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Caravan n. 12: "I Cancelli dell'Eden"

 

Caravan 12

Caravan 12 - Caravan 12
12 numeri, 12 mesi, un anno esatto. Caravan, la miniserie di Michele Medda che può tranquillamente essere considerata la miniserie più atipica sin’ora proposta dalla casa editrice milanese nel corso della sua decennale storia, giunge al termine. E lo fa nella consueta maniera irriverente, con un albo finale che rinforza il carattere anarchico della miniserie verso le più comuni regole del mercato fumettistico italiano. Ai pennelli troviamo Giancarlo Olivares che si spoglia della sua indole action e ci consegna l’ultima versione di Davide & Company.

Dipinto anarchico

Non ci sono verità fuori dai cancelli dell’Eden”: Caravan termina con questo verso di Bob Dylan, per bocca di Davide Donati. Termina così come era partito, con l’inizio di un viaggio da parte della “nuova” famiglia Donati verso l’ignoto, un ignoto stavolta più dolce di quello che si prospettava sotto il controllo dei militari. Prima di questo Michele Medda ha sadicamente giocato con il lettore. Ci eravamo lasciati con “Rivelazione”, in episodio in cui le ormai celeberrime nuvole avevano avuto una spiegazione, sotto il nome di Painted Sky, “Cielo dipinto”, una spiegazione che nella scorsa recensione abbiamo condannato come banale, prevedibile, fuori luogo. E sembra che in questo albo l’autore voglia smentire queste nostre (e non solo nostre) affermazioni, rivelandoci che Painted Sky è una messinscena costruita dai militari non si è ben capito per quale motivo, forse per tener buono Davide Donati, dato che fra i partecipanti della carovana è stato l’elemento che ha pagato il prezzo più alto, la morte di entrambi i genitori. Come possiamo interpretare questo dietro-front?

Come strumentale. A Medda non interessa minimamente dare una spiegazione coerente al tutto, Medda non si preoccupa nel modo più assoluto di sbalordire il lettore con mirabolanti epiloghi che hanno nell’originalità il loro pregio più importante. L’autore quasi giustifica la carenza di idee (se di carenza si tratta e non di voluta presa di posizione) nel giustificare le nuvole, la carovana, e tutto quello che si è costruito in 12 numeri, Medda mette carne sul fuoco a velocità vorticosa per poi cucinarla nella stessa identica maniera: lo spiazzante epilogo di questo albo, e quindi di tutta la miniserie, sembra riconfermare la tesi di Painted Sky, rafforzandola con colpi di scena che escludono gli stessi militari. Emblematica è l’ultima vignetta di pag. 95: “Non c’è nessuna spiegazione” esclama costernata la dottoressa Peters, che doveva esser morta nel numero scorso. Vero. A Caravan non si può dare nessuna spiegazione coerente, non ci risulta esista una tesi che possa collegare i vari fili della narrazione in maniera lampante. Non la sa neanche Michele Medda in persona, probabilmente. Noi lettori possiamo scervellarci a dare tutte le interpretazioni possibili, possiamo costruire tesi alla “Lost”, possiamo cercare di far combaciare tutti gli elementi per costruire un quadro che ci soddisfi, anche se minimamente. Ma non è questo a cui punta lo scrittore.

