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Greystorm n. 05: "Morte sull'Isola"

 

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La narrativa seriale soffre di una certa prevedibilità a causa di un limite strutturale impossibile da evitare: il protagonista a cui quel ciclo di storie è dedicato non può morire in un episodio qualsiasi, deve vivere fino alla fine (se la fine è prevista). I Bonelli non sono certo esenti da questo limite anzi, spesso la ripetitività di certe situazioni e tematiche non fa che accentuarlo, e contemporaneamente ne viene accentuata anche la prevedibilità. I Bonelli sono rassicuranti, troppo rassicuranti, ad inizio albo il lettore  già sa che ritroverà il protagonista il mese prossimo, qualunque sia l’avventura che leggerà nell’albo che ha fra le mani. Lo potrà trovare cambiato, diverso (quando è fortunato), ma lo ritroverà. Il quinto numero di Greystorm non sarà stupendo, non sarà riuscitissimo, ma una cosa lo è sicuramente: imprevedibile. Succedono più cose in queste 94 pagine che non in 20 anni di vita editoriale di Dylan Dog.

Una Gestione difficile

Morte sull’Isola” conferma una regola non scritta di questa miniserie: mentre il secondo e il quarto numero erano episodi riusciti ma dall’evidente pochezza tematica, il terzo numero e questo episodio sono totalmente l’opposto. Praticamente si salvano solo i due protagonisti, Robert Greystorm e Jason Howard, alcuni comprimari che sembravano essere molto importanti invece ci lasciano, come il possente McCrane, il cane da guardia dello scienziato, e soprattutto  Ele’Ele, l’affascinante sacerdotessa dell’isola che davvero sembrava dover durare molto di più che due soli numeri. Ma l’imprevedibilità dell’albo non assolutamente dovuta solo alla loro morte, ma anche alle loro vicissitudini. Entrambi muoiono a causa di un misterioso morbo che sembra aver colpito anche gli uomini primitivi di cui si sono visti i graffiti nel terzo numero, e mentre tutti si aspettavano una relazione sentimentale fra Greystorm e la bella indigena, quest’ultima invece di unirà con il sempre meno fraterno amico di Robert, Jason, da cui avrà addirittura due figli. Antonio Serra punta a sorprendere il lettore, punta soprattutto a destabilizzare la lettura, a inserire nella narrazione una molteplicità di situazioni davvero difficili da gestire. Il serio difetto di questo quinto episodio è proprio la sua natura compl(/r)essa: pur non avendo particolari difetti, la sceneggiatura deve correre dietro al soggetto in maniera affannosa, una corsa contro il tempo (o meglio, contro le pagine) che fa perdere parecchia efficacia ai colpi di scena presenti nell’albo. Nessun avvenimento è trattato con il necessario approfondimento, tutto scorre in maniera troppo frettolosa. Lo stesso Greystorm è colpito dal misterioso morbo e vivrà per 5 mesi nell’isola allo stato brado, cibandosi degli animali, mangiandoli a sangue freddo. Ma tutto ciò non dura che poche pagine.

L’episodio copre un arco di tempo di ben 4 anni ma lo si legge in neanche mezz’ora, a fine lettura si ha il fiatone. Fino ad adesso la miniserie sembra peccare di gestione: data la già citata pochezza tematica di alcuni numeri, ci si chiede come mai si è scelto di caricare fino all’orlo altri numeri. Sicuramente la regola bonelliana della leggibilità autonoma dei singoli episodi ha il suo peso in questa gestione irregolare, e data la continuity serrata della miniserie, si poteva davvero osare di più in termini di collegamento con i numeri passati e futuri.

Un Pizzetto ribelle

La prova di Melizza Zanella, pur raggiungendo tranquillamente la sufficienza e in linea con lo stile grafico degli altri numeri, pecca di alcuni errori, in primis delle molteplici versioni che dà del protagonista. E’ difficile trovare anche solo due primi piani di Greystorm che abbiano la stessa  caratterizzazione, sono tutti molto simili ma allo stesso tempo troppo diversi. Davvero curiosa la maniacalità con cui la disegnatrice realizza il pizzetto dello scienziato, sempre trasandato e di diversa lunghezza, a testimonianza del passare del tempo all’interno della storia. Se il Greystorm da mille facce è un difetto, non lo sono gli altri personaggi: Jason è molto ben riuscito, mentre a Greystorm cresce il pizzetto, a Jason crescono i capelli, la statuaria figura di McCrane risulta davvero imponente anche se ha la dinamicità (è il caso di dirlo) di un armadio, perfetta nella sua bellezza la sacerdotessa Elel’Ele. La rigorosa costruzione geometrica della vignette spesso è talmente rigida da far apparire gli sfondi piatti, che difettano anche di una eccessiva cura dei particolari, che non fa ben afferrare la sensazione di profondità e tridimensionalità al lettore. Uno stile preciso, realistico, forse troppo, in linea con lo stile delle precedenti quattro prove, ma allo stesso tempo con risultati non altrettanto convincenti.

Ma come abbiamo detto per la sua collega Silvia Corbetta nel precedente numero, anche la Zanella sembra avere ampi margini di miglioramento. Quello che gli manca è forse il coraggio di essere meno "perfetta", di stilizzare il suo tratto in maniera meno curata e maniacale.

12 son pochi

Arrivati al quinto numero Greystorm si conferma una serie vitale, forse troppo. L’esiguo numero di albi a disposizione (12) ci fa storcere il naso: mentre Brad Barron e Demian hanno potuto disporre della bellezza di 18 numeri, e nonostante ciò la rispettiva lyne story non era certo ricchissima, la miniserie di Antonio Serra e Gianmauro Cozzi (quest'ultimo non propriamente a suo agio nei panni del copertinista) ci appare troppo compressa in alcuni numeri, forse l’unico difetto di un fumetto che ha davvero tanti pregi, ma che non riesce a sfruttarli come dovrebbe.

 

Soggetto: 8

Sceneggiatura: 6

Disegni: 6

Globale: 6,5

 


Info:

MORTE SULL'ISOLA

Soggetto e Sceneggiatura: Antonio Serra

Disegni: Melissa Zanella

Copertina: Gianmauro Cozzi

Editore: Sergio Bonelli

Miniserie mensile n. 5 (di 12)

Febbraio 2010

 

 

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