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Cormac McCarthy: i migliori libri

“Eccolo, il ragazzino. È pallido e magro, indossa una camicia di lino lisa e sbrindellata. Attizza il fuoco nel retrocucina. Fuori si stendono campi arati, scuri e cosparsi di chiazze di neve, e poi boschi più scuri che celano ancora i pochi lupi rimasti. I suoi sono noti come taglialegna e venditori d'acqua, ma in realtà suo padre era maestro di scuola. Sdraiato, ubriaco, cita versi di poeti i cui nomi sono ormai andati perduti. Il ragazzo si rannicchia accanto al fuoco e lo guarda.”
(da Meridiano di Sangue)

Un libro di Cormac McCarthy è un oggetto pericoloso, ti salta addosso, ti inchioda alla lettura. Un'opera di questo grandissimo della letteratura a stelle e strisce è un concentrato di emozioni senza scampo, di visioni apocalittiche, di sangue e violenza. In poche parole gli ingredienti basilari della nazione americana. C'è Mark Twain, poi William Faulkner, e infine Cormac McCarthy. Paragoni eccellenti, forse esagerati, ma lo scrittore del Tennesse è il vero erede di quel filone narrativo capace di disvelare con estrema lucidità il lato oscuro del mito fondativo degli Stati Uniti d'America.

La frontiera di Cormac McCarthy è una linea di morte che dall'epopea sanguinaria del West porta al nostro presente e addirittura alla fine del mondo. Gli uomini che attraversano continuamente questa demarcazione tra ciò che è malvagio e ciò che lo è ancora di più, sono esseri schiacciati dalla violenza, e proprio per questo individui profondamente umani.

Una scrittura profondamente moralizzante, una narrazione che paradossalmente non esprime giudizi espliciti ma disegna una propria visione del mondo attraverso le vicende dei suoi personaggi. Le nuove generazioni sono il risultato di padri (o vecchi) che li hanno educati ad una vita ancorata a quella strada di distruzione che caratterizza e caratterizzerà l'intera esistenza. Non è un caso che la conclusione della vicenda del ragazzo “The Kid” (“Meridiano di Sangue”) passi in maniera puramente ideale per la pistola per “vacche” del temibilissimo killer Anton Chigurh (“Non è un Paese Per Vecchi”) e per l'inevitabile fine del genere umano de “La Strada”. Catastrofe così totalizzante che non può non diventare l''unica condizione per riscoprire la compassione e l'amore tra gli esseri umani.

Volete un consiglio: state lontani da McCarthy, potrebbe esservi fatale. Buon approfondimento.

Bibliografia consigliata:

1. “Meridiano di Sangue” (1985) / voto 9,5

2. “Trilogia della Frontiera” voto 9
“Cavalli Selvaggi” (1992)
“Oltre il confine” (1994)
“Città della pianura” (1999)

3. “La strada” (2006) voto 9

4. “Il Buio Fuori” (1968) voto 8,5

5. “Non è un Paese per vecchi” (2005) voto 8,5

6. “Figlio di Dio” (2000) voto 8,5

7. “Il Guardiano del Frutteto” (1965) voto 8

8. “Suttree” (1979) voto 8

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