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RATM: Guerrilla urbana a Suon di Rap

ratm In occasione della loro storica quanto prevedibile reunion per alcuni live, ripercorriamo la storia dei Rage against the Machine, uno dei gruppi più dichiaratamente di sinistra che la storia del rock ricordi, fino alla loro vergognosa svendita al music business sotto il nome degli Audioslave.

Le Origini

Emiliano Zapata è stato un rivoluzionario messicano attivo agli inizi del ‘900. Coniò quello che verrà chiamato il movimento zapatista contro la dittatura terriera di Porfirio Diaz, imbracciando le armi per una equa distribuzione delle proprietà terriere ai contadini messicani. Il motto di questo Ernesto Che Guevara meno conosciuto era “Reforma, Libertad, Justicia y Ley“.

Zack De la Rocha nasce a Long Beach nel ‘70, figlio di emigrati messicani: sua madre era un’antropologa, mentre suo padre, Roberto De La Rocha, era un noto artista, conosciuto per i suoi murales in cui illustrava agricoltori dell’era zapatista. Cresciuto in un quartiere di bianchi, dovette subire a lungo le ingiustizie e i soprusi dovuti alla discriminazione razziale dei bianchi. Ma l’episodio che cambiò la vita di Zack fu il totale esaurimento nervoso del padre, che lo costrinse a distruggere tutti i lavori del padre e a vivere solo con sua madre all’eta di 13 anni. La rabbia di Zack per questi avvenimenti crebbe di anno in anno, e il ragazzo la riversò principalmente nella musica, ascoltando gruppi hardcore quali i Minor Threat e i Black Flag, e cantando e suonando la chitarra negli Hardstance (poi ridenominatisi Inside Out), avvicinandosi contemporaneamente anche al mondo dell’hip hop.

Nel frattempo il chitarrista Tom Morello si era da poco trasferito a Los Angeles con l’intento di fondare una gruppo rock. Morello è nato nel ‘64 ad Harlem da genitori kenioti (sua madre fu una fondatrice di Parents of Rock and Rap, un’associazione contro la censura, e suo padre fu un guerrigliero Mau-Mau, il movimento rivoluzionario keniota), e si laureò in scienze politiche con lode nel 1986. A L. A. entra a far parte dei Lock Up, pubblicando anche un album, dopo aver suonato in tenera età con gli Electric Sheep, in cui militava anche Adam Jones, futuro membro dei Tool. A Los Angeles conosce il batterista Brad Wilk ad alcune audizioni. Morello incontra De La Rocha in un locale durante un’esibizione di alcuni pezzi rap del cantante. Mettono giù l’idea di formare un gruppo con Brad Wilk alla batteria e l’amico d’infanzia di Zack Timmy Commerford al basso. L’espressione “Rage against the Machine” (”Rabbia contro la Macchina“) inizialmente doveva essere il nome del secondo album degli Inside Out, l’ex gruppo di Zack. Si decise così che il nome del gruppo formato da De La Rocha, Morello, Wilk e Commerford sarebbe stato quello: Rage against the Machine o, siglato, RATM.

 

Incendiate Wall Street!!!

Le prima testimonianza del gruppo fu una audiocasseta di 12 pezzi registrata per l’Atlantic Records, che aveva come copertina la Borsa di Wall Street, e attaccato su di essa con del nastro adesivo c’era niente meno che un fiammifero. Il demo destò interesse a molte case discografiche, e alla fine il gruppo firmò per la Epic Records, una succursale del colosso mondiale Sony Music, una scelta che non evitò al gruppo violente accuse di ipocrisia. Sta di fatto che i tempi erano maturi per la registrazione del primo album ufficiale della band.

