Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Thurston Moore and Band @ Bologna, 03 Novembre 2014

  • Scritto da Enrico Tallarini
thurston moore
A Thurston Moore viene più naturale violentare la sua chitarra che camminare. Lo noti da subito, appena sale sul palco, con quelle gambe chilometriche e quel fare goffo, impacciato ma consapevole, forte di quella tranquillità che solo chi ha macinato anni di palchi riesce ad avere.

Una leggenda vivente del rock che sbarca stasera al Teatro Antoniano di Bologna, per la seconda e ultima tappa italiana del tour di presentazione dell'ultimo album “The Best Day”, che vede l'ex Sonic Youth in scena accompagnato da una band d'eccezione.

Steve Shelley alla batteria, Debbie Googe dei My Bloody Valentine al basso e James Sedwards dei Nought alla chitarra, a formare un quartetto incredibile, che alternerà quiete e rumore sonico, canzoni e lunghe improvvisazioni sonore.

Arriviamo nei pressi dell'Antoniano con un anticipo clamoroso, proprio mentre il Tour Bus della band cerca, destabilizzando il traffico e con scarsi risultati, di farsi largo tra le minuscole vie che costeggiano il teatro. Pochi minuti e ce lo troviamo di fronte: altissimo e gentilissimo, che ci accoglie per le foto di rito e si prepara per il soundcheck.

Tre ore dopo tocca ad Angus Mc Og, mentre le note di Tori Amos scaldano la sala, salire sul palco ed aprire la serata, in versione chitarra e voce. Un piccolo antipasto, prima che arrivi il “piatto forte della serata”, tanto per citare lo stesso Mc Og.

Thurston Moore prima, poi la Googe, Shelley e Sedwards fanno il loro ingresso sul palco da vere antistar, accolti da timidi applausi e con una calma assoluta, la stessa calma con cui dopo pochi minuti l'eroe della serata introdurrà una piccola pausa per un corda della chitarra volata via durante uno dei tanti cambi di accordatura. "E' per questo che molti si danno all'elettronica" (più o meno), scherza l'ex Sonic Youth in un'atmosfera surreale, sdrammatizzando un piccolo e divertente intoppo tecnico.

In scaletta le canzoni del nuovo disco “The Best Day”, incastrate tra improvvisazioni e lunghe code strumentali: “Speak to The Wild”, “Germs More”, “Forevermore”, “Grace Lake”, “The Best Day”, scorrono dando vita ad uno show strepitoso, dove a farla da padrone, manco a dirlo, sono le chitarre, che si incastrano e si inseguono sulla ritmica incalzante di Steve Shelley e di Debbie Googe, impeccabili e potentissimi, solo apparentemente marginali.

Su uno sfondo che proietta cieli stellati ed eclissi lunari, prende forma un concerto incredibile, insieme ipnotico e schizofrenico, suonato con una classe totale e una padronanza degli strumenti da manuale di storia della musica. Roba da far appendere gli strumenti al chiodo al novanta per cento dei rocker odierni.

Perché gli eroi, e questi quattro eterni ventenni lo sono di certo, sono ancora qui tra noi, e sono più in forma che mai. Applausi, due lunghi bis e con le orecchie che fischiano siamo arrivati alla fine.

Ma in questi casi, di dirsi “addio” non se ne parla nemmeno.

A presto Thurston. Che qualcuno da lassù ti benedica. Hai fatto del rumore la bellezza. Ancora una volta.