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Pearl Jam

  • Scritto da Thomasmann

pearl jam biografia Nati a Seattle nel 1990 i Pearl Jam sono dei sopravvissuti. Eddie Vedder e soci sono a tutt’oggi l’unico gruppo della formidabile scena grunge di inizio anni Novanta che è rimasto (quasi) immutato nella formazione e non ha mai smesso di fare dischi e concerti. Gli altri gruppi si sono sciolti (Soundgarden e Screaming Trees) o hanno perso per droga i leader (Nirvana e Alice In Chains ). I Pearl Jam no, loro sono ancora lì, o meglio qui tra di noi.

Non che non abbiano avuto i loro bravi problemi con droghe e disintossicazione (il chitarrista Mike McCready c’è rimasto quasi secco), hanno cambiato quattro batteristi in pochi anni fino a che non è arrivato Matt Cameron dai Soundgarden, ma non si sono mai sciolti.

I Pearl Jam sono un’anomalia. Quello che il grunge aveva di straordinario era la sua varietà interna, con i diversi gruppi che riportavano influenza tra le più disparate, dal punk al metal, e questo li caratterizzava in maniera diversa. I Pearl Jam erano i più tranquilli di tutti, i più classici, eredi di una tradizione rock che viene dall’Inghilterra di fine anni Sessanta-inizio Settanta, quella dei The Who per intenderci. Nati dalle ceneri dei Green River prima e di quella perla di gruppo che sono stati i Mother Love Bone poi, erano comunque incazzati come delle bestie, e lo si legge bene nei testi dei primi dischi in particolare, ma allo stesso tempo hanno mantenuto una pulizia e una dolcezza (accentuata forse troppo in alcuni momenti della ventennale carriera) che ne hanno consentito il successo su scala mondiale anche fuori dal circuito rock più chiuso. Come spesso accade per dei gruppi che hanno una carriera così lunga. Certo negli anni hanno fatto anche loro dei passi falsi, non tutti i nove album di studio sono belli, anzi…ma dopo l’esplosivo successo del primo disco (con quasi 12 milioni di copie vendute) e la replica del secondo, i Pearl Jam sono riusciti a non essere mai uguali a se stessi, scegliendo la strada più difficile, sacrificando i mirabolanti guadagni delle vendite per concentrarsi su un percorso personale e “intimo”, coltivando un rapporto stretto coi fan e col pubblico alimentato da esibizioni live da antologia.

Punto di forza della band è il live. Coinvolgenti e passionali, estremamente precisi e virtuosi i cinque di Seattle sono autentici animali da palco, Eddie Vedder e la sua classica bottiglia di vino a sera in testa. Personalmente li ho visti suonare solo due volte dal vivo e solo negli ultimi anni, in situazioni (un palazzetto da 15mila posti e all’Heineken Jammin’ Festival) che possono sembrare meno da pogo selvaggio e arrabbiato rispetto ai primi loro concerti, che si tenevano in club da duemila persone e negli anni incazzati del grunge, ma nulla è cambiato. Anzi ovviamente con gli anni la tecnica e le capacità dei musicisti sono migliorate e per oltre due ore di concerto i cinque non sbagliano un cazzo, con assoli, non solo di chitarra ma anche di batteria e di basso, da pelle d’oca, bocca aperta e bavetta!

 

- "Ten" (1991) / 9

- "Vs." (1993) / 8

- "Vitalogy" (1994) / 7

- "Yield" (1998) / 6,5

- "Binaural" (2000) / 7

- "Backspacer" (2009)/ 6,5