I Rage against the Machine pubblicarono l’omonimo album di debutto nel 1992, sulla scia del singolo-terremoto “Killing in the Name“, dove per ben 16 volte è ripetuta la frase “Fuck you I wan’t do what you tell me” ovvero “Fottiti non farò quello che mi dici di fare” (parte censurata per la versione radiofonica del singolo), e diventando in breve tempo i portavoce principali (almeno nella musica) dell’ideologia politica di sinistra in America. La musica dei Rage è un connubbio pressochè perfetto di hardcore, heavy metal, hard rock, crossover, rap e funk, tanto che diverranno i principali esponenti del genere rapcore, anche più importanti degli stessi padri fondatori, i gruppi hip hop Run DMC, Public Enemy e Beastie Boys. I gruppi a cui i Rage si ispirano per il loro sound sono quelli sopra citati, ma anche i Clash di Joe Strummer e i sempre eterni MC5, passando per i Bad Brains. Morello, ormai ultimo guitar hero della sua generazione, si ispira per i suoi riff distruttivi a Jimmy Page, il chitarrista dei Led Zeppelin (”Wake up” è un palese riferimento a “Kashmir“, brano contenuto nel “Physical Graffiti” ledzeppeliano), e per l’effettistica a Jimi Hendrix (arriverà a suonare intere frasi solo distorcendo il suono grazie agli effetti della pedaliera, senza toccare minimamente la tastiera). Le invettive di De La Rocha hanno invece pochi eguali, invettive che fecero impallidire anche i più affermati neri rappers dell’epoca, ormai soggiogata dall’industria musicale, magari dalla stessa Sony che produceva i dischi dei Rage.

In una Los Angeles ormai surclassata da Seattle come capitale mondiale del rock, i Rage furono la risposta al grunge, e dopo lo sparo di Cobain divennero il gruppo più in voga in America. Le sfuriate grondanti di rabbia feroce non lasciano indifferenti nessuno, il loro primo album racchiude una sequenza micidiale di inni rabbiosi e bellici come nessuno prima aveva osato proporre in America: il rap rabbioso di “Bombtrack“, la sfuriata prima funk poi heavy metal di “Bullet in the Head” (forse il loro capolavoro), l’ipnotica “Wake up“, la lunga “Freedom” (dedicata al nativo americano Leonard Peltier, accusato degli omicidi di due agenti dell’FBI), sono vere e proprie cannonate, piccole guerrille musicali.

 

Censurando la Censura nei cattivi

Imperi La loro attività di protesta non si limitava certo solo alla musica: in un concerto a Lollapaloza del 1993, i quattro componenti salirono nudi sul palco per 15 minuti, con un nastro adesivo sulla bocca, e disegnate sui propri petti le lettere PMRC (ovvero Parental Music Resource Center, il comitato che decideva la censura sui dischi in USA), accompagnati solo dagli assordanti feedback degli strumenti di Morello e Commerford. Nel frattempo De La Rocha diventa il portavoce del movimento Free Mumia Abu-Jamal, movimento nato per la liberazione di Mumia Abu-Jamal, giornalista e attivista politico condannato per l’omicidio di un poliziotto, un’attività che lo porterà a testimoniare alle Nazioni Unite contro il trattamento riservato dagli Stati Uniti al giornalista. Portò avanti anche la causa del padre, in supporto ai ribelli dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, realizzando anche un pezzo sull’argomento coi Rage, ovvero “Zapata’s Blood“, suonata sempre negli ultimi live.

Nel 1996 esce il loro secondo album in studio chiamato “Evil Empire” (da una definizione di Reagan del 1982 sull’Unione Sovietica, definita da lui un “impero del male” al termine della Guerra Fredda). L’album riscontra subito il successo previsto, visto anche il nome che i Rage ormai hanno, ma degli inni di cui il primo album era stracolmo, qua ne troviamo solo uno, quella “Bulls on Parade” che il gruppo eseguì in una discussa esibizione al Saturday Night Live (un programma che ospitò esibizioni dei Nirvana, degli Smashing Pumpkins e degli Stone Temple Pilots), un esibizione interrotta per il tentativo di De La Rocha di capovolgere la bandiera americana in segno di protesta per la presenza negli studi di Steve Forbes, l’allora candidato repubblicano alla Casa Bianca. In “Evil Empire” i quattro musicisti si dedicano alla sperimentazione del loro sound, Morello alcune volte esagera con i suoi esperimenti a volte troppo pretenziosi ed edonistici, mentre la sezione ritmica di Wilk e Commerford vira decisamente su un funk hardcorizzato. Abbiamo così l’iniziale “People of the Sun“, dedicata proprio agli zapatisti, l’incalzante “Tire me“, il monolitico riff di “Down Rodeo” e la rabbiosa “Without a Face“.

