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WILCO @ Firenze, 11 Ottobre 2012

L'avevo promesso dopo il concerto di Marzo all'Estragon di Bologna. Avevo promesso che sarei tornato presto a un concerto dei Wilco, e il grande giorno è arrivato ancora prima del previsto.

Stavolta ad ospitarci è Firenze, che nelle ultime settimane tra Radiohead, Iggy Pop, Noel Gallagher e Wilco si è riconquistata un posto di primo ordine in quanto a offerta di musica live. E i Wilco si confermano, e nemmeno ce n'era bisogno, una tra le migliori live band che si possano trovare su un palco.

Già dal primo pomeriggio qualche fan si aggira nei dintorni della Obihall, teatro-sala eventi sul Lungarno, che mi riporta alla mente due concerti d'eccezione andati in scena sotto il suo tendone bianco: Nick Cave, e Tori Amos. E stavolta tocca ai Wilco, con cui il cerchio immaginario all'insegna della grande musica si chiude alla perfezione.

La band di Chicago sale sul palco che sono le ventuno e trenta spaccate. Un'ora prima gli applausi avevano accolto l'arrivo degli scozzesi The Hazey Janes, a cui è toccato l'onore di aprire per la band di Jeff Tweedy. Il mini set del quartetto, complice un volume delle chitarre ai limiti della legalità, convince e scalda una sala in via di riempirsi ma che purtroppo rimarrà lontana da un sold out che sarebbe più che meritato. Dovuto.

Ma Tweedy e soci, vuoi quel che vuoi, rispetto agli scozzesi sono di un'altra pasta, di un altro pianeta.

Ashes of American Flags” e “Art of Almost” dimostrano da subito lo stato di grazia continua dei sei, nonostante l'acustica della sala non sia delle migliori, e i decibel troppo pochi per valorizzare a pieno il sound della band di Chicago.

Tra il pubblico anche una mini rappresentanza del rock tricolore: Bud Spencer Blues Explosion, Roberta dei Verdena, Nuccini dei Giardini Di Mirò, Marco Cocci, Nicolò Carnesi e Oratio, tutti immersi tra i sorrisi di chi sa di essere nel posto giusto al momento giusto.

Tra un boato e l'altro il set continua senza pause con “I Might”, “Impossible Germany”, “Born Alone”, “Jesus, Etc”, tutto intervallato da qualche “Grazi” e dai cori “Wilco! Wilco!”, che riescono anche a strappare qualche raro sorriso all'impassibile Tweedy.

Dietro e intorno a lui Cline, Kotche, Sansone, Stirratt e Jorgensen non sgarrano di una virgola, mettendo a segno, uno dopo l'altro, tutta una serie di colpi al cuore di una platea fedele e adorante.

Un bis e dopo centoventi minuti anche per i Wilco si chiude il sipario, sulle note di “I'm a Wheel”, che sigilla una performance da incorniciare e inserire negli annali della Firenze musicale.

Con la speranza che il mancato sold out non scoraggi il loro ritorno nel Belpaese, non possiamo che ringraziare i Wilco, per averci fatto dimenticare la pioggia e l'autunno e averci fatto sentire al centro del mondo. Anche solo per una sera.

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