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Roberto Bolaño (1953-2003)

Non so se è il caso di fare della pubblicità esplicita, ma questa volta ne sento il bisogno. Nella mia fase “offline” ero un saccheggiatore di riviste specializzate. Compravo di tutto, da quelle di videogiochi al National Geographic, senza dimenticare le pubblicazioni dedicate alla letteratura. Ed è proprio sulle pagine del fenomenale “Pulp Libri”, che incappai in un quasi sconosciuto (almeno dalle nostre parti) scrittore cileno. Era il 2008, e Adelphi aveva appena pubblicato quello che a mio avviso è uno dei capolavori della letteratura degli ultimi dieci anni. L'opera in questione è un tomone di 963 pagine che prende il nome di “2666”. Nonostante la mole imponente, lo lessi tutto di un fiato.

Non ci sono alternative, il mondo messo in piedi da Roberto Bolaño non si fa scoprire con facilità, ma quando ne apprendi le chiavi di lettura non ne esci più. Nato a Santiago del Cile nel 1953, la sua produzione letteraria è influenzata dal surrealismo tipicamente latino-americano, ma gli infonde un velo di iperrealismo dato da un'attenzione innata per l'ambiente che lo circonda, a partire dalle sue vicende personali. I suoi personaggi sono degli sbandati o per meglio dire degli individui in dissoluzione, come lui stesso d'altronde. La sua giovinezza a Città del Messico, il ritorno breve ed estemporaneo nell'incubo messo in piedi dal regime di Pinochet e la condizione di esule nell'ultima fase della sua vita a Barcellona, ritornano prepotentemente nelle sue opere. E se non è semplice approcciarsi ad un suo libro, la sua prosa quasi poetica ti avvolge in un mare di vicende dure, taglienti, a volte crudeli altre empatiche e commosse.

Opere come i “Detective Selvaggi”, “Stella distante” e lo stesso “2666” giocano con i linguaggi del Thriller e del Poliziesco, per diventare un magma visionario che fotografa la disgregazione di una generazione, quella delle avanguardie culturali del Sud America, che non può che soccombere sotto il peso della realtà e della natura sanguinaria e quasi animalesca dell'essere umano.

La sua morte all'età di 50 anni ha stroncato un flusso artistico assolutamente in divenire. Chissà quali altri ritratti sbandati e disperati avrebbe potuto tratteggiare? In attesa di una risposta che non giungerà mai, vi consiglio di non sottovalutare in alcun modo le sue parole, potrebbe esservi fatale.

“Sono stato cordialmente invitato a far parte del realismo viscerale. Naturalmente, ho accettato. Non c'è stata cerimonia di iniziazione. Meglio così” (da “I Detective Selvaggi”)


Bibliografia consigliata:

1. “2666” (uscito postumo nel 2004) voto 8,5

2. “I Detective Selvaggi” (1999) voto 8,5

3. “La letteratura nazista in America” (1996) voto 8

4. “Stella Distante” (1996) voto 8

5. “Consigli di un discepolo di Jim Morrison a un fanatico di Joyce” - scritto con Antoni Garcia Porta (1984) voto 8

6. “La pista di ghiaccio” (1993) voto 7,5

7. “Il Terzo Reich” (uscito postumo nel 2012) voto 7,5

8. “Un romanzetto canaglia” (2002) voto 7,5

9. “Notturno cileno” (2000) voto 7,5

10. “Puttane assassine” (2001) - racconti, voto 7,5

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