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Greystorm n. 01: "Grandi Progetti"

 

 

Greystorm

Greystorm - Greystorm
Nel marzo del 2001 la Bonelli propone una strana serie mensile che ha per protagonista un aitante ranger dello spazio: il suo nome è Gregory Hunter, e il suo scopo è vivere l'avventura, quella pura e semplice, che rimanda al fumetto del secondo dopoguerra, una serie mensile che si rivolge ad un target di lettori dalla giovanissima età. Il creatore di questo curioso esperimento è il vulcanico Antonio Serra, già creatore di Nathan Never (assieme ai suoi colleghi sardi Michele Medda e Bepi Vigna) e autore della Trilogia dei Tecnodroidi, forse una delle vette più alte raggiunte dalla casa editrice milanese. Ma la serie non vende, e viene miseramente chiusa col numero 18, forse il il fallimento più grande della Bonelli. A pagarne le spese è lo stesso autore: scoraggiato da questo enorme insuccesso, Serra sparisce letteralmente dal panorama degli autori bonelliani, limitandosi a supervisionare Nathan Never (lavoraccio già di per se, vista l'enorme mole di storie che vengono realizzate mese dopo mese per l'Agente Speciale Alfa). Oltretutto dopo qualche anno gli chiuderanno un'altra sua testata, Legs Weaver.

Da sempre appassionato di autori come Jules Verne, H. G. Wells e Conan Doyle (praticamente gli inventori dello steampunk), Serra medita però su un altro personaggio, ben distante dalla spensieratezza di Gregory Hunter. Un inventore, per l'esattezza. Il suo nome è Robur (dal romanzo "Robur il Conquistatore" dello stesso Verne), e la sua ambientazione la Londra vittoriana di fine Ottocento.

Siamo ai giorno nostri, ormai la politica della Bonelli è cambiata: niente più serie a lungo raggio, ma miniserie. Con il mediocre Brad Barron di Tito Faraci viene inaugurato questo nuovo corso, e Serra è pronto a sfruttare quella che per lui è un'occasione unica: scrivere un romanzo a fumetti con tanto di finale, coadiuvato dall'esperienza e dall'assistenza che solo dalla Bonelli può ricevere. Ingaggia per il suo progetto alcuni sceneggiatori neveriani come Stefano Vietti e Alberto Ostini, e molti dei talentuosi disegnatori rimasti quasi disoccupati dopo la chiusura di Legs Weaver, e assieme a Gianmauro Cozzi studia la serie sin nel minimo dettaglio. Talmente importante e approfondito è il lavoro di ricerca grafica di Cozzi che gli varrà niente di meno che il ruolo di co-creatore della serie (oltre che quello di copertinista).

Robur è pronto a partire, anche se il nome verrà cambiato in un più consono Robert Greystorm. La novità assoluta (naturalmente per il panorama bonelliano) di Greystorm sta nella sua impostazione narrativa: un vero romanzo a fumetti suddiviso in capitoli (nonostante tutte le miniserie sin'ora uscite, l'unico vero romanzo a fumetti è stato Volto Nascosto di Gianfranco Manfredi, non a caso la più riuscita del lotto), che copre un arco di tempo di vent'anni, in cui i personaggi crescono, diventano adulti e invecchiano, in cui nulla si dà per scontato (arriveranno tutti vivi alla fine della miniserie?) ma in cui (soprattutto) il protagonista ha una dubbia personalità: mefistofelico, borioso, in cerca di fama, disposto a tutto pur di ottenerla, Robert Greystorm (pare) diventerà "cattivo" nel corso della miniserie. La sensibilità di Dylan Dog, il rigore morale di Nathan Never, la granitica voglia di giustizia di Tex, vanno tutte a farsi friggere: è arrivato il momento di un protagonista negativo.

Giochiamo a fare gli Inventori pazzi?

Il primo numero di questa miniserie si concretizza nelle edicole nell'Ottobre 2009: ai testi (naturalmente) Antonio Serra e ai disegni la coppia tutta al femminile Simona Denna-Francesca Palomba (rispettivamente alle matite e alle chine).

L'albo è ambientato nel 1894, in un college inglese, dove la vita scorre monotona e tranquilla. Unica voce fuori dal coro quella del giovane Robert Greystorm, vulcanico adolescente che ha una fitta corrispondenza con nientepopòdimenochè Jules Verne, e che dai suoi romanzi trae le idee per le sue invenzioni. Ha un grande amico (che ci viene presentato prima di Greystorm), ovvero Jason Howard, totalmente diverso da Robert: sentimentalista, buono, giusto, Jason è il perfetto contraltare alla negativa personalità di Robert. E qui sorgono i primi dubbi: per la prima volta abbiamo un protagonista negativo, ma al suo fianco c'è un "buono" che si presume ci sarà sino alla fine della serie. Il protagonista principale rimarrà davvero Greystorm? Sorge il dubbio che se il titolo della serie fosse stato "Howard", e fosse stata una serie in cui Greystorm rivestiva il ruolo del cattivo di turno (alla Xabaras o Mefisto, per intenderci), non sarebbe cambiato niente. Sono illazioni infondate queste, semplici paure di un lettore bonelliano di vecchio corso che si è un po' stancato del buonismo imperante nelle serie.

