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Traffic Festival 2009: Nick Cave, Primal Scream

  • Scritto da Orasputin

traffic festivalTra magliette dei Bauhaus e stand di una nota marca di cartine, si consuma la sesta edizione del Traffic Free Festival, uno degli eventi più attesi dell'(altra) estate italiana. L'anno scorso furono temporali e lancio di bottiglie ai Sex Pistols.

Quest'anno, vuoi per scaramanzia vuoi per questioni di "trasformazione", il Traffic Festival di Torino approda alla ben più affascinante Venaria Reale, una delle cornici più emozionanti d'Italia, che ahimè ha un solo difetto: sta troppo lontano! Ma andiamo per ordine.

Giovedì 9 luglio

Sull'headliner c'è poco da dire, solo un paio di centinaia di forestieri che alla stazione Porta Nuova chiedono "quale autobus per Nick Cave?". Hanno fame di Traffic, francesi, tedeschi, inglesi, "Be Traffic!", come recita lo slogan. Mr Nick Cave sbarca a Torino via aereo, lo stesso che da Londra un amico prende per arrivare puntuale all'appuntamento: "Non sono una personalità da chiedere autografi o pedinare le rockstar, ma Nick Cave è Nick Cave, ed una foto insieme me la posso permettere", mi confida in navetta. A proposito, le linee della speranza si chiamano 72 e 72/, il percorso che da Porta Susa riallaccia alla Reggia di Venaria tortuoso, interminabile. Nel giro di un'ora, tra superstrade di kebabbari e stadi delle alpi demoliti, giungiamo alla fatidica località. Il colpo d'occhio è impressionante.

Ai cancelli ci saranno si e no due o tremila rockettari intenti a travasare bottiglie di vino dal vetro alla plastica. Si perchè all'interno è consentito solo l'ingresso a quest'ultima. Lattine e cavatappi possono starsene a casa. Comunque, visti i prezzi delle birre (4 euro) conviene agire alla svelta. Non fa caldissimo, fondamentale è il nettare divino! Quanti rossi avete stappato ascoltando dischi dei Bad Seeds? All'interno della location vengo travolto da una caterva di attività parallele (sarà la stessa cosa per il secondo giorno): belle ragazze che smistano mele verdi, social network che rilasciano interviste, un noto mensile di musica distribuito gratuitamente, mostre di juke box all'interno di autobus rimodernati, divanetti in salsa wireless, stand di cartine che in cambio di una firma ti donano spilla e accendino. La cosa clamorosa sono due postazioni tabacchi (a mo' di gelataio) dislocate nella grande prateria, in più c'è la Red Bull che sponsorizza gruppi emergenti offrendo possibilità di suonare a bordo di un affascinate tour bus. Insomma, non ci si annoia di certo, e poi la distesa è talmente amplia che ti puoi rilassare dove, quando e come cavolo vuoi. L'orologio segna le 21 quando il presentatore con maglietta dei Cult inaugura convinto il St Vincent show.

E' una gran serata, il clima mite e da vino bianco. La Pj Harvey dell'Oklahoma attacca con le "classiche"sonorità strampalate e spiazzanti, frutto di tecnica sporca e plettrate irrestistibili. Distorsioni che da una semplice Fender Jaguar si propagano nell'aria conquistando un pubblico che definire scettico è dire poco. Le migliori intuizioni dall'ultimo "Actor" (un disco consigliatissimo) fuoriescono dalle struggenti melodie di "The Strangers", "Save me from What i want" e "Neighbors". Il pubblico poco conosce, ma applaude, apprezza, incita la mingherlina dai capelli ricci. C'è anche da dire che la nostra amichetta è accompagnata da una band di tutto rispetto. Già dalle 22:00 la gente comincia a fare sul serio, il parco comincia a strabordare di gente. Ci si accalca tutti sotto il palco. L'ora X si avvicina! Accolto come Abramo, Nicola Caverna si fionda sul palco alle ore 22: 30. Si accenderà la prima sigaretta alle 24:00. Staccherà definitivamente a mezzanotte e mezza. Per l'occasione è accompagnato da due batterisiti, un chitarrista barbuto che strimpella mandolini elettrici, un altro ritmico, un bassista ed un amico alle tastiere (non chiedetemi i nomi perchè non li so!). L'apertura è affidata ai pezzi dell'ultimo, onesto, "Dig Lazarus Dig", ma i primi botti arrivano con la celeberrima "Red right Hand", riarrangiata in chiave chitarrosa. Nick è in formissima: magro come sempre, sbraita e imbraccia la sua Fender Telecaster gialla, così evita di accendersi paglie. E' sostanzialmente un concerto elettrico, il suo. Le incursioni acustiche praticamente inesistenti.

