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Un Giorno Del Tutto Differente @ Ferrara, 3 Luglio 2011

  • Scritto da Orasputin

Un Giorno del tutto differente Un Giorno Del Tutto Differente, ovvero prendere un festival fresco di prima edizione e affidare la sua direzione artistica alla miglior band italiana del momento, i Verdena. Idea nuova, affascinante, suggestiva: sette band (tra cui gli attesissimi Dinosaur Jr), due palchi, 15 euro secchi d'ingresso e uno spritz da risalita mondiale. Impressioni e considerazioni sulla maratona ferrarese di domenica 3 Luglio.

La location: Piazza Castello e il Cortile Estense li conosciamo già. L'anno scorso fu delirio alla Notte Della Tempesta, con infinite processioni nei trasferimenti da una postazione all'altra. Per non parlare di quella magica notte d'inizio Giugno, quando la città fu invasa da una caterva di indie rockers per l'unica apparizione italiana dei Pixies, con il rischio morsa mortale e l'appello a restare calmi da parte degli organizzatori. Quest'anno la fiamma si è leggermente affievolita (vuoi forse per l'arrivo, imminente, di PJ Harvey), e gli spostamenti dal cortiletto alla piazza una passeggiata a tutti gli effetti.

Le "nuove leve": ad attaccare sono gli Spread, e dopo un pezzo già mi fischiano le orecchie. La band capitanata da Roberto Sticazzi propone il suo rock cupo e tenebroso, sarcastico nell'approccio, violentissimo nella resa. La band picchia, e lo fa utilizzando muscoli e cervello. Il risultato è una versione allucinata e campestre dei Soundgarden di fine anni Ottanta. Animali da palco!
C'era grande attesa per IOSONOUNCANE, la sua presenza scenica è un vulcano di emozioni che scivolano sulla pelle. Il suo è in assoluto lo show più visionario e teatrale dell'intera giornata, e la chiusura con "La Macarena Su Roma" (dodici minuti di immersioni in un'italietta ambigua e spersonalizzata) e "Summer on a Spiaggia Affollata" un'autentica goduria per occhi e orecchie. Con il rock contorto e spigoloso dei Sakee Seed salutiamo ufficialmente il cortiletto Estense, dall'altra parte i favolosi Aucan hanno iniziato a pompare adrenalina del cuore degli ascoltatori. La band di Giovanni Ferliga, bellissima da vedere, è quanto di più innovativo il nostro paese possa proporre in questo momento: apparato cardiaco respiratorio musicale, predatore notturno, metropoli del suono. Impatto micidiale!

Il suono degli anni Novanta: risponde ai nomi di J Mascis (chitarra e voce), Lou Barlow (basso e voce), Murph (batteria). Dal vivo sono la band più scazzata ed efficace del pianeta. In conflitto con la vita dal 1983, Mascis trova riparo tra le valvole dei suoi Marshall, per un totale di sei diffusori organizzati in maniera semicircolare. Quando il tasto On è premuto, non ce n'è veramente per nessuno. Triplo strato di distorsioni, menefreghismo e assoli sovrastano addirittura il suono della rullante, con il signor Barlow a dimenarsi su un basso Rickenbacker suonato con la rabbia e la foga di un chitarrista punk alle prese con una Fender Stratocaster. Il secondo mistero della fede risiede nella voce dimessa, confusa, quasi inesistente di J Mascis, che ottiene il suo apice nel bis di "Little Fury Thing", dopo le emozioni  "Bug" e prima dell'inaspettata cover di "Just Like Heaven", lampo finale di emozioni e nostalgia, la fine del calvario per i fan dei Verdena. Muraglia di suono!

I direttori artistici: I Verdena headliner in un giorno del tutto differente presentano il loro mix letale in bilico tra distorsioni e melodie. La scaletta riflette l'attitudine psichedelica e multiforme del terzetto bergamasco, tutt'altro che ipnotizzato dalle suggestioni di una Piazza così importante. Le canzoni di "Wow" suonano oramai come classici, intonati a squarciagola dai numerosi presenti. Segnali di pogo, fomentati da una band in forma smagliante al cospetto di un'acustica nitida e calibrata, ideale per una band dal caleidoscopio di sfumature così variopinto.  La chicca è una "Elefante" pescata dal quel piccolo capolavoro della storia italiana recente conosciuto come "Il Suicidio Dei Samurai", mentre il riff di "Valvonauta" va a schiatarsi contro le insegne a 4 stelle degli alberghi situati nella zona. La band ha fatto passi da gigante negli ultimi tre/quattro anni. Lo ha capito Murph, che da buon intenditore ne approfitta per dare una sbirciatina districandosi al lati del palco. E se l'anno prossimo, nella stessa postazione, intravedessimo la chioma riccioluta di King Buzzo?

PS: Troppo pochi 20 minuti per i Jennifer Gentle. Con i fratelli Ferrari al basso e alla batteria, i pionieri folk psichedelici avrebbero metirano tutt'altro palcoscenico. Beccarli alle 18:45 (a cancelli appena aperti) è stata una bella botta a freddo.

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