantascienza in edicola si chiama Nathan Never” (NAT n. 50).

Pur utilizzando temi universali della fantascienza (un futuro dominato dalle macchine e viaggi nel tempo, come in “Matrix” e “Terminator”), Antonio Serra riesce a stupire il pubblico forse oltre le sue stesse aspettative. Non si limita a dare uno scenario alle “guerre tecnobiologiche” (così vengono chiamate le guerre fra umani e tecnodroidi) ma infarcisce questa saga di altre tematiche sempre più complesse e articolate, tematiche già sviluppate nei precedenti albi della serie regolare, riuscendo (fra mille difficoltà, come lui stesso ha ammesso) a dar vita a qualcosa di veramente spettacolare. Per la prima volta nella Sergio Bonelli Editore, un autore rispetta una legge da pochi rispettata (in primis non rispettata dallo staff di Dylan Dog): non la storia a servizio del personaggio, ma bensì il contrario, ovvero il personaggio a servizio della storia. In questo Gigante (e in generale per tutte le storie) Nathan Never è si il protagonista principale, ma non quello totale: ci sono infatti decine e decine di altri personaggi che reggono le fila di tante altre storie, ogni nome ha un cognome, ogni volto una sua storia e soprattutto un suo passato. Ma, fedele al concetto di saga, “Doppio Futuro” è solo il primo di tre episodi che verranno ospitati sulla serie dei Giganti. Il secondo episodio esce nel Novembre del 1996, dal nome “Odissea nel Futuro” (parafrasando “2001:Odissea nello Spazio”, il capolavoro di Stanley Kubrick), realizzato da Antonio Serra e disegnato dal bravissimo Mario Alberti, in cui si conosce meglio l’alter ego “futuristico” di Nathan Never, chiamato Nemo (come il capitano Nemo di “20.000 Leghe sotto i Mari”, il capolavoro di Jules Verne più volte citato nella serie). Il terzo episodio, dal titolo “Un nuovo Futuro”, scritto ancora da Antonio Serra e disegnato dal duo hammeriano Luigi Simeoni e Giancarlo Olivares, tira le file della saga nata con “Doppio Futuro” e di tutte le altre saghe nate nella serie regolare. E proprio in questo terzo e ultimo episodio, in un articolo all’inizio dell’albo, Antonio Serra ammette che la saga dei “Tecnodroidi” è stata troppo per un solo essere umano, e che non si cimenterà mai più in un opera talmente titanica come quella, purtroppo per i lettori di Nathan Never. Questa sua ammissione fa ben capire la portata quasi storica di questa saga.

Ma parlavamo di passato in precedenza. E anche Nathan ne ha naturalmente uno. E naturalmente è un passato oscuro e misterioso, come impone il target di ogni personaggio a fumetti. E qua c’è l’ennesimo capolavoro del trio. Nonostante l’ambientazione “fredda” (un poliziotto che si muove in un ambiente fantascientifico), la banda sei Sardi è riuscita a costruire un personaggio con dei travagli interiori veramente umani e soprattutto efficaci nell’economia della serie.

Nathan Never, prima di entrare a far parte della scuderia Alfa era un poliziotto arrivista e senza scrupoli, con la “sindrome del migliore”. Non che fosse un uomo meschino, ma era tutto lavoro, e trascurava quasi totalmente sua moglie Laura Lorring Never e la figlia avuta da lei, Ann. E come se non bastasse aveva anche una relazione extra-coniugale con il procuratore Sara Mc Bain. Fino a quando il destino si presenta alla porta per saldare il conto. Il poliziotto Never era alla caccia di un pericoloso criminale psicopatico, Ned Mace. Lo trova, distrugge la sua organizzazione, ma Mace fugge, e cerca vendetta. Una notte, mentre Never era a letto con Sara Mc Bain, Ned Mace irrompe nella casa di Nathan, dove c’erano sua moglie e sua figlia. Uccide brutalmente Laura e rapisce Ann. Da quella notte la vita di Nathan Never non sarà più la stessa. Quando vede il cadavere insanguinato di sua moglie ha un incredibile shock emotivo, talmente potente da fargli diventare i capelli quasi tutti bianchi, segno indelebile della colpa che aveva commesso. Costretto a presentare le dimissioni dal corpo di polizia (“Un poliziotto che si fa ammazzare la moglie e si fa rapire sua figlia non da molta fiducia”), emigra nel tempio Shaolin, sulla stazione orbitante Tersicore, per ritrovare un equilibrio psichico più che mai precario. Fino a quando Edward Reiser, il neocapo dell’Agenzia Alfa, non riesce a ritrovare sua figlia, diventata una bambina autistica grazie alla convivenza forzata con Ned Mace di quegli anni. Reiser fa curare Ann in una costosissima clinica, il Synclar Asylum, e costringe Nathan a lavorare per lui, perché solo uno stipendio di un Agente Speciale può sopportare i costi di una clinica come quella. Nathan, suo malgrado, ritorna a fare quello che era un tempo, il poliziotto, un poliziotto però troppo umano, e ancora con dei giganteschi sensi di colpa che non vogliono finirla di tormentare il nostro eroe.

 

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