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Toots & The Maytals @ Gallipoli (LE), 23 Agosto 2011

  • Scritto da Dottor M.

toots and the maytals Si conclude alla grande la stagione estiva di concerti reggae in Italia. Negli ultimi giorni del più grande festival di genere emigrato in Spagna, il Rototom Sunsplash, una formazione che ha contribuito forse più di chiunque altra alla presa di coscienza e all'autodeterminazione della musica giamaicana, ha deliziato il pubblico italico con tre concerti imperdibili per i cultori e gli appassionati dell'early reggae. Stiamo parlando dei Toots & The Maytals, figura chiave all'interno della scena reggae e veterani dell'original style of Jamaican music, che hanno suonato il 23 agosto al Parco Gondar di Gallipoli (Lecce), il 24 agosto alla Festareggio di Reggio Emilia e infine il 25 agosto alla Festa Radio Onda d’Urto a Brescia.

Anche per il Parco Gondar era l'ultima serata, la chiusura di una stagione che ha visto il suo picco con le più di diecimila persone arrivate per ascoltare i Subsonica. Appena sbarcati a Gallipoli notiamo subito che questa sera la situazione sarà totalmente diversa, non ci sono macchine in coda già all'entrata della cittadina e quindi capiamo subito che parcheggiare in prossimità della location non sarà un problema. Il mio amico Gigi, leccese doc e mio compagno di tante avventure reggaeggianti, mi fa notare che questa sera non è aperta l'area concerti e cioè la grandissima distesa di terriccio che di solito ospita gli eventi maggiori, ma il tutto si svolgerà in quella che di solito viene chiamata l'area relax. Meglio così pensiamo. Le circa 500 persone arrivate per vedere i The Maytals sono concentrate intorno al palco come se volessero abbracciare la leggenda, come se non volessero perdersi neanche il minimo dettaglio di quel che combinerà il mito. Guardando le facce si scorge impazienza, fremito e l'emozione di vedere e di sentire per la prima volta coloro che hanno dato il nome alla musica reggae con la canzone "Do the Reggay" del 1968, coloro che hanno coniato la parola che per molti dei presenti significa tutto, musicalmente parlando. Perché per molti questa musica rappresenta una meravigliosa setta dove si venerano, nel vero senso della parola, delle divinità, alcune delle quali ancora in vita.

I Toots & the Maytals, chiamati in origine semplicemente The Maytals, erano composti dal leader Frederick "Toots" Hibbert, Nathaniel "Jerry" Matthias, e Henry "Raleigh" Gordon. Formatisi nei primi anni sessanta in piena epoca ska, il trio vocale fu conosciuto per la sua miscela di voci in stile soul e gospel, Hibbert poteva essere paragonato a Otis Redding e il gruppo rappresentava e ha rappresentato per molto tempo un originale combinazione di gospel, ska, soul, reggae e funky. Inizialmente hanno registrato del materiale con il produttore Clement "Coxsone" Dodd (1962) della ormai famosissima casa discografica Studio One e hanno lavorato con i più grandi produttori presenti nell'isola come Prince Buster, Byron Lee, Leslie Kong e Chris Blackwell dell'Island Records. Con il produttore cino-Giamaicano Kong i Maytals hanno pubblicato le canzoni che li hanno resi famosi, non solo sull'isola ma anche in terra inglese e internazionale, come “Pressure Drop”, “54-46 That's my number” e “Monkey Man”. Nel 1981 si sciolsero lasciandosi alle spalle una carriera ventennale nel corso della quale la musica giamaicana ha mutato forme e stili che hanno arricchito notevolmente il panorama musicale mondiale. Ma negli anni '90 Hibbert ha riformato i nuovi Maytals e ha continuato a portare in tour i vecchi successi e a sfornare nuovi album di ottima fattura. D'altra parte è sempre stato lui l'anima del gruppo, frontman di alto carisma e compositore principe già dai primi anni, in una parola: Toots.