 

Ideali venduti

La fama dei Rage oltrepassa anche i confini nazionali e il gruppo riceve parecchi premi e riconoscimenti, come i Grammy vinti da “Tire me” e poi dalla successiva “Guerrila Radio“. Il conflitto di interessi si era ormai creato: il gruppo era troppo in vista per non essere aggredito dai tentativi di colossi commerciali come Mtv che cercavano di globalizzare il loro prodotto. E la volontà di arraffare più soldi possibili dei Rage venne confermata dalla vendita dei diritti di alcune loro canzoni ad alcune produzioni cinematografiche non certo politicamente impegnate: “Darkness” fu usata per “Il Corvo”, “No Shelter” per la classica americanata “Godzilla”, e “Wake up” e “Calm like a Bomb” per i primi due “Matrix“. De La Rocha e Morello si sono sempri difesi da chi li accusava di commercializare il loro prodotto in barba a quanto loro stessi professavano, giustificandosi che il loro intento era quello di comunicare il loro messagio di giustizia con qualunque mezzo possibile. Va detto a loro difesa che i Rage non si sono mai abbassati a rispettare certe regole se non esclusivamente quelle imposte da loro stessi. In ogni caso questa questione dei conflitti di interesse sarà una costante nella carriera dei quattro, partendo dalla loro firma per la Sony fino al vergognoso epilogo targato Audioslave. Nel frattempo esce solo in Giappone una raccolta di live e inediti chiamata appunto “Live & Rare“, una trovata per promuovere il tour asiatico, un album per collezionisti e fan accaniti, visto che è introvabile, almeno che non lo si ordini in Giappone. Il problema principale dei Rage era l’esasperante lentezza che il loro leader Zack de La Rocha impiegava per realizzare i suoi testi. Ci sono voluti quattro anni per la realizzazione di “Evil Empire” e ce ne vorranno tre per la realizzazione del loro terzo (e ultimo) album in studio, intitolato “The Battle of Los Angeles“, uscito nel 1999.

 

Battaglie a Los Angeles e Dylan che storce il Naso

Qui i Rage mettono da parte (definitivamente, col senno di poi) la voglia di sperimentare che avevano in “Evil Empire” e consegnano alle stampe praticamente una copia non perfetta del loro primo album. “The Battle of Los Angeles” vira sugli stessi schemi del primo album, è ricco di inni distruttivi e rabbiosi, e di un Morello sempre più troppo autoprotagonista. Consapevoli del loro talento, i tre strumentisti si divertono a proporre basi tiratissime e ricche di tecnicismi, ma povere di originilità. Anche se ottengono buoni risultati, in alcuni casi ottimi, come con i tre singoli estratti da questo album, ovvero “Testify” , “Guerrila Radio” e “Sleep now in the Fire“, passando per le infuocate “Calm like a Bomb” e “Born of a broken Man“. I singoli verranno poi accompagnati da dei video sempre più di protesta: i video di “Testify” e di “Sleep nw in the Fire” vennero girati addirittura dal contestatore americano per eccellenza Michael Moore. Nel primo prendono in giro George W. Bush e Al Gore, allora candidati alle elezioni americane, ritraendoli come 2 alieni, mentre per “Sleep now in the Fire” Moore utilizzò il video del concerto che i Rage tennero davanti a Wall Street il 26 gennaio del 2000, creando non pochi disordini (curiose le reazioni “rabbiose” dei dipendenti di Wall Street), mentre per quanto riguarda i temi delle canzoni “Voice of Voiceless” fu dedicata al già citato Mumia Abu Jamal. La fortunata carriera dei Rage si conclude però con questo album. Nel 2000 pubblicarono la raccolta di cover chiamata “Renegades“, realizzata dal produttore più furbo d’America, quel Rick Rubin che si ricoprirà di soldi producendo gli album dei System of a Down, dei Limp Bizkit, degli International Noise Conspirancy e dei Linkin Park. “Renegades” racchiude cover di pezzi degli Afrika Bambaataa, di Bob Dylan, di Bruce Springsteen, degli Mc5, dei Cypress Hill, dei Rolling Stones, degli Stooges, dei Minor Threat e dei Devo. Una raccolta di cover non tutte riuscite, ma è il concetto dell’album a sorprendere in negativo. Testimonianza della spaventosa carenza di idee (probabilmente anche politiche) del gruppo, le cover vivacchiano fra un hard rock ed un hip hop che spesso vanno a storpiare le canzoni invece che a valorizzarle, come nel caso della cover di “Maggie’s Farm” di Bob Dylan.

