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Swans @ Bologna, 10 Ottobre 2014

  • Scritto da Enrico Tallarini
swans
Un concerto degli Swans è qualcosa di devastante, c'è poco da fare. Oltre due ore e mezza di vorticose convulsioni sonore, sparate in faccia a volumi lancinanti e senza tregua. Un'esperienza totale, spesso ai limiti della sopportazione, che ti sfonda i timpani e ti si insinua sotto la pelle, grazie a un muro di rumore e di tormento suonato con una perizia, una potenza e una precisione sopraffina.

Un rito lunghissimo e ipnotico, reiterato all'infinito, guidato da un Michael Gira in forma smagliante, disumano nella tenuta del palco e concentratissimo nell'incitare e bacchettare una band che, seppur impeccabile, sembra faticare a reggere i ritmi ossessivi disegnati dalla mente del sessantenne californiano.

Gira che “cazzia” il fido Christoph Hahn come fosse uno sbarbatello appena arrivato; che sputa in faccia a un fan in prima fila per non so quale motivo; che chiude gli occhi e si dimena come un forsennato: è lui, in compagnia dell'avambraccio destro del bassista Chris Pravdica, ad attirare gli sguardi di un pubblico ipnotizzato. Riff interminabili, ululati e distorsioni, suite lunghissime e disperate, scagliate su un Estragon pieno per metà, che scuote la testa e si lascia travolgere dagli schiaffi e dai crescendo sonori dei sei.

Norman Westberg alla chitarra, Christoph Hahn alla Lap Steel, Thor Harris e Phil Puleo alle percussioni, gong e una miriade di altri strumenti, Chris Pravdica al basso; e al centro della scena lui, il leggendario e spaventoso Michael Gira, vero e proprio direttore d'orchestra, perfezionista a cui basta un'occhiata per manovrare una bomba ad alta tensione emotiva.

Una cavalcata di canzoni e improvvisazioni lunga due ore e mezza, che mette alla prova la resistenza della band e del pubblico, culminata ed esplosa in una sentita standing ovation finale, segno che qua, dall'altra parte della transenna, nelle gambe e nelle teste dei presenti, qualcosa è scattato.

Ed è un buon segno, statene certi.