Diavolo d’un Medda! Un epilogo in cui le nuvole rimangono nel mistero di un tredicesimo numero che mai sarà pubblicato lo avevamo ipotizzato. Un finale in cui il viaggio dei sopravvissuti dei Donati ricomincia da capo anche. Ma le modalità così sfacciatamente anarchiche no, questo non l’avevamo immaginato. Un modo di fare irritante, snervante: Medda se n’è fregato dei lettori sin dal primo numero. Totalmente disinteressato a concetti come “avventura”, “mistero”, “azione”, ovvero a quelle parole che da decenni campeggiano negli slogan della casa editrice milanese. Caravan è forse quanto di più autoriale abbiamo letto nella narrativa popolare. Abbiamo migliaia di esempi di opere letterarie e fumettistiche in cui l’autore riversa tutto il suo amore per la scrittura, modellando la narrazione a sua immagine e somiglianza. Sono vicende che non rispettano la logica del lettore, ma solo ed esclusivamente quella dello scrittore. Con Caravan Medda ha fatto questo, ma lo ha fatto sotto la possente ala editoriale della Bonelli, tradizionalista e conservatrice come poche altre politiche editoriali. Ed infatti, i lettori bonelliani non hanno mancato di dire il peggio del peggio di questa miniserie. Questo albo ci risulta meno riuscito di altri, meno coinvolgente ed anche meno ricco di quegli spunti che hanno contraddistinto la serie fino ad adesso. Ci risulta difficile giudicare un soggetto in fin dei conti povero, ed una sceneggiatura che forse per la prima (e ultima) volta si dedica più allo svolgersi della vicenda che all’abituale approfondimento dei personaggi. Ma nonostante ciò quest’albo ha il fascino della fine, dell’abbandono di personaggi che abbiamo visto crescere e maturare, come nel caso del povero Davide, personaggi che lasciamo per l’ultima volta, senza sapere cosa ne sarà di loro, se sopravvivranno ad un ennesimo viaggio, perso nel suddetto tredicesimo numero che non vorremmo neanche leggere. Ci immaginiamo Caravan come graphic novel, pubblicata su quegli enormi libroni che non costano meno di 30 euro che si vendono esclusivamente in libreria. Ce la immaginiamo a colori, con una impostazione del disegno e della grafica meno contratta e più libera della classica griglia (e filosofia) bonelliana. Magari una graphic novel della Vertigo, l'altro "lato" dei comics americani, con un bel nome americano stampato a caratteri cubitali sulla copertine rigida come la pietra.

Chissà cosa sarebbe successo. Chissà cosa sarebbe rimasto di Caravan.

Questione di Feeling

Nel primo numero di Caravan abbiamo ammirato i disegni di un Roberto De Angelis non propriamente ispirato, anche se dalla consueta qualità. De Angelis è la colonna portante della staff dei disegnatori di Nathan Never, il vero fiore all’occhiello forse della Bonelli tutta. Subito dopo lui viene Giancarlo Olivares nella gerarchia dello staff neveriano. E guarda caso Olivares chiude un discorso grafico che De Angelis aveva aperto, e lo fa nello stesso modo: in maniera poco ispirata. Il disegnatore bresciano ha nel dinamismo del tratto il suo forte, con un massiccio uso dei retini e di tecniche computeristiche. Qui deve per forza di cose abbandonare queste che sono le sue principali qualità e dedicarsi più alla caratterizzazioni dei personaggi, alla loro recitazione, alle ambientazioni. Fa capolino anche il west in quest’albo: non immaginiamo genere narrativo che sia più inadatto al tratto di Olivares, che conserva sempre quel tocco di modernità insita nel suo DNA.

Per ovviare alla necessaria assenza dei retini, Olivares aumenta l’uso dell’inchiostro, anche se di poco, e inserisce delle ombreggiature che in un suo albo di Nathan Never si contano sulle dita di una mano, qui invece ci risultano anche troppe, spesso fanno perdere alla vignetta l’equilibrio chiaroscurale già deficitario di suo. E’ un tratto chiaro e preciso quello di Olivares, un tratto che ha poca empatia. La sua precisione si sfoga in maniera maniacale su autoveicoli, camper ed elicotteri, e sui rispettivi interni, si esalta nelle vignette che contengono molteplici elementi (come figure umane o automobili), ma cadono miseramente nella sinergia fra narrazione e disegno, a parte forse nell’ultima sequenza della fuga della macchina dei Donati dagli elicotteri (guarda caso l’unica sequenza dinamica dell’albo).

Questa prova per Caravan rimarca un difetto del disegnatore, quello di essere poco versatile. Ne abbiamo tessuto le lodi qui come disegnatore di fantascienza, su cui abbiamo ben poco da ridire, ma in questo caso lo etichettiamo come poco adatto ad altri generi, come troppo legato ad un modo di disegnare che sprigiona tutta la sua potenza visiva solo in determinate condizioni.

