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Courtney Love: odi et amo

  • Scritto da Loredana Coco

courtney love

courtney love - courtney love
Molti avrebbero voluto vederla cadere a pezzi ma lei , nel bene o nel male, é ancora qui.

Sarei un’ipocrita se non ammettessi che in quella torrida estate del 2004 Courtney Love mi sconvolse. Avevo 15 anni e da circa un anno avevo scoperto i Nirvana. Di Courtney Love sapevo poco oltre al fatto che nel febbraio del ’92 era convolata a nozze con Cobain e che si vociferava di un suo presunto coinvolgimento nella prematura scomparsa del tormentato leader dei Nirvana.

Facevo parte di quella folta schiera di fans dei Nirvana che odiavano visceralmente la Love (i motivi credo siano palesi) per cui ascoltare un disco delle Hole non mi passava nemmeno per l’ anticamera del cervello. Non ricordo precisamente cosa mi spinse a vincere i miei pregiudizi e a procurarmi un disco delle Hole ma ricordo con estrema precisione l’ effetto che quella voce ebbe su di me e soprattutto quello che pensai: “cazzo, ma allora qualcuno mi capisce”.

Ce l’ aveva fatta, mi aveva conquistata. L’album in questione era “Live through This”, considerato il capolavoro della band e per uno strano scherzo del destino uscito a pochi giorni dal suicidio di Cobain (molti hanno voluto leggere in esso l’epilogo di una tragedia annunciata: tra i versi più urticanti figurano “with a bullet, number one, kill the family save the son, himself”).

Ascoltai solo ed esclusivamente quel disco per giorni interi senza stancarmene mai, lo adoravo e ne conoscevo alla perfezione ogni singolo istante. Non avevo mai ascoltato nulla di simile prima d’ allora e fu grazie ad esso che non solo scoprii le Hole ma iniziai anche a conoscere e ad appassionarmi alla musica strimpellata da quella folta schiera di ragazze interrotte: le riotgrrrls. Ragazze che declamavano a gran voce la loro voglia di indipendenza ed affermazione ma che comunque restavano intrappolate nel loro disagio e succubi della propria fragilità. Courtney Love era una di queste ragazze. Con alle spalle un passato di sofferenze ed eccessi, Courtney capì che avrebbe potuto incanalare tutto questo flusso di emozioni negative nella musica e trovare in essa una preziosa valvola di sfogo e un mezzo di riscatto.

È nel lontano 1985 che Courtney fonda insieme a Kat Bjelland (futura leader delle grandissime Babes in Toyland) e Jennifer Finch (futura bassista delle scatenatissime L7) le Sugar Baby Doll. Il gruppo non incise nulla di particolarmente rilevante e si sciolse di li a poco causa i continui contrasti tra le forti personalità della Love e della Bjelland, amiche/nemiche storiche (ci sono tutta una serie di dispute, riappacificazioni ed attacchi reciproci, tra cui la contesa dell’ invenzione del cosiddetto stile kinderwhore). Ed é anche nel lontano 1985 che inizia il flirt tra la Love e il mondo del cinema, per il quale del resto non aveva mai mostrato disinteresse. Fece il suo debutto cinematografico nel film “Sid & Nancy” del regista Alex Cox, ricoprendo sì un ruolo di contorno ma che le consentirà di farsi notare da registi di calibro quali Milos Forman (con il quale successivamente girerà “Larry Flint - Oltre lo Scandalo” e “Man on The Moon”) e Julian Schnabel (con il quale girerà “Basquiat”, film basato sulla vita dell artista Jean Michael Basquiat). Lo stesso Cox la richiamerà un anno dopo, nel 1986, per affidarle questa volta un ruolo rilevante in “Dritti all’Inferno”.

Nel corso della sua parabola cinematografica la Love raccolse larghi consensi ed apprezzamenti ed arrivò persino vicina alla vincita di un Oscar. Inutile dire che ci furono comunque molti che infangarono il talento di attrice della Love affermando che questa, essendo un’ arrivista pronta a tutto, in realtà non provava nessuna difficoltà a recitare considerando che le risultava spontaneo farlo sempre e comunque anche nella vita di tutti i giorni. Ritornando all’ ambito musicale, la breve esperienza con le Sugar Baby Doll servì a Courtney per capire che in fondo voleva fondare un gruppo nel quale doveva esser lei a rivestire un ruolo principale; il tempo di pubblicare un annuncio sul Los Angeles Post e nell’ 89 le Hole erano nate.

L’ album d’ esordio “Pretty on the Inside” (uscito nel ‘91, prodotto da Kim Gordon e provocatorio sin dal titolo) seppure abbastanza acerbo riuscì a raccogliere un ampio consenso grazie alla sua fusione di rumore, melodia e ai testi intrisi di rabbia “uterina” e a divenire uno dei capisaldi dell’ intero movimento riotgrrrls. Courtney Love iniziava a farsi strada nel mondo del rock, ma non poteva di certo immaginare che il ragazzo con il quale iniziò ad uscire in quegli anni sarebbe divento una delle personalità più influenti degli anni ‘90 e in generale uno degli artisti più importanti e talentuosi della storia del rock: Kurt Cobain. La relazione tra la Love e Cobain (coronata da un matrimonio e dalla nascita di una bambina, Frances Bean Cobain, nel ‘92) venne descritta come un rapporto travagliato, ricco di litigi e riappacificazioni e considerato da molti “tossico”.

