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YANN TIERSEN in ELEKTRONISCHE STAUBBAND @ Ancona, 21 Luglio 2011

  • Scritto da Enrico Tallarini

Yann Tiersen Ancona "Difficilmente vedrete due concerti di Yann Tiersen uguali uno all’altro. È questione di fortuna beccare quello più vicino alle proprie corde. Anche per questo Yann Tiersen è un artista vero.” Con queste parole avevo chiuso il reportage del concerto di Tiersen a Cesenatico, meno di due settimane fa. Passano i giorni e ci troviamo alla Mole Vanvitelliana di Ancona per il Festival Acusmatiq, rassegna d’arte e musica sperimentale che ormai da sei anni allieta e infiamma per qualche giorno le estati marchigiane. Stasera il francese è in scena con “ELEKTRONISCHE STAUBBAND”, side project elettronico in trio assieme al fido Lionel Laquerrière e a Thomas Poli. Un progetto realizzato in esclusiva per il Festival anconetano, un’occasione più unica che rara per lasciarsi ammaliare dalla nuova pelle elettronica di uno dei compositori più blasonati degli ultimi anni. E il pubblico sembra averlo capito, tanto com’è a riempire ogni angolo del monumentale cortile che lo scendere della sera rende ancora più suggestivo. Qualcuno vocifera addirittura di gente rimasta fuori senza biglietto.

Sono quasi le ventidue quando, birra alla mano, ci sediamo in prima fila proprio mentre la perfomance “TEMPLE 2.0”, di Luca Agnani su musiche di Paolo F. Bragaglia, comincia la sua invasione della Mole, prendendo di mira il tempietto neoclassico al centro e trasformandolo in uno schermo 3D di linee rette, ragnatele, luci e colori. Radiografia di ciò che siamo stati e che forse saremo. Pochi minuti per un esperimento perfettamente riuscito, che porta il passato nel ventunesimo secolo e lo schianta al suolo fino a fermare il tempo. Molto di più che un modo per combattere l’attesa pre-concerto. Attesa che si interrompe bruscamente con il trio che dimesso saluta la platea dall’alto di un palco enorme e futuristico, spoglio ma saturo al centro di synth, tastiere, campionatori, aggeggi e cavi a non finire. Tutto rigorosamente “suonato” e analogico, come la presentazione del set tenderà a sottolineare. Set che parte liquido e dilatato, rarefatto, ma che già con la cavalcata elettro di “Ashes” comincia ad alzare i toni. I tre pilotano l’astronave a testa bassa, senza mai guardare il pubblico, assorti e coperti da una strumentazione a metà tra arma e scudo. Solo qualche “grazie” e poi di nuovo via, per lo scompenso dei fotografi che seguono Tiersen in ogni mossa, e ogni qualvolta si mostra si fiondano sotto il palco come assatanati. Brutti da vedere.

I tre se ne fregano e si divertono come bambini, bambini cresciuti a baguette, Neu! e Kraftwerk, con in faccia il sorriso di chi ha le mani piene di giocattoli e può farne e fare quello che vuole, senza nessun obbligo morale verso chi ascolta. Per intenderci: stasera “Amélie” è rimasta a casa, seppellita dai vocoder della Kraftwerkiana “Palestine” e dalla melodia travolgente di “Another Shore”, che coi loro lunghi finali strumentali pompano i bassi fino alla sordità e comandano i ritmi di cuore e orecchie. È un’elettronica di costruzione quella di stasera. Un continuo aggiungere, dilatare e ancora aggiungere, coi suoni a sovrapporsi in un magma sonoro in crescendo continuo, che culmina nelle urla distorte e inaspettate di un Tiersen sclerotico e forsennato. Siamo in un’altra dimensione, rapiti, con la testa che non smette di ondeggiare quando l’Elektronische Staubband saluta il pubblico di Acusmatiq. Sorvolata la richiesta di bis il trio riappare, incassa altri applausi e ci augura un buon proseguimento di Festival. Noi tentiamo invano di riprenderci, facciamo un salto in camerino e ce ne torniamo a casa, però senza la testa. Quella è ancora là, sul palco, vicino a una setlist scritta a mano su un cartone della pizza.

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Setlist (scritta a mano su un cartone della pizza)

- Ashes

- Palestine

- Till The End

- Another

- Shore

- I’m Gonna Live

- Monuments

- Vanishing Point

- Exit

- Bloc 65