 

Epilogo e Vergogna

Ma ormai la decisione era stata presa da tempo: il 18 Ottobre del 2000 Zack De La Rocha dichiara la sua intenzione di lasciare il gruppo, motivazione ufficiale è che la musica dei RATM non aveva ottenuto i risultati politici sperati (ma c’è chi dice che questo era solo un nobile pretesto per nascondere i contrasti di natura economica all’interno del gruppo). Dopo la loro separazione Rick Rubin produrrà “Live at the Grand Olympic Auditorium“, un ottimo live uscito nel 2003, che fungerà anche da greatest hits, facendone uscire anche un versione in DVD, in modo da far più soldi possibili. Il gruppo che prenderà la pesante eredità dei Rage saranno i System of a Down (prodotti guarda caso ancora da Rubin), conosciutissimo gruppo crossover di Los Angeles di origine armena, bravi anche loro nel proporre musica politicizzata ma che non hanno mai raggiunto in termini di qualità i livelli dei Rage. Il leader del gruppo armeno Serj Tankian e Morello fonderanno l’organizzazione no-profit Axis of Justice, dando vita ad acuni live che riunivano, fra gli altri, alcuni menbri dei Tool e dei Red Hot Chili Peppers, oltre agli stessi Morello e Tankian. Zack De La Rocha (che rimane comunque sia il più fedele del gruppo agli ideali di giustizia) perseguirà l’idea di realizzare un album da solista, avvalendosi di collaborazioni nobili come quella con Trent Reznor, ma il materiale registrato col leader dei Nine Inch Nails non fu mai pubblicato perchè a detta di De La Rocha non era “abbastanza decente”. Gli altri tre invece cercarono il sostituto del rapper in giro per il mondo, optando alla fine per l’ex leader dei Soundgraden Chris Cornell, e dando vita al progetto Civilian (poi ridenominato Audioslave) prodotti (guarda caso) sempre dal solito Rick Rubin. Qui inizia la parabola discendente dei tre musicisti. I tre album degli Audioslave (l’omomimo uscito nel 2002, “Out of Exile” uscito nel 2005 e “Revelations” uscito nel 2006) non soddisfano ne i fan dei Rage ne quelli dei Soundgarden. Chris Cornell dopo l’operazione alle corde vocali è ormai improponibile per cantare in un gruppo hard rock. In un’esibizione al Flippaut del 2005, a Bologna, il gruppo riproporrà pezzi dei Rage cantati da Cornell, ma sarà una performance quasi vergognosa. E infatti, dopo l’ignobile raccolta di hit radiofoniche “Revelations“, il gruppo, ormai alla deriva, si scioglierà, anche perchè il progetto aveva già fruttato i soldi sperati sia al trio di musicisti sia a Rubin, anche se va detto che gli Audioslave sono stati il primo gruppo americano in assoluto a suonare in un concerto a Cuba.

 

Sono finiti i Soldi?

E siamo arrivati all’articolo pubblicato alla fine del 2007 dal Los Angels Post, in cui si annuncia la reunion per alcuni live dei Rage against the Machine, dopo l’incontro di De La Rocha e Morello in una manifestazione di agricoltori nel centro-sud americano nel Settembre del 2005. L’unica concerto in Italia si è svolto allo stadio Braglia di Modena il 14 Giugno del 2008. E si parla anche della realizzazione di un album di inediti. Anche se andando a vedere su you tube alcuni video dell’ultimo concerto dei Rage a Sidney si nota che l’età avanzata di De La Rocha ha avuto i suoi effetti. Della foga che si vedeva nel DVD al Grand Olympic Auditorium è rimasto ben poco… Cosa combineranno i nostri eroi quindi? Si faranno ingurgitare per l’ennesima volta dal music business? O l’età ormai avanzata e i soldi già fatti gli faranno relizzare un album degno della loro paventata rabbia contro la macchina? E quando capiranno che quella machine tanto accusata non è altro che la loro stessa voglia di fare soldi? Ai posteri l’ardua sentenza. Noi continuiamo ad ascoltare le nostre “Bullet in the Head” e “Killing in the Name”, e a rimembrare i bei tempi andati di quando bastava uno slang di De La Rocha e un assolo di Morello per scatenare il putiferio. Uccidendo nel Nome dei Rage against the Machine.


Discografia

"Rage against the Machine" (1992): 8,5

"Evil Empire" (1996): 7

"Live & Rare" (1997): 6

"The Battle of Los Angeles" (1999): 7

"Renegades" (2000): 4,5

"Live at the Grand Olympic Auditorium" (2003, Live)

 

Audioslave

"Audioslave" (2002): 5

"Out of Exile" (2005): 4

"Revelations" (2006): 3