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THE ZEN CIRCUS @ Senigallia (AN), 13 Gennaio 2012

  • Scritto da Enrico Tallarini

the zen circus senigallia È mezzanotte passata, e il concerto degli Zen Circus deve ancora cominciare. Già qualcosa stona. È vero che la notte è giovane, ma è vero anche che il pubblico può benissimo non esserlo, e può benissimo non avere tutta ‘sta voglia di tornare a casa all’alba pur di vedersi un concerto.

Ma torniamo intorno alla mezzanotte, con i Fast Animals and Slow Kids che hanno da poco finito il loro breve set. Energici, tecnicamente impeccabili, il palco lo sanno tenere piuttosto bene, non fosse per le troppe e interminabili gag partorite tra una canzone e l’altra, spesso trascurabili e ai limiti del cazzeggio più assoluto. Se solo si limitassero a suonare, li andrei a risentire anche domani. Peccato che non sia così.

Quando sul palco salgono gli Zen Circus, il Mamamia si è riempito per metà, e va più che bene, considerando che fino alle ventitré il locale era di un vuoto desolante. Il concerto si apre, dopo una lunga intro, come si apre il nuovo “Nati per Subire”, con la melodia spensierata e i ritmi pulsanti di “Nel Paese che sembra una scarpa”. L’impatto è quello giusto, e il pubblico risponde alla grande. Peccato che questa simbiosi duri solo un altro paio di canzoni. Il concerto si appiattisce e il Mamamia, pezzo dopo pezzo, si addormenta. A parte un gruppetto di post adolescenti intento a pogare per tutto il tempo, viene a mancare quell’entusiasmo che solitamente popola i live del Circo Zen.

Le canzoni perdono di spessore e finiscono per assomigliarsi tutte, gli applausi hanno il silenziatore e anche l’ironia, quel cazzeggio tagliente in puro stile Zen, sembra latitare. Al telefono non risponde più nemmeno Abdul, e anche la “Canzone di Natale”, ormai che il tunisino più amato del rock italiano è dietro le sbarre, finisce per perdere un po’ di verve.

Storielle a parte, è nei pezzi più tirati che il trio dà il meglio di sé: da “Gente di Merda” a “L’Amorale”, passando per “L’Egoista”, “Fino a spaccarti due o tre denti” e il finale al fulmicotone di “Nati per Subire”, dove il power trio dimostra, anche se per poco, di sapere ancora far ringhiare gli strumenti e sfondare il palco come pochi.

A conti fatti, una serata gradevole per noi, e poco più di un incidente di percorso per gli Zen Circus. Che poi in camerino tra birre, gare di bocce, kiwi che volano e mele che esplodono, tutta la vitalità, il cazzeggio e il divertimento che ci aspettavamo ce li siamo portati a casa anche stasera.

Che qualcuno li maledica. Il Circo Zen ha colpito anche stavolta.

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