Ma dicevamo del primo numero. Il soggetto è molto povero, dedicato più a presentarci i personaggi che a farli agire. Nella prima metà dell'albo Serra sceglie di raccontare una sorta di viaggio immaginario nel futuro, una scelta azzardata, e forse non molto riuscita: Jason e Robert, chiudendo gli occhi, vanno avanti di una decina di anni, e Serra può dar sfogo a tutta la sua vena citazionistica steampunk: sottomarini, bus volanti, addirittura basi spaziali sulla luna, missili, c'è davvero un po' di tutto. Questa sequenza, anche se magistralmente narrata e disegnata, riporta nel lettore di vecchio corso alcune ancestrali paure: che sia un'altra serie di stampo prettamente adolescenziale come i fu Gregory Hunter e Legs Weaver? Che Serra voglia veramente sprecare una base narrativa così interessante per l'ennesimo fumetto under 15? Come già detto, paure ancestrali infondate.

Data la pochezza del soggetto, Serra deve inventarsi l'ennesima rottura narrativa tanto in voga nei Bonelli: ed ecco che, durante la gara di canoa di Jason, compare nella desolata campagna inglese addirittura un pericoloso evaso inseguito da tanti bobbies (i poliziotti inglesi). E guarda caso 'sto evaso prende in ostaggio Robert ed anche Elizabeth, una graziosa ragazzina figlia di un contadino che abita nelle vicinanze del college, corteggiata da Jason ma invaghita di Robert. Greystorm si spezza una gamba per inseguire l'evaso e per vendicarsi ("Nessuno deve mettermi i bastoni tra le ruote", pag. 82), arriva addirittura a ucciderlo investendolo col suo primo trabiccolo volante (realizzato in base ai disegni di Leonardo Da Vinci). E non lo gratifica minimamente il fatto che, facendo tutto questo, ha salvato anche Elizabeth, di cui, in termini spicci, non gliene fregava proprio niente (e la povera Elizabeth, delusa, scappa via piangendo). Se da una parte questa rottura narrativa è indispensabile per mostrare alcuni lati del carattere del protagonista (oltretutto questa disavventura lo rende zoppo, il che giustifica l'uso del bastone, che rende il suo aspetto molto più mefistofelico di quanto già non lo sia), dall'altra pare davvero forzata e avulsa dal contesto (una critica simile la feci, guarda caso, anche al primo numero di Caravan).

Ma a dispetto di un soggetto non certo perfetto, c'è una sceneggiatura piacevole, scorrevole, che riesce anche a limitare i difetti del soggetto. Dialoghi interessanti e mai banali, perfettamente calati nel periodo storico, una linearità narrativa perfetta, nessun vezzo da grande scrittore ma neanche nessun difetto. La lettura diverte, ed è questo quello che conta.

 

I Disegni che non t'aspetti

Sicuramente una delle sorprese positive di questo primo numero sono i disegni. Nessun grande nome è stato chiamato ad inaugurare questa miniserie come è successo per Caravan (Roberto De Angelis), Brad Barron (Bruno Brindisi), Volto Nascosto (Goran Parlov), Demian (no, lasciamo stare qui...). Un numero non facile da disegnare questo: disegni ultraprecisi e moderni avrebbero cozzato troppo con quanto narrato.

Se le matite di Simona Denna svolgono il loro compitino senza troppi problemi (ma anche senza incidenti di percorso), sono le chine di Francesca Palomba a far rimanere ampiamente soddisfatti: la disegnatrice sfrutta il tratteggio in maniera perfetta, a tratti sembra di ammirare le antiche stampe dell'epoca. Sapiente uso dei neri che mai conferiscono al disegno eccessiva oscurità che parrebbe fuoriluogo iin una storia come questa. Curiosa la scelta di utilizzare i retini per realizzare il già citato viaggio immaginario nel futuro, scelta coraggiosissima (si poteva giocare in maniera più decisa ancora di tratteggio) ma in ogni caso ancora una volta scelta riuscita.

Grandi Progetti per Grandi Attese

Altro pregio dell'albo è sicuramente la sua veste editoriale: non c'è un redazionale in seconda copertina, aprendo l'albo sembra di aprire un libro, molto bello il frontespizio (in cui campeggia la scritta "Primo Capitolo delle Avventure di Greystorm", e una disegno povero ma perfettamente inserito nel contesto), non c'è il classico titolo fra le tavole, e (udite! udite!) anche la numerazione delle pagine è arricchita con piccoli simboli barocchi.

Forse la parte meno riuscita della veste grafica è proprio la copertina di Gianmauro Cozzi, dal soggetto ben realizzato ma banale (la lezione di Caravan è già stata archiviata?), e dotata di una copertina colorata in maniera troppo moderna per l'albo (e miniserie) a cui funge da presentazione.

Insomma, un primo numero non esente da difetti, ma un primo numero che diverte, e che fa ben sperare. Se le promesse verranno mantenute, questa miniserie promette grandi cose. Le risposte ad alcune domande potremo averle già col secondo numero, sceneggiato da Stefano Vietti (su soggetto di Serra, naturalmente) e disegnato dalla coppia Antonella Vicari e Simona Denna.

Si spera solo che Gregory Hunter sia un lontano ricordo.


Soggetto: 5,5

Sceneggiatura: 7

Disegni: 7,5

Globale: 7



Tutte le illustrazioni presenti in questo articolo sono copyright della Sergio Bonelli Editore.

 

 

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