A supportare le emozioni, c'è una sezione ritmica che fa del mastodontico la sua dote principale. "Deanna" scatena un pubblico che ad ogni fine canzone pronuncia cose senza senso, questioni di adrenalina. Età media primo giorno 35 anni. Il resto sono "Henry Lee", "The Ship Song", "Tupelo", "The Weeping Song" e "The Mercy Seat", mica la tredicesima canzone classificata a Sanremo! Due momenti mi toccano profondamente: "Stagger Lee" da "Murder Ballads" (quando meno te l'aspetti ecotti dinanzi la morte fatta a musica) e la conclusiva "Lucy", una ballata ma di quelle che ti accoltellano in pieno: prendi il cellulare e cominci a contattare amiche e amici...e il maxischermo lo inquadra mentre dedica "Love Letter" all'immensa luna che domina dall'alto. Grandissimo. Esco fuori, t-Shirt dai 15 ai 20 euro. Buona notte!

Venerdì 10 luglio

Il secondo giorno parto più rilassato, non ho fretta ed ha voglia di visitare la Reggia, ma la Reggia chiude alle 17:00. E' il giorno di Primal Scream e Ladytron, si intravedono sia supporters acid house che personalità dark pop. La trepidazione è certamente minore rispetto al primo giorno, mi chiedo come imposterà il suo live la band di Bobby Gillespie ? Alle ore 21:00 i Ladytron sono sul palco: dal punto di vista visivo, acconciature dark sposano alla perfezione sonorità synth pop, ma è l'acustica che lascia a desiderare. La band di Liverpool è nervosa, l'ugola di Helen non è quella di Nick Cave e i bassi impongono la dura legge del sovrastamentro. Dall'ultimo "Velocifero"vengono proposte "Black Car" e "Ghosts".

Il pubblico li conosce bene e "Destroy Everything you touch" fa la sua bella figurona! Partiti male, si salvano in extremis come il Bologna nell'ultimo campionato di serie A. E' l'ora degli headliner, che non suonano in Italia da circa 15 anni. I Primal Scream attaccano sparati con un pezzo dall'ultimo album ("Can't go Back"), di cui vengono riproposte "Beautiful Future" e la psichedelica "Suicide Bomb". Spettacolari gli effetti stroboscopici e la grinta punk rock del sestetto. Con un amico universitario abbiamo il piacere di ammirare la spinta jaggeriana di Gillespie, la somiglianza a Neil Young del chitarrista a destra e quella a Ron Wood dell'accompagnatore a sinistra. Il pubblico è in visibilio, addirittura si poga sulle note di "Swastica Eyes". L'acustica spettacolare è tra le soluzioni per mandare in delirio ondate di fan impazziti. I Primal Scream sanno bene come si suona il rock'n'roll: "Country Girl", "Kill the Hippies", "Miss Lucifer", "Higher than Tte Sun", "Movin on up" dal vivo si trasformano.

Le massicce dosi di elettronica sono camuffate dietro tastieroni, mentre il cantato robotico e quasi ipnotico di Bobby Gillespie è di quelli che non si dimenticano facilmente. Il direttore artistico Max Casacci è di fianco al palco che si gode gli scozzesi. Dopo l'oceano finale di feedback me ne torno in ostello con un panino salsiccia e peperoni megachimico. Mi perdero' Santogold e gli Underworld ma ho preso parte ad un grandissima due giorni. TUTTO GRATIS è la parola d'ordine.