Sono ormai le 2 del mattino quando finalmente un organizzatore sale sul palco e interrompe il dj set d'apertura per comunicare al pubblico, alquanto impaziente, che sta per iniziare il concerto tanto atteso. Si parte. I musicisti prendono possesso del palco e annunciano che la figlia di Toots, una delle coriste dei Maytals, canterà due canzoni del suo ultimo album. Brava, senza dubbio, ma vogliamo Frederick. Ed eccolo li, tutto vestito di nero ma con rifiniture luccicanti alla Michael Jackson degli anni d'oro, ma non siamo qui per giudicare il suo abbigliamento penso. Scende con difficoltà le scale che collegano il backstage al palco, aiutato da un omone che per tutto il concerto non l'ha perso di vista. Dopo un timido saluto, dà le spalle al pubblico e parla coi musicisti. Poi quello che sembrava un sessantaseienne non troppo in forma inizia a scatenarsi con una velocità impressionante di movimenti danzanti sulle note di "Pressure Drop", pezzo ska molto energico che apre il live come meglio non si poteva. Una carica inaspettata per Toots, una potenza vocale ancora intatta e anche un'ottima performance alla chitarra acustica e all'armonica. L'inizio del concerto ripassa in rassegna i pezzi più esplosivi, fedeli alla tradizione ska e ci mostra anche le capacità dei musicisti quando una grossa parte viene occupata dal pezzo "Funky Kingston", interpretata alla grande e con fantastica energia. Il pubblico canta quasi tutte le canzoni, c'è tanta partecipazione e tanta conoscenza dei testi con Toots visibilmente sorpreso da tutto ciò. La folla impazzisce quando viene suonata "Monkey Man" e si lascia andare all'educato pogo che contraddistingue i concerti di musica giamaicana. Poi nella parte centrale sono le sonorità e gli arrangiamenti puramente reggae a farla da padrone con il pezzo "Bam Bam" che, ancora una volta, viene intonata da tutti. Meravigliosa l'esecuzione della tune rocksteady "Sweet and Dandy" dove Hibbert mostra le sue speciali capacità canore, ripeto, ancora fiorenti. Gradevoli anche le ballate reggae più recenti provenienti da album degli anni 2000.

Sono quasi le 4 del mattino e tutti aspettano soltanto una canzone. La canzone. Scritta da Frederick "Toots" Hibbert quando era in carcere, periodo dopo il quale decollò la carriera dei The Maytals, proprio perché il frontman affinò le sue capacità compositive. Arrestato per detenzione di Marijuana nel 1966, fu condannato al carcere per 18 mesi ma gli altri Maytals ne aspettarono la scarcerazione. Quando Hibbert fu rilasciato, la band iniziò a collaborare con il leggendario produttore Leslie Kong. Era un periodo di transizione per la musica popolare giamaicana, che da rocksteady cominciò a trasformarsi in reggae. I The Maytals cambiarono stile di conseguenza, mantenendo comunque la loro impronta soul e gospel che li aveva resi unici. Il loro primo singolo con Kong, “54-46 That's my number”, titolo riferito al numero di cella di Hibbert, racconta della sua esperienza sostenendo di essere stato incarcerato ingiustamente perché era rastafariano ed è il singolo di maggior successo internazionale della band. La aspettavamo tutti perché per molti di noi presenti è, e sempre sarà, una pietra miliare del genere, una di quelle canzoni che si ascoltano sempre, quasi una volta al giorno, patrimonio della musica reggae. Dopo due ore di concerto Hibbert, tra il delirio di tutti, inizia a cantare “54-46 That's my number” e, tra i sorrisi a 49 denti e la partecipazione urlata al testo del ritornello, questa splendida serata finisce. In realtà al Parco Gondar la serata continua con la Dancehall durante la quale io e Gigi non facciamo altro che parlare e riparlare di quello che abbiamo appena visto e sentito, affascinati e stanchi prendiamo l'ultima birra, ripensiamo alla leggenda che si è materializzata davanti ai nostri occhi e decidiamo di andare a dormire, Sognando Jamaica.