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Philip K. Dick (1928-1982)

Caro Ridley Scott non hai capito un cazzo. Non me ne vogliano i fan di “Blade Runner”, ma è la prima cosa che mi viene in mente se penso alla riduzione cinematografica di “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”. Adattare un libro di Philip K. Dick è un impresa a dir poco impossibile, a meno che non si vogliano piegare le esigenze cinematografiche ad un viaggio allucinato dentro una dimensione costellata di riferimenti teologici, simulacri dell'essere umano e realtà distorte e simulate.

La storia del cacciatore di androidi Rick Deckard è qualcosa di più di un ottimo noir in salsa cyberpunk, ma un vero e proprio caleidoscopio simbolico in cui l'analisi delle ripercussioni etiche e morali del rapporto uomo-macchina è solo una piccola parte di un impianto narrativo in cui le visioni apocalittiche si mischiano con interrogativi e visioni assolutamente non risolvibili e riducibili (concetto di Dio, rapporto tra media e realtà e molto altro). Tutto questo lo trovate sfogliando le pagine scritte da Philip Kindred Dick, che più che un grande scrittore di Fantascienza era un grande narratore dei nostri tempi.

Attraverso le sue visioni di devastazioni nucleari, colonizzazioni di altri pianeti, androidi e futuri distopici, emerge la società oppressiva e simulata in cui tutti noi viviamo. Cosa c'è di più allucinante della pervasività della televisione, delle dipendenze sociali e della dittatura del consumismo? Sia che si parli di una tuta disambiguante, di dimensioni storiche alternative o di poteri paranormali, ogni metafora messa in piedi apre la porta ad un orizzonte infinito di interpretazioni.

Una vita non facile, costellata di abusi di droga, problemi psichici e comunità di recupero. Un'esistenza travagliata ma che allo stesso tempo ha fornito gli spunti necessari a costruire un castello di narrazioni tra i più efficaci mai messi in piedi. L'effetto straniante delle sue visioni non può non derivare da una soggettività devastante che emerge con forza nei personaggi e nelle vicende messe in piedi.

Poco considerato in vita, adorato e saccheggiato dopo la morte, Philip K. Dick ha condizionato in maniera indissolubile una visione lucida e spietata della modernità (o post modernità) che trascende dalla letteratura per abbracciare l'intero orizzonte culturale. Buon approfondimento!

Bibliografia consigliata:

1. “Un oscuro scrutare” (1977) voto 9,5

2. “Ubik” (1969) voto 9,5

3. “La Svastica sul Sole” o “L'uomo nell'alto castello” (1962) voto 9

4. “Ma gli androidi sognano pecore elettriche ?” (1968) voto 9

5. “Follia per Sette Clan” (1964) voto 8,5

6. “I Simulacri” (1964) voto 8,5

7. “Le tre stimmate di Palmer Eldricht” (1965) voto 8,5

8. “Noi Marziani” (1964) voto 8

9. “Cronache del dopobomba” (1965) voto 8

10. Trilogia di Valis:
“Valis” (1981) voto 8
“Divina Invasione” (1981)  voto 8
“La Trasmigrazione di Timoy Archer” (1982) voto 7,5

11. “Tempo fuor di sesto” (1959) voto 7,5

12. “Il mondo che Jones creò” (1956) voto 7,5

13. “L'uomo dai denti tutti uguali” (1985) voto 7

 

Una selezione di film tratti espressamente dalle sue opere:

1. “Blade Runner” di Ridley Scott (1982) tratto dal romanzo “Ma anche gli Androidi sognano Pecore Elettriche?” voto 8,5

2. “A Scanner Darkly – Un Oscuro Scrutare” di Richard Linklater (2006) tratto dal romanzo “Un oscuro scrutare” voto 8

3. “Atto di Forza” di Paul Verhoeven (1990) tratto dal racconto “Ricordiamo per voi”. Voto 8

4. “Minority Report” di Steven Spielberg (2002) tratto dal racconto “Rapporto di minoranza”. Voto 7,5

5. "Paycheck" di John Woo (2003) tratto dal racconto “I Labirinti della Memoria” voto 6,5

6. “Screamers – Urla dallo Spazio di Christian Duguay" (1995) tratto dal racconto “Modello due” voto 6

 

Un documentario consigliato:

“The Penultimate Truth about Philip K. Dick” di Emiliano Larre (2007)

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