La Love venne dipinta spesso quasi come una strega manipolatrice ed arrivista, si insinuò che la sua produzione musicale in realtà non era farina del suo sacco e su tutto, all’ indomani del suicidio di Cobain, che fosse addirittura responsabile dell’ accaduto. Certo la scomparsa di Cobain presenta una serie di punti oscuri, a tratti quasi irreali, e il comportamento della Love apparso spesso enigmatico. Se questo fosse vero, la Love risulterebbe una delle più grandi criminali impunite della storia (e il che avrebbe dell’ assurdo), ma ritengo che sia fin troppo semplice non solo sputare giudizi ma anche attaccare qualcuno sulla base di semplici illazioni. A tal proposito venne persino girato un documentario intitolato “Kurt & Courtney” (diretto dal documentarista Nick Broomfield e alla pubblicazione del quale la Love si oppose drasticamente ed invano).

Il documentario sosteneva la piena colpevolezza della Love avvalendosi della testimonianza di figure alquanto discutibili (visionandolo potrete rendervi conto di quanto non sia imparziale e soprattutto dello stato di alterazione dei vari testimoni visibilmente interessati a ricevere un po’ di notorietà infangando la reputazione della Love). E se fosse proprio lei la vittima più grande? La Love post Cobain appare come una donna devastata dagli eventi ed abbandonata da tutti, che sprofonda ulteriormente nell’ abisso della droga, flirta pericolosamente con la chirurgia plastica e sembra quasi più interessata al gossip che a fare musica. Dopo “My Body, the Hand Granade” (insieme di b-sides e brani riarrangiati, uscito a distanza di tre anni da “Live Through This“) la carriera delle Hole inizia la sua parabola discendente. “Celebrity Skin” (datato 1998, forse l’unico album trascurabile) è in assoluto l’ album più commerciale della band e rappresenta uno stanco tentativo di ripresa, la quale si rivelerà vana, tanto da portare allo scioglimento ufficiale del gruppo avvenuto nel 2002.

Nel 2004 la Love pubblica il suo attesissimo primo lavoro come solista. Per l’ occasione è affiancata da una nuova band, le Bastard, patinate ed imbarazzanti a tal punto da far venire la nausea. “America’s Sweetheart” è un album ricco di brani pop tutto sommato gradevoli, ma non di certo degni della vecchia e grintosa Courtney Love. Per quest’ anno è prevista l’ uscita del suo secondo disco solista sul cui nome circolano ancora delle imprecisioni (“How Dirty Girl Get Clean” o “Nobody’s Daughter?”) ma nel frattempo la Love ha avuto occasione di pubblicare i suoi diari : “Dirty Blonde”.

Courtney Love non é stata di certo la prima ad imbracciare la chitarra e ad urlare come una pazza isterica, non ha mai avuto il carisma e l’originalità di Patti Smith, la “schizofrenia” di Lydia Lunch, la violenza di Wendy O’Williams o della stessa Bjelland. Inoltre non ha mai composto brani paragonabili per intensità a Pj Harvey o alla Germano ma una cosa è certa: tutto ciò che ha fatto la fatto con un’ unicità indiscutibile. È stata incredibilmente abile nello studiare il proprio “personaggio” (ed il rock è anche questo ), affascinare con la sua gestualità e soprattutto emozionare con quella sua voce rauca ed insieme suadente (e questa c’è ed è indiscutibile). Sfortunatamente troppo spesso si é data troppa importanza agli aspetti più frivoli e degradanti della sua persona mettendo in secondo piano l’ artista o peggio ancora non prendendo neppure in considerazione quest’ ultima.

Molti avrebbero voluto vederla cadere a pezzi ma lei, nel bene o nel male, é ancora qui. Oggi si fatica quasi a riconoscere in lei l’autrice di quel conglomerato di distorsioni e rabbia che era “Pretty On The Inside” ma per quanto possa esser cambiata Courtney Love resterà sempre quella ragazza costantemente incazzata con il mondo. Ancora oggi se riascolto un qualsiasi disco delle Hole mi viene la pelle d’ oca, una valanga di ricordi…ma forse questo non potrete capirlo fino in fondo soprattutto se non siete stati una ragazzina di 15 anni in piena crisi adolescenziale… Courtney Love avrebbe rappresentato tutto per voi...

Discografia


HOLE

- “Pretty on the inside” (1991) voto: 8

- “Live through this” (1994) voto: 8,5

- “My body the hand grenade” (1997) voto: 7

- “Celebrity skin” (1998) voto: 6,5

- “Nobody’s Daughter” (2010) voto: 6

 

COURTNEY LOVE

- “America’s sweetheart” (2004) voto: 6.5