Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Vasto Siren Fest 2015, il reportage

  • Scritto da Orazio Martino
vasto siren festival
Il Siren di Vasto si conferma uno dei festival di cui andare fieri nel nostro Paese, un evento che ha bisogno di crescere, migliorarsi e andare avanti il più possibile, da difendere a denti stretti per il bene dell’Italia all’estero.

Certo, a livello qualitativo è mancato sicuramente qualcosa rispetto alla passata edizione, ma quei panorami mozzafiato, quell’equilibrio tutto particolare tra location e proposte culturali, o più semplicemente quel palco (Piazza del Popolo) in grado di proiettare il tuo sguardo verso le nuvole, rientrano in un caleidoscopio di bellezze difficilmente reperibili in altri angoli dello stivale.

E poi, naturalmente, c’era il motivo principale di questa seconda invasione abruzzese: la parata di concerti, con ben quattro palchi a una postazione balneare, lido Sabbia d’Oro, dove si sono alternati dj set, conferenze, presentazioni di libri e concerti a sorpresa, e dove potevi noleggiare il tuo ombrellone, tuffarti in acqua, fare una pennichella e risvegliarti di fianco ai fratelli Ferrari (è successo veramente, i miei amici hanno le foto).



Sun Kil Moon da paura. Con la formazione a 4 e due pesi massimi del calibro di Steve Shelley (Sonic Youth) e Neil Halstead (Slowdive) le lacrime erano praticamente dietro l'angolo. Un concerto slo-core impreziosito dalla verve inconfondibile dell’ex Red House Painters, per un’oretta di set dove non sono mancati l’ironia ma soprattutto i brividi, tra cui uno struggente omaggio a Nick Cave con l’immortale "The Weeping Song".

Verdena in forma smagliante: li avevo visti a febbraio a Bari e non era stata proprio una passeggiata. Concertone rock di due ore, suoni quadrati e scaletta che muta di volta in volta, in attesa di "Endkadenz vol. 2" in uscita a fine agosto. Momento più alto della loro esibizione, una “Don Calisto” che ti taglia letteralmente la faccia.

Gran finale di prima serata con Piazza del Popolo gremita nonostante il set sia iniziato alle 2:15. Il pratagonista? Un Jon Hopkins formato spazziale che per un'ora e mezza ha incalzato aumentando i ritmi ad ogni pezzo.

Un’altra scommessa vinta è stato il palco di Porta San Pietro, new entry di questa seconda edizione, che forse non aveva l’impianto migliore del mondo ma è riuscito a coinvolgere un gran numero di appassionati, vuoi anche per lo splendore di Via Adriatica, una delle passeggiate imperdibili della kermesse. Qui davanti ci ho visto Iosonouncane, WOW e soprattutto La Batteria, che dopo avermi ipnotizzato su disco lo hanno fatto anche dal vivo.

Ad esempio, una bellissima sorpresa sono state le Pins da Manchester, sonorità in bilico tra post punk britannico e vibrazioni desertiche, in grado di incantare come poche altre band femminili in circolazione.



Molto bene anche il set di Lorenzo Urciullo aka Colapesce, sorretto da una band tecnicamente impeccabile e da un assortimento di canzoni bellissime. Quando accende il big muff anche il cantautore dei sentimenti e delle piccole cose fa la sua sporca figura, rivelando la sua anima rock. Concerto serio, maturo e ricco di sfumature.

Ma veniamo all’esibizione più divertente dell’intera due giorni, quella degli Is Tropical, convocati in extremis dopo il forfait di Nadine Shah.  Conoscendo i loro singoli lo si poteva intuire, ma il Cortile d’Avalos "diretto" dai 4 londinesi è stata davvero una bolgia. Il fascino magnetico di Kirstie Fleck meriterebbe un capitolo a parte, così come la potenza di “Lies” e “The Greeks” che dal vivo rendono quattro volte di più che su disco.

Il set più “fuori di testa” è stato quello di Clark (tostissimo e con dei visual pazzeschi), mentre per quanto riguarda l’unica data italiana di James Blake non poteva esserci chiusura migliore. Colpo d’occhio fantastico e pubblico sedotto dal gigante soul-step clase 1988. 90 minuti di esibizione caratterizzata da bassi potentissimi e incredibili sovrapposizioni vocali. Con “Limit to your love” e “Overgrown” si è respirata la brezza delle grandi occasioni. Tra i presenti una marea di under 20, segnale più che incoraggiante per un artista che rappresenta il presente e il futuro della musica.

Ragazzi, è già nostalgia del Vasto Siren fest.

Foto di Giulia Razzauti photography per #sirenfestival2015

https://www.facebook.com/giuliarazzautiphotography

https://www.facebook.com/sirenvasto