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TAFUZZY DAYS 2011 @ Riccione, 26 Agosto 2011

  • Scritto da Joshuapibody

Tafuzzy Days 2011 Le cose semplici sono quelle che riescono meglio. Metti una calda serata di agosto sulle colline di Riccione. Metti il cortile di una rocca rinascimentale, lo stand della patata e le battute dei tre tizi al bancone su quanto sia buona col miele e del rischio dell’arrivo dei cetriolini a mezzanotte. Metti che la prima serata di una due giorni organizzata dal collettivo riccionese Tafuzzy riesce così bene che bastano due banchetti, gente seduta sull’erba, un palco e buona musica per farmi dimenticare della piramide luminosa del Cocòricò davanti al castello. Cosa c’è di più semplice dell’attaccare i propri strumenti all’ampli, e sparare pezzi strumentali che di semplice non hanno nulla, con la foga dell’hardcore spigoloso dei Fugazi e del rock matematico intinto di sfumature post–rock. I Chester Polio ci sono e credono in quello che fanno, poco importa se ci senti questo o quel gruppo o la resa live non è perfetta. Metti che neanche il tempo di riprendere un’altra patata, e il gruppo che non ti aspetti - i Lute - ti srotolano quattro pezzi strumentali, non riesci a capire cosa siano, cosa facciano, e perche sono qui, ma sai solo che il suono che ti sparano può essere definito solo post, non importa se metal, punk, o rock. Quella che senti è una band tesa allo spasimo, con un suono reso quasi doom dalle tastiere e una batterista che ti si pianta in testa e non esce più.

Metti che rimani sbigottito dalla presenza scenica e dalla precisione dei Buzz Aldrin, una porta verso lo spazio aperta sulle colline di Riccione. Psichedelici e ossessivi con un suono che parte dai Pink Floyd di "Interstellar Overdrive", passando per il kraut rock e i Suicide fino allo Shoegaze degli anni 90. Live come questi non si vedono tutti i giorni. Un frontman sciamanico che guida le danze di un mantra sonoro senza pari, percussioni, droni di chitarra, tastiere allucinate, un muro di suono che si riversa sugli spettatori, ritornati alla vita solo dopo un sonoro applauso. Metti che ti siedi sul prato e ascolti Tizio aka Bob Corn suonare e non hai più parole, perché non le vuoi, perché non servono. Una chitarra acustica, una manciata canzoni, un milione di emozioni e Tizio a disegnare con i movimenti delle braccia le ali che non ha, ma vorrebbe avere. Metti che ti prendi l’ultima birra, e te ne vai nei locali del castello ad ascoltare gli Uyuni, progetto di Lompa e Inserire Floppino, chitarra acustica suonata in fingerpicking e mandata in loop, batteria e electron ics. Metti che “ qui” è cosi bella che ti viene quasi da piangere, e i video che accompagnano il live non aiutano a tenere dentro le lacrime. Metti che si son fatte le due, ti si chiudono gli occhi ma non vorresti tornare a casa. Metti che esci in strada e per una volta non vedi la piramide luminosa. Come fanno da anni i ragazzi della Tafuzzy.