La fine della Corsa

Abbiamo seguito Caravan passo per passo, ne abbiamo riconosciuto meriti e demeriti, naturalmente secondo il nostro modesto metro di giudizio di appassionati del fumetto, in special modo quello bonelliano. Non ci saranno più recensioni di Caravan su questo sito, è la fine della corsa anche per noi, ma non per Michele Medda, che ha ufficializzato proprio in questo albo la nascita di una nuova miniserie scritta di suo pugno che chissà quando potremo leggere. Indiscrezioni dal web dicono che sarà una miniserie ben più canonica di Caravan, che tratterà un tema molto in voga (anzi, troppo, decisamente troppo), quello dei vampiri. Torniamo nel 2006, a quando Sergio Bonelli ha messo la sua preziosa firma sull’approvazione di Caravan. Sicuramente era ben conscio del rischio che correva l’editore nel presentare ai lettori bonelliani un prodotto così fuori dai canoni e dalla tradizione bonelliana, fatta per lo più di certezze, di puro e sano intrattenimento. Oltretutto Caravan è stata l’unica miniserie di quelle uscite negli ultimi periodi ad aver avuto una campagna pubblicitaria abbastanza corposa sugli albi Bonelli, con tanto di giornale cartaceo sul fondo degli albi di quel Giugno del 2009. I recenti Greystorm e Cassidy non hanno potuto godere dello stesso trattamento. Forse perché con questi ultimi il Sergione nazionale sapeva di andare sul sicuro? Chi lo sa.

Caravan si è rivelato un vero esperimento, un “Painted Caravan”, volendo rubare l’idea di questa associazione di nomi ai nostri colleghi di Ubc. Un esperimento che ha come protagonista solo l’autore, Michele Medda. La frequente scarsezza dei disegni (su 12 numeri praticamente solo 2 superano il “buono”, il 7, come valutazione, con tutto il rispetto per Valdambrini & Company che hanno svolto -appunto- un buon lavoro, con alcune eccezioni) colloca ancora Medda come unico vero principe di Caravan, l’attenzione durante la storia era solo sulla narrazione, non veniva distratta da rumorose splash page o roboanti sequenze d’azione.

Caravan è stato rivoluzionario anche sotto il profilo delle cover, e stranamente l’ottima accoppiata Mammucari-De’ Felici si congeda dai loro numerosi estimatori con una cover sottotono, inadatta a rappresentare la fine di una corsa.

Salutiamo Michele Medda, sperando di non ritrovarlo alle prese con vampiri, e diciamo addio a Davide, Jolene, Carrie, Ellen, Chip, augurando loro buon viaggio.

Oltre i cancelli dell’Eden.

 

Soggetto: 6,5

Sceneggiatura: 7

Disegni: 6,5

Globale: 6,5

 

 

Elenco completo dei links alle recensioni di Caravan (cliccate sul titolo):

n. 1: “Il Cielo su Nest Point” (Medda & De Angelis)

n. 2: “Il Ribelle” (Medda & Raffaele)

n. 3: “La Parola di un Leader” (Medda & Valdambrini)

n. 4: “La Storia di Carrie” (Medda & Maresca)

n. 5: “Come i Lupi” (Medda & Valdambrini)

n. 6: “America, America” (Medda & Cuneo)

n. 7: “Al Centro del Nulla” (Medda & Valdambrini)

n. 8: “Il Gioco della Guerra” (Medda & Gradin-Maresta)

n. 9: “Nove per un Dio perduto” (Medda & Benevento)

n. 10: “Punto di Rottura” (Medda & Mammucari)

n. 11: “Rivelazione” (Medda & Valdambrini)

 

 

 

Info:

I CANCELLI DELL’EDEN

Soggetto e Sceneggiatura: Michele Medda

Disegni: Giancarlo Olivares

Copertina: Emiliano Mammucari (colorazione di Lorenzo De’ Felici)

Editore: Sergio Bonelli

Miniserie mensile n. 12 (di 12)

Maggio 2010

 

 

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