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Suzanne Vega @ Bologna, 29 Ottobre 2012

C'è un locale, in pieno centro a Bologna, dove potete cenare e allietarvi le orecchie con le note di artisti di assoluto rilievo. Il suo nome è Bravo Caffè, che in questi giorni ospita due delle cinque date italiane di Suzanne Vega. Quella di stasera è la prima apparizione italiana del suo “Close Up Tour”, con cui la leggendaria cantautrice americana riporta sui palchi di mezzo mondo le perle del suo repertorio in chiave acustica e intima, in duo, accompagnata dal chitarrista Gerry Leonard.

Il Bravo Caffè, e non potrebbe essere altrimenti, è pieno fino all'orlo, e sono le ventidue e trenta quando il rumore di piatti e forchette si affievolisce per lasciar posto alle note di chitarra e voce di Valerio Piccolo, giovane cantautore e amico della Vega a cui spetta l'onore di aprire la serata musicale. Una manciata di pezzi e tutto è pronto per accogliere la regina della serata, il vero motivo per il quale si è qui stasera: Suzanne Vega.

E lei, cappello a cilindro, giacca nera e maglietta del Lou Reed di Transformer, sale sul palco tra gli applausi, e parte subito in quinta.

Marlene on The Wall”, “Small Blue Thing”, “Blood Makes Noise”, scorrono una dietro l'altra acustiche e secche, velate di elettrico, con la Vega in forma smagliante, padrona di una voce intensa e carezzevole che ammalia ed incanta.

In scaletta anche “Gipsy”, “Solitude Standing”, “Tom's Diner”, tutte tratte da quel gioiello che è “Solitude Standing”, di cui proprio quest'anno si festeggiano i 25 anni trascorsi dal suo arrivo nel mondo discografico. Sul palco Suzanne Vega racconta del suo amore sconfinato per Leonard Cohen, della prima volta che venne a suonare in Italia e della preoccupazione per l'uragano che proprio in queste ore prevedeva di scagliarsi sugli Stati Uniti.

Si respira aria di commozione quando la cantautrice americana intona “The Man Who Played God”, realizzata in compagnia di Danger Mouse e Sparklehorse e dedicata al compianto Mark Linkous, scomparso un paio di anni fa.

Il livello di intensità rimane altissimo per quasi due ore, anche quando alla Vega salta una corda della chitarra e la si vede costretta a continuare solo voce in versione crooner, per una parentesi godibilissima che con “Caramel” tocca sprazzi di classe sopraffina.

E tutto per poco più di un centinaio di persone, consapevoli di far parte di una serata che si stamperà nella memoria a caratteri cubitali. “The Queen and The Soldier”, l'attesissima “Luka” e “Tom's Diner” ci conducono verso la fine, prima di un bis che avrà nella splendida “Rosemary” il punto finale di una serata magica ed esemplare.

Tutti in fila per foto e autografi, e non resta che rincasare. Con l'anima in pace. Che tanto la voce, la classe e la magia di Suzanne Vega ce li portiamo fino a casa. Con il sorriso sulle labbra.