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Vinicio Capossela @ Rimini, 1 Dicembre 2012

Una bolla di sudore che bagna ogni angolo del Velvet chiude la tappa riminese del Rebetiko Gymnastas Tour di Vinicio Capossela. Tra un sold out e l'altro, Vinicio sbarca (e sbanca) stasera nello storico locale romagnolo, portando la ventata di festosa malinconia della sua nuova incarnazione musicale nel freddo autunnale della riviera adriatica. Un successo annunciato, per una festa che contagia ogni centimetro quadrato di una sala che sembra lì lì per esplodere di carne ed entusiasmo.

Smessi i panni del mitico comandante di “Marinai, Profeti e Balene”, Capossela torna in una veste mediterranea, che odora di Grecia e Rebetiko, e lo fa su un palco che ha le sembianze di una vera e propria palestra. Attrezzi e spalliere in legno sono solo il pretesto per dare il via alla Rebetiko Ginnastica, guidata da un Capossela in versione bretelle, baffi finti e giacca infilata a metà, con alle spalle un quartetto di grandi musicisti della tradizione Rebete e due dei suoi storici compagni di viaggio: Asso Stefana alle chitarre e Zuppiroli al contrabbasso.

L'ossigeno già scarseggia quando i sette salutano un Velvet grondante di gente e sudore sulle note di “Misirlou”, dando il via libera a una serata a metà tra gioia e lacrime. Capossela, in questi ultimi anni, sembra vivere una seconda giovinezza. Da buon mattatore canta, salta, balla, alza l'asta del microfono a mo' di pesi, e porta avanti un allenamento tutto sudore ed energia lungo oltre due ore e mezza.

Un concerto che sembra non finire mai, che alterna vecchio e nuovo, Rebetiko e cavalli di battaglia della storia musicale di Capossela. Le nuove “Rebetiko Mou” e “Abbandonato”, una “Maraja” tutta da ballare, la sosta nel Vinicio “Minotauro” di “Non Trattare” e “Brucia Troia”, il viaggio nelle corde commoventi di “Scivola Vai Via”, “Ultimo Amore” e “Che Coss'è L'Amor”: tutto riarrangiato in salsa mediterranea, senza però lesinare momenti elettrici e rumoristici.

Il picco emotivo, che poi sarebbero più di uno, arriva con l'omaggio a Enzo Del Re di “Lavorare con Lentezza”, che in tempi come questi ci calza a pennello.

Una scaletta chilometrica, che alterna ballate e fiondate e pesca all'amo un pubblico che più vario non si può. C'è la ragazza che adora il “poeta” strappalacrime Vinicio, il finto fricchettone uscito a far baldoria, semplici curiosi ed anche una vagonata di marpioni venuti a giocare a fare i fan e tentare di abordare le donzelle di cui sopra. Tutti appagati e immersi in un caldo equatoriale, a reclamare a gran voce lo stesso bis che arriverà per stenderli definitivamente.

I titoli di coda scorrono sulla chiusura elettrica ed apocalittica di “Il Ballo di San Vito”, e la lunga maratona si spegne così, in un'onda di sudore. Ma si sa che la ginnastica, sopra e sotto il palco, ha bisogno di allenamento.

Per quanto se ne voglia e se ne dica, non resta che fare un inchino a Vinicio Capossela. Che anche la ginnastica, come la fa e la fa fare lui, non la fa fare nessuno.

 

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